#antropologiadelvino – In principio ci fu il viaggio. Storia di un tralcio di Vernaccia portato in California nella valigia di una famiglia di emigranti friulani.

È una storia di vini ma anche di connessioni intellettuali e antropologiche, dovute al caso, alla letteratura, alla fotografia, alla perseveranza e per finire al cinema. La connessione letteraria è con il grande scrittore e maestro del reportage etno-antropologico, Jack London, e con una sua opera pubblicata nel 1913: The Valley of the Moon, il titolo del romanzo di formazione, il tema del ritorno alla terra, ambientato proprio in quella Sonoma Valley dove sorgeranno i vigneti Jacuzzi, che sono i protagonisti di questo racconto. Sonoma è un nome che deriva da una antica lingua, quella degli indiani americani: La Valle delle molte Lune, è il nome scelto per quel territorio, divenuto oggi la nota terra di grandi vini, la Sonoma Valley. I vini che racconterò, hanno profonde radici friulane, radici con più di cento anni che attraversarono fisicamente l’Oceano Pacifico nel 1930, navigando nelle valigie di Gelindo, Giocondo, Giuseppe e Candido, che partirono per raggiungere gli altri fratelli Francesco, Rachele e Valeriano Jacuzzi. Quest’ultimi erano partiti molti anni prima nel 1907, destinazione Washington, per lavorare nelle ferrovie americane; ritornati in Friuli e poi ripartiti per Berkley in California definitivamente nel 1921. Erano stati anni difficili in Europa, la povertà diffusa, la Prima Guerra Mondiale, il fascismo: perciò tanti italiani  dal nord  e dal sud Italia emigrarono in America e tanti tanti dal Friuli Venezia Giulia. Proprio da questa regione italiana che nasce la connessione con la fotografia: da un quartiere popolare, Pracchiuso di Udine a soli 17 anni, con passaporto da emigrante, parte Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, la indimenticabile fotografa e rivoluzionaria che dalla California al Messico, dalla guerra di Spagna alla Russia, ha vissuto intensamente quegli anni pieni di passione di ideali e di grandi fotografie: foto eleganti, profonde e passionali, oggi oggetto di contesa tra i più noti collezionisti di tutto il mondo. Indimenticabile perché la sua azione di vita era volta per un mondo più libero e più giusto. Ancora indimenticabile perché partita da una piccola provincia ha attraversato il mondo, vivendo un vita degna di essere immagine in una poesia di Pablo Neruda e nei murales di Diego Rivera. Una connessione che ci permette anche di contestualizzare il periodo storico tra i più difficili: la disperazione è il movente che ti fa recidere le tue radici e che ti porta in un nuovo mondo che ben presto però rivelerà problemi ancora più grandi: la Grande Depressione economica, il Dust Bowl, la seconda guerra mondiale. Come la famiglia Modotti e tante altre famiglie italiane, anche la famiglia Jacuzzi è numerosa, operosa e con grandi aspirazioni: la storia si fa nel giro di due generazioni, con peripezie varie che il destino riserva a chi è disposto a rischiare per affermarsi. La Jacuzzi Brother inc. opera dapprima nel settore aeronautico producendo eliche di legno, per arrivare addirittura a progettare un monoplano per il collegamento con l’Alaska; purtroppo però un incidente aereo, in cui perde la vita Giocondo e altri dell’equipaggio, si trasforma  nell’evento che, tragicamente, spinge la famiglia a cambiare ancora una volta i piani per il futuro. Inizieranno una produzione di pompe idrauliche per l’agricoltura, scelta che segnerà definitivamente il destino della dinastia che nel giro di una generazione trasformerà quella piccola impresa nella multinazionale Jacuzzi che produrrà le più svariate tipologie di vasche per idromassaggio; un nome che ormai trascende la realtà dalla quale proviene e significa altro: lusso, vita agiata, quella del jet-set, insomma tutto quel mondo aspirazionale che muoverà gli interessi economici e sociali della società capitalistica del XX secolo, facendolo diventare un fatto culturale. Un tralcio di vite in valigia – In quegli anni però, una famiglia italiana con quelle radici lì che non si dimenticano mai, ha pensato bene di mettere nella sua valigia anche un tralcio di vite, chissà forse un Pinot o una Vernaccia, che permetterà agli Jacuzzi di produrre il vino per la propria famiglia a partire dal 1936. Questo è quanto mi è stato raccontato quando finalmente sono stato a San Francisco, nel 2009, dove ho potuto visitare e fotografare i vigneti Jacuzzi a Sonoma e godere della proverbiale ospitalità italiana, spinto dal film Sideways, una commedia del 2004, che racconta un viaggio eno-gastronomico nelle valli californiane, ma anche la storia di una grande amicizia.

Dalla visione reiterata di quella pellicola nasce in me la necessità di andare in quella terra mitologica: San Francisco Bay Area, tanto del presente che stiamo vivendo nasce da lì.  Però il vino buono non me lo aspettavo proprio e a un livello tale che esige la glorificazione attraverso un film, Sideways appunto: sceneggiatura sofisticata che utilizza il pretesto del vino per parlare di uomini, di identità, di amicizia, di valori umani insomma e  che vince un premio Oscar.

Durante quella giornata a Sonoma ho potuto toccare con mano quanto recita lo slogan della Jacuzzi Vineyards: scoprire la vera ospitalità italiana. Non è solo uno slogan: durante la presentazione e la degustazione spesso e con orgoglio sono state rivendicate le radici familiari italiane. Ne è testimonianza tangibile anche la struttura che ospita le cantine: una ricostruzione fedele di un edificio in mattoncini che si ispira alla tradizionali architetture contadine italiane. Un po’ di Toscana per Fred Cline – L’ambiente circostante collinare sembra evocare i paesaggi della Toscana. Ma perché sia la costruzione che la collocazione evocano la Toscana? Qui entra in ballo la figura cruciale per la realizzazione di quanto ho potuto visitare e che sto raccontando, cioè quella di Fred Cline. Avus maternus di Valeriano, Fred,  è il nipote che ha scelto per instillargli la magia del terreno e a quanto ci racconta Fred stesso, suo riferimento di vita, la persona alla quale ha dedicato appunto la fondazione della Jacuzzi Family Vineyards in Sonoma. La passione per la cultura vitivinicola italiana, nasce durante la sua adolescenza, nelle estati che trascorre dai nonni, che gli trasmettono l’amore per l’agricoltura e i misteri della vinificazione: un amore che lo porterà a laurearsi in Management e Scienze dell’Agricoltura. I viaggi che ha intrapreso per approfondire i suoi studi enologici, che lo hanno portato in Italia, in quella Toscana che gode dell’ammirazione dei paesi anglofoni, forse proprio a partire dalla moda dei Grand Tour di fine ottocento molto in auge tra la nascente borghesia British, hanno fortificato quella consapevolezza delle sue origini che ha contraddistinto le azioni future. Questo gli ha permesso di conoscere bene le virtù della terra e del clima, di osservare le grandi distese di vigneti delle colline italiane e traendone ispirazione per impiantare in California le sue vigne. Dapprima in località Contra Costa County, molto vicino al vigneto di cui stiamo parlando, dove fu tra i primi a vinificare. Tutto ciò a partire dagli anni a cavallo tra gli 80 e i 90 quando una eredità ricevuta dal nonno Valeriano gli permise di mettersi in proprio e intraprendere l’attività vitivinicola. Tecniche viticole tradizionali ma innovative. Mosso da istanze umanistiche e di passione, grazie al terreno di origine vulcanica, naturalmente resistente alla filossera e ai venti del vicino Oceano Pacifico: venti nebbiosi che creano un microclima adatto alla vinificazione, che mitigano sia le alte  temperature estive che le rigide temperature notturne. Fred non solo riesce ad imporsi con la produzione di vini di altissimo profilo ma lo fa senza dimenticare il rispetto per la terra e quella magia che nonno Valeriano gli ha trasmesso, praticando l’enocultura secondo standard di sostenibilità  certificati. Grazie all’uso di tecniche tradizionali ma innovative, per esempio, fa pascolare le pecore in alcuni periodi dell’anno tra le viti per eliminare le erbacce infestanti. I vini che ho potuto assaggiare e che porto nel cuore come trofeo da quel viaggio, sono un fantastico rosso: il Pinot Nero, che ha stampata sull’etichetta una foto dei primi velivoli costruiti dalla famiglia e il Gilia: una vernaccia che prende il nome di una antenata della mamma. Quella indimenticabile visita guidata. La presentazione ben argomentata, la visita in vigna guidata con orgoglio e passione  sono stati momenti molto propedeutici alla generosa degustazione e ci hanno aiutato a comprendere la complessità della storia e la conseguente unicità dei vini prodotti. Sopratutto si è fortemente notata la differenza di approccio a questa attività che possiamo chiamare di marketing e comunicazione, rispetto a ciò che con poca visione viene fatto dalla gran parte delle cantine italiane. In California e precisamente a San Francisco nell’hotel dove ero alloggiato, è stato molto facile trovare le informazioni sulla possibilità di fare escursioni enologiche. Questo testimonia l’importanza che riveste questa attività spesso considerata marginalmente e che invece è alla base della creazione del famoso indotto che la cultura del vino è in grado di generare. Perché la qualità di qualsiasi manufatto dell’uomo, anche la capacità di apprezzarlo, in questo caso il vino, è il risultato di una combinazione bilanciata di pazienza, cure, fatica, qualità per si acquisiscono di generazione in generazione. Nella Jacuzzi Vineyards la citata cultura dell’ospitalità italiana risulta non solo metabolizzata e ben digerita dalle generazioni che l’hanno ereditata da Valeriano: la loro organizzazione sta a dimostrare che il prodotto vino, se ben realizzato e comunicato, può divenire un amplificatore formidabile per attività più prosaiche ma che fanno reddito, come ospitare nella propria cantina eventi, convegni, matrimoni ecc. Nella Wine Country, come viene definita l’area delle valli di Napa e Sonoma, sembra che ci sia un b&b ogni vite piantata, il turismo ormai sta sorpassando il fatturato del vino, come industria prevalente in quella regione. Si possono fare passeggiate a cavallo, andare in mongolfiera, visitare le missioni cattoliche spagnole e anche la fattoria di Jack London, per non parlare del wine- train, delle numerose escursioni possibili in bicicletta e dei giri in trattore in vigna divertimento assicurato per i bambini. Insomma tutte attività che sarebbe sicuramente possibile fare anche in Italia, dove le radici del vino sono profonde e attraversano idealmente tutto il sottosuolo della penisola, dove, non dimentichiamolo mai, è presente il maggior numero di siti artistici e storici riconosciuti dall’Unesco.

DALLE PAROLE ALLE IMMAGINI. IN VIAGGIO