#lepaginedelvino – Curare le persone e curare la vigna. Andata e ritorno. Anche più di una volta al giorno. Questa è la storia di Stefano Banfi, infermiere-vignaiolo, andata e ritorno. Banfi, trapiantato da qualche anno in Oltrepò Pavese – sei vendemmie a Mondondone, anzi alla Rocchetta di Mondondone, sopra Codevilla, fra Voghera e Varzi…

Al tempo del Coronavirus c’è chi decide di prendersi cura di… uomini e vigna. Allo stesso tempo. Ci vuole il fisico per farlo. E anche la testa. Di sicuro il cuore. Stefano Banfi è un infermiere che ha deciso di fare il vignaiolo di mestiere e lo stava facendo bene quando è arrivato il virus e lui ha deciso di fare le due cose. Bene e con passione. È tornato a fare l’infermiere, si è messo a disposizione, insomma. Ha scelto Voghera, l’ospedale di Voghera, perché logisticamente vicino e perché è uno dei quegli ospedali che è diventato subito ospedale Covid19, più velocemente di altri anche per via della vicinanza con Tortona dove da subito si è scatenato l’inferno del Coronavirus. A pochi chilometri da lì.

Dunque, Stefano Banfi dalla vigna all’ospedale … perché questa decisione?
Diciamo che il desiderio di aiutare le persone in difficoltà si è risvegliato subito ma gli impegni presi con il nuovo lavoro mi legano ai ritmi della natura che procede indisturbata, alla terra, alla mia terra che adesso è in Oltrepò, sulle colline… Dal desiderio al ricordo e poi alla decisione, non è stato semplice. Fare l’infermiere è stata la mia professione per molti anni, prima di dedicarmi alla terra. Facevo l’infermiere per essere utile alle persone e mai come in questo momento le persone si trovano in seria difficoltà, colleghi e malati. Non è stata una decisione semplice. L’ho presa.

Un’azione che consiglierebbe anche ad altri?
Rendersi utili aiutando le persone in difficoltà è sempre una cosa molto bella, lo consiglio a chi si sente di sostenerne il peso e la fatica fisica e morale che l’esperienza può richiedere, sarà comunque ampiamente ripagato.

Insistiamo. Perché lo fa?
La domanda è semplice ma la ricerca di una risposta che non sia banale è molto difficile. Se cerco di stilare una lista con i vantaggi e gli svantaggi, se poi la lascio riposare, ci ripenso… alla fine la risposta è quella vocina laggiù, nascosta in fondo in fondo, che ti appoggia una mano sulla spalla e ti sussurra rassicurante. Ti dice: vai!

Ha come dovuto chiedere il permesso alle sue amate vigne… proprio adesso che le stavano dando soddisfazione…
Siamo in una fase di relativa tranquillità in viticoltura, la parte commerciale e l’agriturismo sono fermi e le vigne, una volta terminata la potatura invernale e la legatura attendono l’arrivo della primavera. Certo, qui nella mia azienda agricola i lavori non mancano mai ma mi hanno concesso il loro permesso con la promessa poi di ritornare a prendermi cura di loro a tempo pieno.

Come si concilia questa scelta umanitaria con la professione del vignaiolo (che fa dal 2013)?
Quando non sono in ospedale effettivamente sono in vigna. Mi serve anche per rilassarmi, magari con ritmi un po’ più lenti perché la stanchezza si fa sentire ma trovo sollievo trascorrere le ore di luce che rimangono con la tranquillità e il silenzio del vigneto. Panorama sulla pianura, il sibilare del vento ancora fresco, in compagnia del cane  (si chiama Pinot, ndr) e della pecora che approfittano assieme a me del momento di svago.

Da dove ripartirà quando si ripartirà anche con i suoi vini?
Vedremo quando si ripartirà ma per l’inizio dell’estate potrebbe essere pronta la nuova annata del metodo ancestrale Imperfetto, un vino bianco mosso fermentato in bottiglia, che l’anno scorso nella sua prima edizione ha avuto molto successo. Poi sicuramente il rosato fermo Morosa 2019, che ottengo da uve Pinot nero con la tecnica del salasso, gli unici due vini giovani della mia produzione. Infine, si aggiungerà alla collezione delle due attuali riserve (Pinot nero e Barbera del 2013) una terza riserva da uve croatina della vendemmia 2015, nella nuova veste grafica che dopo un paio d’anni in botte di rovere usate e 6 mesi di bottiglia si potrà incominciare a degustare. Insomma, le novità non mancano. E poi si potrà venire a visitare la cantina e ad assaggiare i vini in abbinamento ai cibi di stagione provenienti dalle nostre campagne nel piccolo agriturismo. Ecco come si tornerà alla vita del vignaiolo…

Ci vuole il fisico per fare questi due mestieri insieme. Come si svolge la sua giornata?
Ad esempio se faccio il turno di mattino, la sveglia è alle 5,30. Non sono un fulmine ad uscire dal letto ma poi si procede spediti, un po’ di ginnastica, colazione, passo a trovare le galline con qualche granaglia tra le mani e un pezzetto di pane secco per Pinot. E via si scende dalla collina verso la pianura godendosi le prime luci dell’alba e gli ultimi bagliori della notte. La vestizione in questo periodo è piuttosto complessa per poter entrare in un Reparto Covid +, si ritira il materiale destinato al turno, se va bene ti danno 2 completi e si procede tra i consigli e brontolii su quanto sia faticoso sopportare il peso dell’armatura, si dirige anche lo sguardo verso i turni appesi al muro che cambiano quasi quotidianamente tra malattie e infortuni. Insieme si scrive il nome con il pennarello sulla tuta e si varca la doppia porta.

Non è proprio come entrare in cantina…
A quel punto si fa una breve conta, chi c’è ancora sul tabellone e chi non c’è più, spesso senza fare troppe domande, la risposta la conosciamo già. Si prendono le consegne, proprio come fosse il testimone in una staffetta e si riprende la corsa fino al prossimo passaggio… Se sei fortunato, quando togli quella tuta lasci nel cestino oltre al sudore anche quell’eccesso di emozioni, attento a conservarne però il ricordo.

E poi via in collina a ricaricare le energie: facendo fatica!
La cosa bella è l’accoglienza del cane che fa la sua rumorosa danza e le galline accorrono nel cortile in cerca di granaglie. Qualche telefonata e un pranzo frugale, ormai sono già le 15, recupero la pecora dal suo recinto e correndo tra i filari con il fedele amico vado a legare gli ultimi tralci di vite. Il silenzio è accompagnato dal delicato canto degli uccelli che via via si fa più intenso in questo periodo e dal virile verso di qualche maschio di capriolo che giunge dal vicino bosco. Il pianto dalle ferite della potatura è terminato, le gemme ormai gonfie preannunciano l’imminente risveglio, Il respiro come i gesti rallentano, lo sguardo scende dalla collina spazia nella pianura per risalire sulle montagne restituendoci un po’ di tranquillità. Mi porto via tutto il tramonto, rientro con un po’ di legna che raccolgo lungo la strada, accendo la stufa e sorseggio un bicchiere del mio vino con il caldo che invade la schiena.

Ecco come si vive un’esperienza come questa, che è l’occasione di poter essere d’aiuto con umanità…
L’essere d’aiuto è ed è stato sicuramente il motore di buona parte della mia vita, più di un decennio come Soccorritore volontario sulle ambulanze e altrettanto come infermiere in terapia intensiva. Ma non solo, qui ci si prende cura anche delle piante e degli animali: ora nel trasportino del cane è ricoverato un gallo infortunato ad una zampa. Beh in fondo anche il vino naturale si dice sia vivo, quindi ci prendiamo cura anche di lui…

E Pinot, il suo border cosa dice?
Pinot come ogni irrefrenabile border collie non ha molto capito la questione del #iorestoacasa e continua a prendersi le sue licenze, insegue quel che può. Lucertole, le poche macchine e il camion blu che passano quando è a casa, lepri, caprioli e cinghiali quando siamo nei vigneti, correndo da una collina all’altra. Diciamo che lui pratica di più #iorestoincampagna ma va bene così.

Io immaginavo di vivere lontano dal rumore della città e dal suo smog, tra il verde dei campi di una collina dalla quale avrei potuto ammirare il mondo. Sognavo di svegliarmi con la rugiada del mattino e addormentarmi con la luce delle stelle.
Ora il mio sogno ha un nome: La Rocchetta di Mondondone