#lepaginedelvino – Quando gli enologi o i responsabili di cantina, o i vignaioli che dir si voglia parlano di lui scandiscono bene le lettere e trattengono anche un po’ il respiro. P I N O T  N E R O. Quando va tutto bene, lo adorano, quando deve andare tutto bene, lo odiano almeno un po’, perché Lui è una bestia difficile da domare … ma poi questo vitigno ti sa dare grandi soddisfazioni. Sua maestà il Pinot Nero nome del vitigno, nome del vino, nome e denominazione, è insomma una crocedelizia di chi vuole fare il vino di qualità. Ed è una storia di Terra. E di terroir. Come spesso accade nel mondo del vino.

Frugando fra gli appunti storici e tecnici che ci lascia in eredità – scritti anche a mano – il nostro Magister Mario Maffi, enologo supremo dell’Oltrepò Pavese, forse fra i massimi esperti proprio di Pinot Nero in Italia, ecco che abbiamo l’occasione per ripasssare anche un po’ di storia: Certamente di antiche origini, alcuni ampelografi lo identificano tra quelli introdotti dalla Pannonia dei Legionari romani ai tempi di Costantino e ipotizzano altresì che proprio con tali varietà si sia ripristinata la nuova viticoltura della Bourgogne per sostituire o integrare i vigneti vecchi e semi abbandonati. Certi ricercatori suppongono possa essere anche identificato con il vitigno dalle foglie tondeggianti, a maturazione precoce e resistente al freddo, citato da Lucio Giunio Moderato Columella nella sua opera De Re Rustica, si potrebbe, quindi, ipotizzare che il Pinot Nero fosse presente anche prima del periodo succitato.

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Il museo della tenuta Conte Vistarino a Rocca de Giorgi in Oltrepò Pavese fiore all’occhiello della Denominazione #phMDidier per COltrepo

A favorirne la diffusione furono gli ecclesiastici francesi che nel Medioevo estesero la sua coltivazione anche al di fuori dei conventi. La definitiva intensificazione avviene tra il XIVmo e il XVmo secolo per merito dei Duchi di Borgogna, in particolare di Filippo L’Ardito e Filippo Il Buono: come dire che croce (L’Ardito) e delizia (Il Buono) sono alla base della storia evidentemente… Da questo periodo le citazioni proseguono e sono Borgogna e Champagne a contendersi l’origine del Pinot Nero.

Nel 1600 la storia ci tramanda proprio la guerra del vino tra queste due regioni che porterà a far sì che alla fine di tale secolo i produttori della Champagne opteranno per la vinificazione in bianco di tale uva. Sono dal XIXmo secolo si intuisce, però, la caratteristica originale di questo vitigno: la sua grande variabilità intravarietale favorirà l’identificazione e la descrizione di più di 50 tipologie di Pinot Nero  simili tra di loro. Anche per l’Oltrepo Pavese alcuni studiosi citano di una sua presenza al tempo dei romani, tale eventualità deriva da scritti del 1500 recuperati e rielaborati, successivamente, dal Dalmasso.

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Ottavia Vistarino perfetta padrona di casa ma soprattutto appassionata alla storia del Pinot Nero

La presenza del vitigno in questo territorio (dove vige una Doc Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese e una DOCG Oltrepò Pavese metodo classico la notizia qui) è documentata dalla metà del XIXmo secolo quando la sua presenza e certificata presso l’azienda del Conte Vistarino in Valle Scuropasso, nel 1884, il censimento viticolo redatto da Carlo Giulietti segnala ben presente il Pinot Nero nel comune di Rocca de Giorgi ma anche presente in altri tre comuni della stessa vallata.  Il manuale del Mondini per primo, nel 1903, ci regala una descrizione dettagliata di questo vitigno antico.

In Italia l’Oltrepò Pavese supera per estensione di Pinot Nero sulla sua superficie vitata l’altra regione italiana vocata, ovvero l’Alto Adige. In Lombardia Oltre il Po la sua secolare presenza sul territorio fa sì che sia considerato un vitigno autoctono sul quale – da sempre – puntano molti vignaioli e cantine storiche. In questo territorio lombardo l’uva prodotta è totalmente finalizzata alla vinificazione come base sia per l’ottenimento di vini bianchi sia per quelli rossi. Due percorsi ben diversi, da perseguire sin dalla programmazione dell’impianto.

Ogni fattore deve essere valutato attentamente: natura del terreno, altitudine, esposizione, andamento climatico, fittezza di impianto, forma di allevamento, scelta dei cloni e dei porta innesti…

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Una storia di autentico Oltrepò Pavese: il Pinot Nero regala grandi bollicine ma anche rossi eleganti e austeri come il famoso Pernice di Conte Vistarino

Questo vitigno dagli innumerevoli aspetti (cloni), così affascinante e nobile, ma anche mutevole, rustico e capriccioso, esige particolari attenzioni in vigna, compresa la raccolta dell’uva per la finalizzazione. Tali accortezze vanno mantenute anche dalla vinificazione fino all’imbottigliamento, sia per la sua delicatezza sia per l’epoca di maturazione (prima fascia) che lo espone alla variabilità del clima.  Le uve da Pinot Nero  sono vinificate in purezza per favorire un ampio ventaglio di proposte finali. Dalla vinificazione in bianco (anche nella tipologia rosato) si possono ottenere vini fermi, frizzanti, spumanti metodo classico e metodo Martinotti, dalla vinificazione in rosso, un gradevole versione da consumarsi in giovane età o un prodotto elegante e austero elevato anche in legno dalla lunga evoluzione, quest’ultima tipologia, limitatamente allo spumante metodo classico simboleggia la massima potenzialità del Pinot Nero.