#lepaginedelvino Il mondo del vino fa i conti con un’annata davvero anomala. Li fa e i conti non tornano, pensando anche e soprattutto alla qualità che deve essere sempre di più il primo obiettivo per il nostro made in Italy. L’agenzia di stampa Agricolae ha pubblicato in data 24 giugno 2020 il testo del decreto Mipaaf sulla vendemmia verde prevista all’articolo 223 del Dl Rilancio attualmente al vaglio della Camera. Si tratta di un pacchetto da 100 milioni di euro volto alla riduzione della produzione di uve destinate alla produzione di vini a DOP e IGP mediante la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione. Una misura insufficiente secondo l’assessore regionale Fabio Rolfi che rilancia una proposta di ulteriore incentivo per la sua Lombardia del vino e punta ba ridurre il peso inutile di tanta burocrazia.

Se i conti non tornano, più che puntare alla vendemmia verde, il mondo del vino si sentirà sempre più al verde. Impoverito da un momento fra i più difficili per l’intera filiera vitivinicola, non solo per i danni di un mercato immobilizzato dal Covid-19, ma anche per la situazione climatica e per il peso di una burocrazia che non incentiva, rallenta. Insomma, i problemi sono tanti e bisogna più che mai correre ai ripari.

Ecco che l’agenzia di stampa Agricolae ha pubblicato in data 24 giugno 2020 il testo del decreto Mipaaf sulla vendemmia verde prevista all’articolo 223 del Dl Rilancio attualmente al vaglio della Camera. Una misura di aiuto che non sembra sufficiente per arginare la forte crisi del settore. Si tratta di un pacchetto da 100 milioni di euro volto alla riduzione della produzione di uve destinate alla produzione di vini a DOP e IGP mediante la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione (la cosiddetta vendemmia verde).

Una misura a prima vista insufficiente per percorrere una strada interessante, dove la riduzione della produzione non sarà inferiore al 15% rispetto alla resa media aziendale delle ultime cinque campagne, riferita alle tipologie di vino a DOCG, DOC, IGT e comune. Il decreto punta sul contenimento volontario della produzione e il miglioramento della qualità dei vini a denominazione d’origine, propone una misura che consiste nella riduzione della produzione di uve destinate ai vini di qualità, mediante la mancata raccolta o la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione.

Fabio Rolfi, assessore regionale all’agricoltura di Lombardia, ha diramato ieri una nota di commento piuttosto dura rispetto a questa misura adottata sostenendo: Come immaginavamo, la montagna ha partorito un topolino. Tanti annunci sulla vendemmia verde, poi sul decreto rilancio e alla fine riceviamo dal governo una proposta di decreto arrivata in estremo ritardo rispetto alle esigenze e con disponibilità finanziarie che non coprono nemmeno i costi della vendemmia. Una misura inutile per la Lombardia e per le aree vocate a produzioni vitivinicole di qualità.

Sono previsti al massimo 900 euro all’ettaro per vini Docg – spiega Rolfi – cifre ampiamente inferiori rispetto al costo della vendemmia in areali come la Franciacorta, la Valtellina o la zona del Garda, solo per fare alcuni esempi. Del resto, i 100 milioni di euro messi a disposizione per tutta Italia rappresentano una cifra irrisoria. Altro problema enorme è rappresentato dalla burocrazia: questo decreto obbliga gli organismi pagatori delle singole regioni a procedure proprie su una misura che invece è di carattere nazionale. Sono previsti obblighi burocratici per i produttori, proprio in un periodo in cui i viticoltori devono pensare alla vendemmia e non alle carte bollate.

Dalla Regione Lombardia è già partita una controproposta per innalzare almeno a 1.300 euro all’ettaro il contributo sulla riduzione della resa Docg e per alleggerire una burocrazia che al momento appare mastodontica. Auspichiamo che Roma abbia il buonsenso di ascoltare i territori di produzione. I nostri viticoltori hanno bisogno di concretezza e non di spot. Stanno passando un momento delicato, per un turismo straniero che deve ripartire, per le conseguenze della chiusura forzata dei canali horeca e per il blocco ancora attivo di alcuni mercati esteri strategici. Il vino è uno dei prodotti portabandiera del Made in Italy di qualità nel mondo e dobbiamo sostenere questo comparto in ogni modo, ha concluso l’assessore.

IL TESTO DELLA BOZZA DL QUI