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#antropologiadelvino – Una divinità che sta a capo del pantheon Babilonese ispira un progetto pedagogico dal quale rinasce il prodotto più identitario d’Abruzzo: il Vino Cotto.

Migliaia di arbusti, alberi e fiori, farfalle, uccelli e tanti altri piccoli animali convivono nel giardino sensoriale terrazzato che si affaccia sulle valle, e guarda la vigna, gli ulivi, i campi di grano, gli erbai ed un grande orto. Un orto naturale, gestito con cura e dedizione, che ci dona copiosi frutti per tutto l’anno. E poi gli animali, che ci aspettano ogni mattina, per vivere insieme la gioia di un nuovo giorno.

Questo è l’incipit della home page di Terre di Ea, il manifesto programmatico di un progetto in continuo divenire, un progetto che, la prima volta che ho incontrato Walter D’Ambrosio, deus ex-machina e co-fondatore della cooperativa, ho letto nei suoi occhi. Due occhi nerissimi e luminosi, capaci di uno sguardo profondo, malinconico, fermo e magnetico, nel quale, in un attimo, ho ritrovato tutto quanto mi viene detto da sempre a proposito della carta d’identità della regione Abruzzo: forte e gentile.

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Un gigante gentile, ma molto determinato, che sta riuscendo, insieme ai suoi compagni di viaggio e di cooperativa, a compiere una impresa contro la perdita identitaria in terra d’Abruzzo. Ci troviamo a Tortoreto, in provincia di Teramo, il giardino sensoriale terrazzato si affaccia sulla vigna e su tanto altro, soprattutto sul mare Adriatico. Lo sguardo di Walter però è rivolto alle spalle, al Gran Sasso, a quelle pratiche identitarie millenarie che partono dalla Liguria e attraversano tutta la dorsale appenninica per 1.200 km. Fino ad arrivare in Calabria, davanti all’Africa. Tanta roba. Protostoria quella che dobbiamo indagare: insediamenti pre-italici, di genti provenienti da est, a partire dal 1000 A.C., dal neolitico appunto e dalla mezzaluna fertile: è da lì che gli antichi popoli Piceni, i Pretuzi, i Liburni, i Vestini portarono gli usi e costumi, pastorali, agricoli, culturali.

Lo testimoniano le Necropoli di Comino a Guardiagrele in provincia di Chieti, le tombe cosiddette a cumulo di stile Etrusco. Tutto questo per dire che quando parli con Walter, oltre al sopracitato sguardo profondo, spesso ritorna il concetto di guardare, vedere, fare esperienza nel senso etimologico del termine: andare a vedere con i propri occhi.

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QUI SI FA IL VINO COTTO. E IL PERCHÉ LO LEGGI IN QUEGLI OCCHI

Sarebbe troppo superficiale raccontare qui si fa il Vino Cotto e si fa così e cosà… quello che ci interessa è il perché. E lo sguardo cosa c’entra? C’entra c’entra credetemi… Un po’ di esperienza l’ho fatta girando per il mondo e quando incontro uno sguardo del genere sono dolori! Nel senso che bisogna mettersi sotto a studiare, a indagare, a tempestare di domande, come per una tesi di laurea: per provare a raccontare con onestà i profondi significati scaturiti dalle storie vissute da chi ti guarda in quel modo.

Mentre visito questo paradiso terrestre in terra d’Abruzzo, con il racconto appassionato di Walter, scopro per esempio una agricoltura biodinamica consapevole, volta a nutrire il terreno con colture a rotazione, come si faceva una volta. Non lavoreremo mai in monocoltura sentenzia Walter. Senso di responsabilità e sostenibilità quello che guida Walter e i suoi soci.

Quel senso che gli ha trasmesso nonno Raniero da Martinsicuro, con i silenzi e gli esempi. Ma, in famiglia, per Walter avevano immaginato un altro destino: suo papà impiegato nell’Anas, manutenzione strade, ha investito su di lui nello studio per riuscire a far impiegare anch’egli nel posto fisso. D’altronde negli anni 80 lavorare la terra sembrava una storia finita; l’elettronica era il futuro, la tecnologia il nuovo credo. In una sola generazione in Abruzzo andò perduto un patrimonio di cultura materiale che era stato costruito in millenni: a partire dal grano ai lieviti, dalla pasta al vino, la terra inquinata dalle industrie, insomma tutto ciò che oggi viene sbandierato, a volte senza consapevolezza, come eccellenza del made in Italy.

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IL RICHIAMO DELLA TERRA. ED ECCO LA STORIA

Walter è un bravo ragazzo, molto silenzioso, ma attento a tutto: ci prova ad accontentare la famiglia, addirittura entra all’Anas come il padre. Ma dopo 3 anni, come dice lui, il richiamo della terra è troppo forte. Compie un atto rivoluzionario, quasi blasfemo direi: in quegli anni lascia il posto fisso per fare cosa? Andare a vedere con i propri occhi se l’America è proprio così come ci viene raccontata. Sembra una stravaganza di gioventù. Non va a New York e nemmeno a Los Angeles, vuole scoprire l’America più profonda, va a Houston! Senza contatti con qualche lira in tasca parte alla scoperta dell’America. Tanto, grazie alla sua curiosità coltivata sin da bambino per i lieviti, la pizza la sa fare e quindi trova subito lavoro come pizzaiolo.

Solo che non trova quello che cerca, parte di nuovo, India, tutta l’Europa dell’Est, insomma fa quello che, finito il college, fanno tutti i ragazzi del mondo evoluto: vanno a conoscere il mondo e forse a trovare se stessi. Walter di sicuro trova se stesso durante questi viaggi. Riflette sulla sua passione, la terra e i prodotti naturali. Torna in Italia e tanto per cominciare inizia a sperimentare la magia del lievito madre, con il suo bagaglio organolettico che impara a custodire, semplicemente aspettando. Con l’aiuto di Vittorio, suo mentore e del professor Seghetti, intraprende un percorso di prassi scientifica, mettendo in atto le conoscenze esatte della chimica e della biologia con le sue mani, con il suo sudore, con l’umore, l’umidità atmosferica e piano piano scopre l’ontogenesi dell’impasto, l’incorporazione delle proprie volontà nei lieviti: aria, calore e attesa. Il pane, e che pane! mi sento di dire dopo averlo mangiato, diventa la sua attività quotidiana, insieme alla apicoltura.

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PRIMA UN PERCORSO STEINERIANO POI LE TERRE DI EA

Produce e vende i prodotti del suo lievito madre e delle sue api. Questa è la base da dove è partito tutto e dove ancora oggi c’è il laboratorio dei suoi esperimenti continui e il punto vendita. Il progetto però è più grande, molto più grande. Nel frattempo nascono i figli e si pone il problema della scuola. Insieme al gruppo, formato da Margherita, Eleonora, Cristina, Margherita, Barbara, Giorgio, Stefano con i quali fonderà Terre di Ea, decidono di assecondare le aspettative della vita e istituiscono una scuola alternativa, un progetto pedagogico steineriano dove ai bambini viene offerto un percorso didattico, coadiuvato dalla scuola pubblica, per introdurli e farli appassionare ai fenomeni naturali. All’inizio fu solo un asilo, scuola materna ispirata dalla natura, dai suoi tempi lenti, dalla sua bellezza.

E molto presto una scuola primaria: l’aula è una meravigliosa Yurta mongola, da vedere, non si può spiegare a parole, donata dal Gruppo Internazionale Freunde der Erziehungkunst Rudolf Steiner, che la offrì in dono nel 2016, in occasione del terremoto. Nella Yurta si conclude il percorso didattico per i bambini, dopo aver visitato  e ammirato tutta la tenuta che si affaccia sui vitigni, circondata dagli animali della fattoria e tutt’intorno punteggiata da amache sotto gli ulivi. Un paradiso. Mi racconta Walter che la Yurta ha un alto valore simbolico per il loro progetto, sia come memoria della solidarietà  che come modo per ricollegarsi ad un passato molto più lontano; infatti le abitazioni circolari, come i nuraghi sardi, come le iglu inuit, come le tende degli amerindi, erano luoghi deputati ai racconti, alle storie, come avviene sempre oggi nella Yurta della Terra di Ea alla fine del percorso didattico. E il Vino Cotto? Ecco ci arriviamo: siamo ormai a fine pasto, quando ci viene offerto e dal quale parte l’ispirazione di questo reportage.

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QUANDO BOLLIRE IL MOSTO DIVENTA ANTROPOLOGICO

In Abruzzo il Vino Cotto è molto di più di un nettare alcolico noto come digestivo. È un investimento antropologico. Bollire il mosto e dopo lasciarlo fermentare era una pratica che già si faceva in antichità, per poi consumarlo come bevanda o anche per cucinare. Plinio nella sua Historia Naturalis lo racconta così: ingenii, non naturae opus est. Ingegno, altro che natura: è la cultura quella che produce il vino cotto.

Ma ancora oggi, dopo tremila anni, in Abruzzo l’investimento su questo prodotto è antropologico, non commerciale: alla nascita di un figlio si investe in una botte di Vino Cotto che diventerà una parte della dote al compimento della maggiore età. Le ho fotografate le botti dei figli di Walter: Elia 2006 e Penelope 2008. Il valore simbolico di questo prodotto, che solo alcuni esoterici sanno ancora fare come si deve, almeno per rispetto alla tradizione millenaria, risiede proprio nell’investimento sulle nuove nascite. Forse oggi per l’Abruzzo sta diventando l’icona di una rinascita culturale, che fonda le radici nella sua terra appenninica, calpestata malamente negli ultimi anni, ma dalla quale si può far rinascere una nuova consapevolezza, a patto di saper aspettare, come ha imparato Walter.

D’altra parte cosa saranno mai 50 anni di maltrattamenti contrapposti a 3000 anni di storia e di cura del territorio? A sorvegliare le nuove Terre di Ea c’è una divinità che già apparteneva alla religione sumerica, che domina il regno delle acque profonde sulle quali poggia la terra, la divinità della sapienza per eccellenza dotata di poteri magici. È proprio con la sua ospitalità magica e sapiente allo stesso tempo, che Walter ci ha accolto nel suo territorio e, come un capo indiano, ci saluta lasciandoci in dono una preziosissima bottiglia di Vino Cotto, in segno di solidarietà, di rispetto e di buon auspicio.

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LA SCHEDA DELL’AZIENDA

Nome: Terre di EA – Società Cooperativa Agricola

Dati generali: via Prato 10 – 64018 Tortoreto (Te) – www.terrediea.it

Punto Vendita prodotti agricoli: Via Risorgimento, 52 Martinsicuro (TE)

Notizie generali: Estensione 32, data fondazione 2016

Produzione annua: 1000 bottiglie complessive.

Un prodotto su tutti: Un prodotto su tutti: Vino Cotto Dolce. L’azienda è a cooperativa agricola.
Oltre al vino cotto si coltiva e produce ulivo, verdure, pane fresco di ogni dì, focaccia, biscotti, miele, confetture e tutti prodotti agricoli di stagione.

Scheda vino: VINO COTTO
Gr.Alcolico 14°
Aspetto: Limpido
Colore: Rosso Intenso
Profumo: Fruttato
Sapore: un’armonia tra dolce e secco
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I PRODOTTI DI TERRE DI EA IN UNA MANO

  1. Sulla sostenibilità – Metodo Naturale
  2. Sulla tradizione – Vino Cotto come valore identitario della terra
  3. Sull’innovazione – Non lavoreremo mai in monocoltura!
  4. Sulla comunicazione – Solo il passa parola che parte dalla esperienza sensoriale
  5. Sull’ospitalità –  È un valore, la cooperativa è il centro della nostra ospitalità

Ascolta “La storia del vino cotto” su Spreaker.