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#MoldenhauerWine – Dall’innamoramento per Bolgheri, un angolo di Toscana ad alta potenzialità viticola, di Erika Ratti è nata nel 1995 Tenuta Sette Cieli, con allora ottanta ettari agricoli, in parte boschivi, un edificio in stato di rovina a Monteverdi Marittimo.

Negli anni le idee iniziali di allevare cavalli da competizione sono mutate, hanno portato a impiantare vigneti, creare una cantina da cui è ottenuto Indaco, un vino il cui nome s’ispira alle tonalità che assume lì il cielo al tramonto e di cui vi raccontiamo di seguito tre annate.

Ambrogio Cremona Ratti Elena Pozzolini in the cellar BW

Ambrogio Cremona Ratti ed Elena Pozzolini

È con spirito di avventura che Erika Ratti – figlia di quell’Antonio che molti conosceranno per le sue sete stampate e la preziosa collezione di tessuti oggi conservata nell’omonima fondazione a Como – arriva a Bolgheri dove, dopo qualche anno di allevamento, intuisce le grandi potenzialità a livello viticolo e fa piantare i primi quattro ettari nel 2001, dato che nella Tenuta l’altitudine di 400 metri garantisce una ventilazione costante, una notevole escursione diurna, specialmente nei mesi di agosto e settembre. Inoltre l’intensa luminosità ottenuta dalla rifrazione del mare, distante solo una decina di kilometri, favorisce lo sviluppo di zuccheri, polifenoli e precursori aromatici, garantendo un’ottima maturazione delle uve. Non ultimo l’altitudine aiuta a preservare la freschezza, fondamentale per garantire al vino bevibilità e lungo potenziale d’invecchiamento. Ai primi quattro ettari ne vengono aggiunti altri negli anni a seguire: tre nel 2002, altri tre nel 2016 e, infine, cinque a Bolgheri nell’agosto del 2018. Oggi la proprietà si estende su oltre 120 ettari, di cui 15 vitati, situati fra Monteverdi Marittimo (10 ettari a 400 metri d’altitudine) e Castagneto Carducci (5 ettari a 70 metri).

La composizione del suolo cambia in base all’altitudine. Sulla sommità delle colline la componente principale dei suoli a medio impasto è la roccia, mentre a valle si trovano soprattutto argille, limo, sabbie rosso-arancio e sassi di origine alluvionale e colluviale. La 2005 è stata la prima annata di produzione del vino di Tenuta Sette Cieli. Dopo 15 anni, l’azienda può oggi fare affidamento sul forte legame che ha saputo tessere con l’ambiente circostante, sia geografico che umano, e sulla crescente comprensione dei tanti piccoli fattori che dal vigneto portano a un grande vino.

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Ambrogio Cremona Ratti, figlio di Erika, rappresenta la nuova generazione a Tenuta Sette Cieli. Con lui che nella tenuta di famiglia ha trascorso la sua infanzia, l’azienda ha preso forma, diventando a poco a poco un nome noto agli appassionati di Bolgheri. Si deve lui la volontà di investire su Sette Cieli in maniera decisa e costante, fino a realizzare il sogno di piantare un vigneto nella celebre denominazione toscana. Ad agosto del 2018, Tenuta Sette Cieli acquista a Bolgheri 32 ettari di terra, di cui cinque dedicati a vigna. Entrare a far parte del Consorzio Doc Bolgheri ci rende orgogliosi e consapevoli della responsabilità che questo comporta – commenta Ambrogio – Abbiamo lavorato per tanti anni accanto a questa prestigiosa DOC e ora siamo raggianti per quest’opportunità di iniziare un cammino comune.

Le varietà bordolesi rappresentano il cuore della produzione della Tenuta, con l’eccezione di un ettaro di sangiovese, una piccola sfida avviata nel 2016 per valorizzare le caratteristiche peculiari della zona. Le viti più vecchie, piantate nel 2001-2002, sono Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Malbec e Merlot, mentre i vigneti più giovani, piantati nel 2016 sono degli alloctoni Malbec e Merlot e dell’autoctono Sangiovese.

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Elena Pozzolini che supervisiona la produzione, è una dei giovani enologi che stanno forgiando l’immagine della regione dopo la grande stagione di Giacomo Tachis. Wine Enthusiast l’ha inserita fra le pioniere che stanno facendo progredire il mondo del vino. La sua lunga esperienza nel campo, maturata in Italia e all’estero (California, Australia, Argentina) le permette di muoversi con pari naturalezza sia in vigna che in cantina. I vigneti sono coltivati a biologico e interamente a mano. Ogni varietà e ogni singola parcella vengono vinificate separatamente, così da permettere la valorizzazione delle diverse sfumature di ogni vigneto. In fermentazione si usano lieviti indigeni, su cui l’Università di Pisa sta conducendo una ricerca. Crediamo molto nell’identità di un territorio e di conseguenza di un vino. Da qui nasce la nostra scelta di lavorare con lieviti indigeni  motiva la scelta Elena.

Nel corso del tempo, quella che era una produzione di nicchia, è cresciuta fino a raggiungere le attuali 90mila bottiglie all’anno. Tra i quattro vini prodotti abbiamo scelto Indaco che Ambrogio, unitamente a Elena, ci hanno presentato in tre differenti millesimi nel corso di un incontro virtuale.

Tenuta Sette Cieli Bolgheri foto ambientate

La degustazione delle annate 2014 – 2016 – 2017

 

Indaco IGT Toscana – Ottenuto da Malbec, Cabernet Sauvignon e Merlot, suddivisi ognuno a circa il 33%, tutti provenienti da un vigneto misto di 7 ettari, impiantato a guyot, gestito interamente secondo i principi biologici, dove vengono praticati solo le operazioni di vigna e dove viene dato alle viti solo quello di cui hanno bisogno. La fermentazione avviene in vasche di acciaio a temperatura controllata, con lieviti indigeni. La maturazione dura dai 16 a 18 mesi in barriques di rovere francese di cui 35% legno nuovo, dove si svolge anche la fermentazione malolattica, per poi affinare 2 anni in bottiglia.

La nostra degustazione è esordita con la 2017, dal colore nel calice porpora con un’unghia violacea, già con uno spettro olfattivo fragrante di frutta scura come prugne e more, seguite da note di vaniglia e spezie, per chiudere con un accenno di cioccolato. All’assaggio ha struttura, già un buon equilibrio complessivo, con tannini presenti e morbidi al tempo stesso, è fresco con una presenza sapida, un finale di frutta rossa matura, accenni pepati e persistenza. Certamente darà il meglio di se tra qualche anno.

La 2016 ha all’attacco una tonalità rubino di buona profondità, seguito da sentori intensi prima di spezie, tra pepe e liquirizia, poi di frutta scura e matura, con a chiudere prima una leggera nota vegetale, poi mentolata, seguito da un soffio floreale. In bocca ha una bella freschezza che dialoga con tannini fini, poi un tocco sapido, seguito da eleganza, armonia, note finali tra le spezie e la menta, una decisa persistenza e piacevolezza. Dei tre è il più equilibrato.

A chiudere la 2014, dopo un esordio color rubino con unghia granata, propone sensazioni di frutta scura surmatura, seguita da note di peperone, poi di spezie  non invasive, con a chiudere un accenno floreale. All’assaggio ha freschezza, tannini setosi e presenti, struttura ed eleganza al tempo stesso, con a chiudere nel retrogusto note balsamiche, di spezie e caffè, una lunghezza decisa.

 

Photo @ Tenuta Sette Cieli