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#lepaginedelvino – Speciale. Questo è un racconto speciale. Ci sono territori che bisognerebbe… calarsi lì per sempre e non andarsene più. È questa la considerazione fatta a caldo, a freddo, a distanza e persino mentre eravamo lì: la scorsa torrida estate, in un viaggio alla scoperta del Friuli Venezia Giulia diverso, diverso perché l’intento è quello di non dare mai nulla per scontato. E saprai dirci tu se ci siamo riusciti in questo racconto. Prima di metterti in viaggio. Sulle stesse o altre orme. Di una terra da gustare lentamente. Dal nostro inviato @LucianaRota

Quello che non vuoi più ti sia raccontato, lo dovrai vivere di tuo. Mettendoti in viaggio con noi. Anche qui, in questo mondo digitale. Che sia un  modo per innaffiare la tua sete di conoscenza. Attiva. Si aprirà un mondo, quello del Friuli Venezia Giulia da degustare,  che ti mette in cammino sulla strada del vino e dei sapori di una terra che ha fascino da vendere.

Sulla strada del vino e dei sapori del Friuli Venezia Giulia, in un Territorio che non è solo semplicemente tutto da gustare, scoprirai anche qualcosa di te stesso che non credevi ci fosse: come alle origini del vino e della buona accoglienza. Proprio così questo viaggio è molto di più. È storia che si proietta sul futuro della natura di una terra che da sempre chiede all’uomo e poi dà. In un rapporto, per certi versi duro, difficile da accettare e proprio per questo affascinante.  Un rapporto con la terra bello da morire. Complesso. Mai scontato ma allo stesso tempo semplice e vero come certi suoi prodotti. Un rapporto che lascia tracce, con tutta questa storia di confini, di monti e di pianura, di mare e di colline, di laghi e di … accoglienza, anche in quest’ultimo caso si pesca nella storia.

Premessa poetica e di sicuro banale, anche se non era l’intento, che ti fa capire come sei piccolo di fronte ad un racconto che – difatti – ha ispirato scrittori, poeti, artisti.  va da sé che questo farà parte di un racconto senza fine: perché la fine è l’inizio del tuo viaggio. Scoprirai anche tu che ha effetti profondi questo viaggio in Friuli Venezia Giulia. Che ti consigliano di fare con calma, in qualsiasi stagione: ma questa è la migliore. In qualsiasi condizione: ma con una bicicletta e un paio di scarpe comode da camminare tanto, che ne vale la pena. In compagnia: ma anche soli. Senza troppi assembramenti o con incontri a distanza. Avendo il tempo di fissare tutto, nella mente e anche sulla carta. Per te e per chi ti seguirà.

Bici Vigna Ulderica Da Pozzo 2

Un viaggio da degustare lentamente, quello sulla strada dei vini e dei sapori del Friuli Venezia Giulia

Tanto il Friuli ti si appiccica. Dentro Perché se lo vivi così, lentamente, degustando, accettando tutto quello che ti viene offerto dal Friuli Venezia Giulia, quello di queste righe, ma anche tutto l’altro, lui ti resterà per sempre. E sarà un po’ come non essertene andato mai da lì. Come se fosse nelle tue origini. Sottopelle.

L’altro Friuli sottopelle, dunque, è da vivere come un’esperienza di viaggio profonda tra vino e cibo alla scoperta dell’ospitalità della sua gente. E alla scoperta di miti, più che falsimiti, miti autentici. Autoctoni e identitari vitigni, e un modo di pensare di chi fa il vino buono e da sempre. Di più: identità antiche e nuove, che persino qui ti possono parlare anche di: Olio Evo, Aceto Balsamico, Birra Artigianale. E una cucina della tradizione che si abbina al racconto. Così capirai davvero perché la storia soffia sul futuro di questa terra. Andando con ordine. Prima venne l’uva… anzi, il Prosecco.

il carso visto da parovel

Identità da ricostruire: ecco Prosecco

Adesso ti dico un nome: Prosecco. E tu pensi alle mille bolle (adesso anche versione Rosé olé, business del vino da oltre il miliardo) che hanno invaso il Pianeta del bere. Sbagliato, cioè, vero. Però Prosecco (Proseco in triestino, Prosek in sloveno) è un paese, in Friuli Venezia Giulia, (te lo faccio vedere qui dov’è geolocal), ed è quello che racconta nel suo nome un antico vino di Prosecco, di una località piccola e autenticamente friulana.  Ecco, in quella zona dell’altopiano del Carso, a metà strada fra Opicina e Santa Croce, Prosecco – origine etimologica: bosco tagliato – nella storia del vino si disboscò per coltivare uva qui presente già in epoca romana.

Terra di Prosecco. Proprio così. Qui i prodotti da uve di varietà autoctone raccontano una storia che pesca da lontano: le uve di Prosecco, prodotto, fin dal Medioevo, sulla costiera triestina – Prosecco, Santa Croce e Contovello – con le varietà Glera, Malvasia, e Gargania (l’attuale Vitovska), erano la ricchezza di un prodotto conosciuto in tutto il Friuli: a metà ‘600 il poeta Ermes di Colloredo lo decantava nelle sue poesie in friulano. A Gorizia, nello stesso periodo, Giovanni Maria Marussig inseriva il Prosecco tra i diversi et prelibati liquori di Gorizia, così come Antonio Musnig nel 1781.

il benvenuto nel colliio

Se vuoi partire da un punto. cerca Cormons

Se non parti da un’enoteca storica da dove vuoi partire per degustare questo Friuli in un calice doc? All’Enoteca di Cormons si sta così bene che si potrebbe entrare e non uscire più da questo locale (Palazzo Locatelli, sede anche del Municipo, piazza principale XXIV Maggio Cormons, Gorizia. (Tel. 0481 630371 mail: cormons@gmail.com, sito enotecacormons.it).

Se parti fallo con un calice di Collio bianco, etichetta Cormons, un Collio Bianco Edi Keber 2018, ad esempio: preciso e dritto come una schiena armoniosa di muscoli che sanno come si lavora nel mondo del vino. Sorridi, degusti, alzi il bicchiere: la sua prestazione multisensoriale mira al sodo: colore, complessità olfattiva, corrispondenza al palato, ti dicono precisamente dove ti trovi. Della serie sai che sei lì e ti piace. Sai che lo vorresti incontrare presto quell’Edi Keber friulano doc, 12 ettari di Doc Collio, 50.000 bottiglie anno di produzione, ha una sala degustazione e se vuoi fermarti a dormire ti piazza all’Agriturismo Zegla (in località Zegla 19 Bis, a Cormons (GO), Tel. 0481 639844, mail: savinaprincic@yahoo.it).

A Zegla, in collina, vivono le viti di Keber. Confine sloveno. 300 anni di storia di una famiglia che ha radici profonde nella sua terra. E sono radici austriache e radici italiane, come quelle di Edi, nato a Cormons, sposato con Silvana (di Medana, Slovenia). Edi Keber produce solo Collio. Il vino della tradizione: da Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana fermentati e affinati in cemento. La struttura del suo Collio è tipicamente… Tocai Friulano, perché quella collina lo predilige, lo eleva. Ecco, potendo scegliere, all’Enoteca Cormons dove stava partendo il viaggio, non si può sbagliare puntando su questa etichetta all’origine: per un classico benvenuto di un luogo che custodisce l’identità enologica di questa terra.

Edi Keber, località Zegla 17, Cormons (GO), Tel. 0481 61184, mail: edi.keber@virgilio.it, sito: edikeber.it

strada dei vini e dei sapori fvg

Un Metodo Classico per il futuro, un Territorio Doc Collio Bianco per la storia

Da lì il passo è facile per raggiungere la vicina Cantina dei Produttori Cormòns, una cooperativa di soci nel cuore del Collio goriziano, che ha come fiore all’occhiello una mostra di botti di vino dipinte e interpretate da artisti importanti. Si definiscono i Custodi dell’Armonia. I produttori Cormòns (in via Vino della Pace, 31, tel. 0481 62471, sito cormons.com) sono un esempio di società della produzione del vino. La cooperativa, azienda con più ettari vitati nella zona del Collio Goriziano, formata da oltre 120 viticoltori, uniti da un patto sin dal 1968, vive della storia di un comparto fatto di passione e lungimiranza: punta a produrre vini di alta qualità, espressione autentica del carattere e della tradizione del Friuli Venezia Giulia.

È un luogo che ti regala la suggestione… e il racconto del Vino della Pace, un tempo ottenuto da uve selezionate proprio lì, davanti alla sede della cooperativa, da toccare. Ma ti conquista, quando assaggi il… futuro che è un (insolito per loro) spumante metodo classico Kremaun. Questo Metodo classico Kremaun brut, esempio di eleganza e territorio insieme, (il nome deriva da Kremaun che in asburgico è il nome della cittadina di Cormons) rappresenta la volontà di riportare il Collio in alto ricordando che non si vive sugli allori, come spiega Alessandro Dal Zovo, direttore generale ed enologo della Cantina cooperativa, che te lo presenta un po’ come una chicca e ha tutte le ragioni possibili.

Per la cooperativa sociale di Cormons questa bollicina classica è di fatto un gioiello che brilla: perché per la Cantina è il primo spumante rifermentato in bottiglia.  Frutto di Chardonnay e Pinot bianco, in percentuali che variano in base all’annata, ed è il risultato di una fermentazione in acciaio di mosto da Chardonnay e di una parte di Pinot bianco che trova invece affinamento in botti di legno. Sta 36 mesi sui lieviti.

E se la classica e inedita sinfonia di bollicine Kremaun Brut sorprende per il metodo e il risultato (la cooperativa produce diversi Metodo Martinotti e da sempre, almeno dal 1960…), colpisce in positivo alla degustazione il livello qualitativo del Doc Collio Bianco Territorio 2018, un prodotto molto Tocai, che mette insieme la freschezza della Ribolla con la struttura del Friulano e conquista per la sua complessità olfattiva, tutto capace di corrispondere  con sincerità anche al palato, persistente e tipico che di più non si può, è la perfetta sintesi di una selezione delle migliori partite di vino dell’annata 2018 delle varietà Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia istriana, vinificate separatamente, si ritrovano insieme un mese in bottiglia e l’affinamento diventa una poesia della terra. Proprio così.

 

pipan klaric
Osmize sul Carso e sono storie da recuperare

C’è una storia da recuperare in questo FVG diverso. È la storia delle prime forme di Agriturismo – quello dell’Osmiza o Osmica se lo dici in sloveno. Osmize se usi il plurale, corretto, per indicare le Case private di viticoltori che solo in determinati periodi (la storia diceva solo otto giorni proprio otto all’anno) offrono al pubblico i prodotti tipici della zona di produzione propria. Otto sono i giorni. Infinite le proposte di esperienza in questo Friuli Venezia Giulia diverso. Andiamo, tanto per iniziare, a casa di Pipan. E capirai perché una tappa qui da lui è d’obbligo. A Casa di chi alleva!

La zona del Carso è tutta da scoprire, come promette la tua guida fidata. Territorio di confine con un occhio al Mare Adriatico e l’altro all’aspro altopiano che fa da cornice a Trieste. Qui spaziando con lo sguardo in giù o in su sei come in una realtà sospesa tra passato e futuro. Pipan Klaric, del resto, è perfetto interprete di questo mondo sospeso. Lo trovi in nella sua Azienda Agricola in località Malcina (Duino Aurisina, TS, Tel. 0039 333 9352809, mail: info@pipan-klaric.it, sito pipan-klaric.it). Alleva maiali e vitigni autoctoni con la stessa passione con cui poi, alleva proprio sì, anche il senso dell’ospitalità. E ti conquista con una storia di famiglia che va e viene dall’Argentina. Per non andarsene mai più da questa Osmiza speciale.

Siamo tornati qui dove erano le nostre origini nel 1997 – ti dice mentre non riesce a sedersi un secondo perché è un andi e rivieni dalla cantina e dalla cucina per farti assaggiare i suoi prodotti   –  ma le nostre famiglie sono da sempre di queste zone, tra carso italiano, triestino e goriziano. E sloveno. I nostri avi sono emigrati in Sudamerica, in parte tra le due Guerre e in parte dopo la seconda Guerra Mondiale, mentre noi abbiamo fatto ritorno in Europa all’inizio della crisi del Paese. Adesso ci sembra impossibile pensare di vivere in qualsiasi altro posto al mondo. 

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Questa è la storia. E questa è anche l’origine dell’agriturismo, delle prime forme di agriturismo. Un ritorno proposto con semplicità e trasporto dove la strada dolcemente sale e si percepisce anzi si intravvede il mare laggiù. Nel mondo.  Qui, sei sospeso, appunto in un Osmiza o agriturismo che dir si voglia: è la stessa cosa. In due parole che hanno più di un secolo di mezzo.

Osmica deriva da Otto. Otto in numero erano le giornate all’anno concesse ai feudatari che lavoravano per i reali. In quelle Otto Giornate potevano vendere i prodotti della loro terra ai viandanti. Così, ieri come oggi, Pipan facendo su e giù dalla sua cantina magica, offre una varietà diversificata di salumi e piatti della tradizione, dalla lavorazione in proprio delle carni dei maiali che alleva. E innaffia tutto il companatico con  calici (e brocche di vetro) di vini del territorio come Vitovska, Malvasia e Terrano. Anche in forma di … bollicine.

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Il mare chiama e accanto all’uva ci sono le olive. Da Parovel!

A San Dorligo della Valle (Trieste) l’uva chiama l’oliva. e viceversa. I vigneti e Oliveti Parovel 1898 portano nella loro qualità una storia lunga e fatta di passione. Siamo in località Bagnoli di Rosandra Boljunec 624 (Tel. 0039 7590953, mail: info@parovel.com, sito parovel.com).  Qui una degustazione vale doppio perché ti racconta anche di una terra – detta Barde – del vino e dell’olio extravergine d’oliva, sulle colline dei fiumi Rosandra e Rio Ospo, in una riserva naturale che si distingue anche per la natura del terreno argilloso misto di calcare e marne, ricco di minerali e con un microcrima (atipicamente) mediterraneo. Si tratta di un terreno coltivato a vite e olivo che digrada dolcemente a terrazze fino alla Valle del Rio Ospo. Terreno fertile, soleggiato e al riparo dalle sferzate della Bora triestina.

Barde è anche un marchio, guarda caso, che contraddistingue i vini autoctoni Parovel, che dà ancora oggi il nome a filari di viti e olivi centenari  curati con amore per non dimenticarsi mai delle proprie radici e poter guardare oltre, verso la linea dell’orizzonte che porta al Golfo di Trieste e più oltre ancora. In quest’area della provincia di Trieste che si affaccia all’Istria il vino ha una lunga storia a cominciare dal 1300 e si racconta in una parola, anzi un vitigno, la Vitovska, che sembra una preghiera. Quando il Carso entra nel calice del vino (Vitovska) e dell’olio (Bianchera), è perché Parovel vuole raggiungere dritto il cuore. Della sua natura.

fiore di luppolo in friuli

E adesso ci facciamo una birra? Con il luppolo di  Villa Chazil

Nella terra del vino – Friuli Venezia Giulia – ecco un mastro birraio, Antonio Venier, che ti conquista con la sua birra artigianale che sa di territorio! Luppolo per i nostri sensi e gusti… Da provare assolutamente: sei chiara come un’… Alba, ma vale lo stesso discorso anche per tutte le altre magnifiche. Sono le protagoniste di un Agribirrificio che è u n fiore all’occhiello del Territorio. Siamo a Nespoledo Lestizza dove Villa Chazil, in una cronice splendida e in una sala degustazione annessa al birrificio,  ti racconta la sua regione attraverso la produzione della birra. C’è infatti tutto un mondo in Friuli Venezia Giulia che ti porta sulla strada della birra. Un po’ a sopresa.

Villa Chazil a tutta birra da spillare da abbinare la potenza di un birrificio agricolo

Anche qui le radici sono antiche perché a questa regione si legano tre nomi importanti: birra Moretti, birra Dormisch e birra Dreher. Ma non è certo di birre industriali che vogliamo parlare. Piuttosto, di un mondo nuovo e molto sostenibile che si sta facendo strada in Friuli: è il mondo della birra artigianale, prodotto non pastorizzato, ovvero non finisce quel processo di sterilizzazione ai fini della lunga conservazione, e non filtrato, per mantenere quindi tutte le componenti che contribuiscono a formare il profilo organolettico, ricco di aromi e di sapori. In Friuli Venezia Giulia, i birrifici artigianali che utilizzano ingredienti naturali sono appunto detti agribirrifici e impiegano spesso anche orzo e luppolo, coltivati lì come fa Villa Chazil, a Lestizza (Udine), in via Vittorio Veneto 89 /C, Tel. 00 39 3240932241, mail: info@villachazil.it, sito Villachazil.it

Questo agri birrificio lavora ricorrendo ad un’agricoltura integrata per rotazione delle culture. Molto innovativo, dispone di un moderno impianto e produce oltre alla birra artigianale un ottimo balsamico di birra. Si tratta anche di un punto sosta imperdibile. Dove si mangia benissimo e senza scostarsi dalla tradizione dei prodotti tipici.

Balsameria Midolini

La Balsameria che non t’aspetti: Midolini

Volevi un’altra storia unica dei Colli Orientali del Friuli? Eccola. Ti parla di aceto balsamico. Siamo in una Balsameria, proprio così, dai Midolini di Manzano (UD), un’azienda  che da oltre 50 anni è impegnata con grande amore, capacità e trasporto alla produzione di questo condimento balsamico esclusivo e nobile, che mai penseresti di trovare in Friuli Venezia Giulia. Una storia infinita, quella di Midolini, azienda che cura la sua produzione come un atellier di moda, che ritrovi nei piatti di una cucina tradizionale ma dove la tradizione interpreta, soprattutto oggi, piatti d’autore che amano l’accostamento al dolce sapore balsamico. E sembra che tutto questo concerto di assonanze degustative sia sempre esistito.

La Balsameria Midolini di Manzano propone una vera esperienza di gusto

La Balsameria Midolini di Manzano (UD),  in via delle Fornaci, 1, Tel. 0432 754555, sito Midolini.com, organizza visite guidate e degustazioni con un occhio naturalmente attento alla cucina della tradizione e non solo. Qui le uve di Refosco e di Friulano, vengono lavorate secondo tradizione per dare vita all’ Asperum e ai vini Rosacroce. Ti colpisce, durante la degustazione, la vera cultura del balsamico che parla di futuro anche attraverso un prodotto per giovani – Asperum Young appunto – così trasversale da diventare una fresca bevanda per l’estate.

Sono storie, queste, che non pensavi in Friuli… Ma non sono finite qui. Seguiranno su lepaginedelvino.it per un racconto che è un viaggio da programmare domani e vivere molto lentamente. Perché è proprio vero il Friuli Venezia Giulia è un luogo unico, senza tempo, più vicino di quanto si pensi. Tutto da gustare