#MoldenhauerWine – C’è tutto il rispetto di chi giunge da lontano e ama una terra come se fosse stata da sempre la sua, nella filosofia produttiva di Stefano e Marina Girelli, fratelli trentini attivi da tre generazioni nel mondo del vino che hanno fatto della Sicilia la loro seconda patria enologica. Abbiamo incontrato Stefano Girelli in un webinar, degustato insieme a lui Vanedda Bianco e il Sabuci Cerasuolo di Vittoria entrambi di La Selezione e il Nerello Mascalese della linea Nostru. La degustazione con i nostri commenti segue la presentazione del contesto territoriale e produttivo.

I fratelli Girelli dopo avere acquisito Santa Tresa nel 2010 hanno rilevato Cortese nel 2016. Entrambe ubicate a Vittoria a 8 chilometri una dall’altra, nell’entroterra ragusano, si trovano a poca distanza dal mare e sono profondamente diverse tra loro per terroir e genotipi di vitigni. Sono in una parte della Sicilia, descritta da Andrea Camilleri in molti dei  suoi racconti. Cortese è una realtà di piccole dimensioni, da sempre votata alla viticoltura biologica e alla biodiversità: la precedente proprietaria, Giovanna Cortese, infatti, aveva sempre condotto i suoi vigneti con lo stesso regime e così i Girelli hanno trovato «un patrimonio di  vitigni incredibili, riscoperti, rinati. Ogni lembo di terra da Cortese deve avere la possibilità di produrre a reagire secondo i propri ritmi ed esprimersi nella sua unicità. Questa è l’essenza della biodiversità».

In questo contesto, le viti sono solo una parte del tutto. Dalla formica alla volpe, dai mandorli agli ulivi, ogni organismo e ogni pianta fa parte dell’ecosistema di Cortese e contribuisce all’unicità dei suoi vini. Con una certezza «I vini siciliani– annuisce Stefano – hanno bisogno di tempo, tecniche tradizionali e tecnologia attuale per esprimersi al meglio».

Biodiversità in vigna

Microclima e terroir

La tenuta – con vigne di età compresa tra i 14 e i 25 anni – si estende su 14 ettari nell’entroterra ragusano, a circa 20 km dal mare. Troppo lontana dalla costa perché tra i filari giunga quello che Camilleri definiva U scrusciu du mari, ma abbastanza vicina per godere di un microclima unico. «Il pomeriggio spira sempre una brezza molto importante per i nostri vigneti, che asciuga ogni traccia di umidità – spiega Stefano –. Questa è una grande fortuna perché le estati a Vittoria sono torride, con temperature che raggiungono picchi di 43-45°C.  Essendoci però un clima secco e ventilato, l’acclimatamento delle viti e dell’ecosistema è molto buono, grazie anche ad una discreta escursione termica tra giorno e notte».

La parte superficiale dei suoli è composta da un terreno smosso abbastanza calcareo, con uno strato di circa 40 cm con un buon scheletro e una consistente quantità di argilla, ricco di minerali e ph subalcalino con efficiente permeabilità. Segue uno strato abbastanza profondo di calcarenite, roccia sedimentaria molto dura, caratterizzata da una certa fragilità alle radici. Un patrimonio inestimabile che ha dato ulteriore linfa alla visione dei fratelli Girelli che hanno intuito, da subito, che il potenziale per produrre vini biologici di qualità era enorme.«Per noi  significa produrre vini con una forte identità locale, con radici profonde. La viticoltura biologica consente una nuova e chiara espressione del terroir, ci dà la possibilità di creare vini che sono in perfetta armonia con la natura – prosegue Girelli –. Al di là dei risultati che questo metodo ci garantisce nel bicchiere, si tratta anche di un approccio inderogabile in una regione come la Sicilia e di un impegno doveroso per tutelare l’ambiente, consegnando alle future generazioni un mondo migliore».

Oltre la sostenibilità: la biodiversità

Parlare di natura per Stefano Girelli è un’ovvietà: «Siamo prima di tutto viticoltori, la natura è la nostra materia prima principale, il suo rispetto è un principio che non andrebbe nemmeno messo in discussione. A Cortese siamo molto più che biologici, si tratta di una mentalità, di un nostro modo di vivere». In vigna si preferisce attendere piuttosto che forzare. Si analizzano così i risultati delle costanti sperimentazioni attuate in campagna per comprende al meglio lo sviluppo della personalità di ogni singolo vigneto. Si guarda al progresso come alla strada per migliorare e amplificare l’espressione del singolo terroir, accompagnandolo nel suo percorso di crescita ed evoluzione.

Una scelta che si sta rivelando vincente: «Suolo, sole, clima: con tutte le sue difficoltà, la Sicilia è e resta un giardino capace di generare i migliori frutti – continua Girelli – . Il Ragusano è un territorio primitivo, capace di resistere, adattarsi e rinnovarsi. Vergine alle logiche di appiattimento della diversità portate dallo sfruttamento intensivo, un suolo che parla una sua lingua unica». All’interno dei 14 ettari vitati di Cortese, il terroir varia a pochi metri di distanza, espressione di un’essenza comune che i fratelli trentini amano definire «un caleidoscopio di termini e possibilità che si esprimono in maniera sempre diversa». Entro i confini della tenuta, situata in contrada Sabuci (da cui il nome del loro Cerasuolo di Vittoria) – convive uno straordinario patrimonio di genotipi diversi tra loro e la selezione massale aiuta le piante a migliorare in funzione del loro adattamento al territorio.

È per questo che Cortese ha detto no alla standardizzazione: nessun intervento chimico per alterare le caratteristiche del terreno o per accelerarne i tempi di recupero. A ogni lembo di terra si dà la possibilità di produrre e reagire secondo i propri ritmi ed esprimersi nella sua unicità, nella convinzione che sia questo il significato profondo del termine biodiversità.  La visione di Cortese, dunque, si spinge oltre le certificazioni. La cantina siciliana ha abolito ogni forma di intervento chimico in vigna, utilizzando esclusivamente metodi di fertilizzazione naturale, rispettosi dell’ecosistema, come il favino (prodotto in autonomia). A questo si affianca il recupero di tecniche di coltura tradizionale, elaborate sul territorio quando essere bio non era una scelta bensì l’unica opzione possibile.

Persino le avversità concorrono a mantenere un equilibrio naturale che permette alle vigne di crescere forti e sane e di difendersi senza interventi chimici invasivi di alcun tipo. Una sostenibilità quella di Cortese a 360 gradi: l’azienda utilizza infatti solo l’acqua della diga e non i pozzi esistenti per evitare di impoverire le falde acquifere oltre a praticare altre misure green in campagna. Un equilibrio perfetto quindi a cui contribuisce un team fatto di giovani risorse e persone che rappresentano la memoria storicamettendo così a servizio dell’azienda professionalità ed esperienza. Caratteristiche che accomunano anche i due enologi dell’azienda le cui origini contribuiscono a rendere Cortese un’azienda capace di unire visioni diverse: all’enologo trentino interno Mattia Giacomelli, si affianca infatti il noto consulente toscano Stefano Chioccioli.

 Sei etichette, tutte biologiche

La cantina produce sei etichette, tutte bio e vegan, divise in due linee: La selezione, composta da Vanedda Bianco, dal Cerasuolo di Vittoria Sabuci e dal Nero d’Avola Senia. La Nostru comprende un Nerello Mascalese, un Catarratto Lucido e un Carricante.

Cortese Vanedda bianco

La degustazione

Vanedda Bianco Terre Siciliane IGP 2017

Il suo nome è ispirato al modo con cui in siciliano si chiamano le piccole stradine di campagna, e rappresenta anche il bianco di punta di Cortese. Un vino che racchiude la mineralità del Catarratto con la sua maggiore presenza, la corposità del Grillo in minore percentuale, l’ampiezza del Fiano che completa il blend. Dopo la raccolta manuale, le uve fanno un passaggio in ambiente refrigerato per abbassare la temperatura a 10 °C, a cui segue una delicata diraspatura delle tre varietà, la fermentazione sulle bucce per almeno due giorni in botti da 30 hl di rovere, quindi una sosta sui lieviti fini per almeno 7 mesi, a cui seguono 6 mesi di riposo in bottiglia. Dal colore giallo dorato intenso, donato dal contatto con le bucce e dall’affinamento in botti grandi, Vanedda presenta un bouquet ampio e suadente con note di albicocca, a cui segue il cocco e della frutta tropicale, accompagnate da sentori di spezie dolci. L’eleganza al naso si conferma in bocca con un palato ricco, con una piacevole sensazione glicerica, un’acidità presente e ben integrata, una bella persistenza.

Sabuci Cerasuolo di Vittoria @Cortese

Sabuci Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG 2016

Sabuci Cerasuolo di Vittoria Classico Docg deve il suo nome all’omonima contrada su cui è situata la cantina sin dalle sue origini. Questa espressione nasce dalla selezione delle migliori uve di Nero d’Avola per circa il 70% e di Frappato per la restante parte. Le uve vengono raccolte esclusivamente a mano e, ancora intatte, raffreddate a una temperatura di circa 10 °C. La fermentazione avviene separatamente: il Nero d’Avola in singole barrique aperte con frequenti follature, il Frappato in anfore di terracotta da 7 ettolitri provenienti dall’Impruneta, di forma ovale e non cerate. La naturale porosità della terracotta favorisce l’ideale scambio di ossigeno durante la fermentazione e quindi per questo il vino viene mantenuto a contatto con le bucce per circa 12 mesi. Le due varietà vengono quindi assemblate e affinate per sei mesi in barrique e botti di varie misure, al termine dei quali riposano in bottiglia almeno altri tre mesi. Dopo una tonalità rosso rubino dalle sfumature granata, seguono gli aromi di ciliegia, melograno e frutti di bosco. Si percepiscono anche sentori di macchia mediterranea, seguiti dalle note ottenute con l’affinamento di cacao, di cuoio e caramello. In bocca è elegante e complesso, di grande concentrazione, con un tannino dolce dalla trama fitta e persistente. Il vino concede nel finale una piacevole sensazione di sapidità.

Nerello Mascalese @ Cortese

Nerello Mascalese Terre Siciliane IGP 2018

Questo vino della linea Nostru nasce da sole uve di Nerello Mascalese, varietà che negli ultimi anni è tornata in produzione non solo sull’Etna ma anche in altre aree della Sicilia con espressioni differenti. Il nome del vitigno deriva dal piccolo paese di Mascali, situato sulle pendici dell’Etna, da cui è originario. Le uve da un vigneto un’altitudine di circa 400 metri vengono raccolte interamente a mano. Dopo la vendemmia gli acini vengono immediatamente separati dal raspo, a cui segue una pigiatura estremamente soffice. La fermentazione avviene a temperatura controllata per circa 12-14 giorni con frequenti rimontaggi nella prima parte della fermentazione. Ultimata questa fase, il mosto viene mantenuto a contatto con le bucce per altri 15 giorni con frequenti rimontaggi per completare l’estrazione del colore. La fermentazione malolattica avviene naturalmente una volta che il vino è separato dalle bucce. Il vino viene poi lasciato a contatto con le fecce fini di fermentazione per almeno 6-8 mesi prima di essere imbottigliato. Nel bicchiere prevalgono i sentori di piccoli frutti a bacca rossa, accompagnati da note di castagna e a chiudere inflessioni speziate. In bocca rivela tannini setosi che contrastano in modo piacevole con una spiccata mineralità. Questo vino, come gli altri due della linea Nostru, ha un’etichetta colorata, ispirata allo stile delle maioliche, che rievoca le assolate campagne siciliane dove cresce l’agave, pianta coriacea, capace di sopravvivere in ogni condizione.

Ogni vino degustato ci ha trasmesso il territorio da cui ha avuto origine, la sensazione di un’ottima interpretazione delle varietà in vigna esaltate da una vinificazione attenta e rispettosa. Così il Nerello Mascalese, vino più giovane  è stato veramente piacevole all’assaggio, mentre sia il Vanedda che  il Sabuci hanno suscitato interesse, apprezzamento ed erano entrambi già godibili in degustazione.

Photo @Cortese
Il sito qui www.agricolacortese.com