Vaddinelli Vini di Prosperi Felice: quando le radici sono tutte lì in un meraviglioso grappolo di Trebbiano. Così bello da non volerlo vendemmiare.

Facciamo una gallery fotografica? Chiedo a Max che di mestiere fa il fotografo antropologo ma è molto di più. Ed è un amico. Ci ha fatto incontrare lo sport ma sul percorso della nostra conoscenza sono arrivate poi molte altre storie. Di uomini e anche di vini. Lui, come me, si sta sempre di più innamorando del racconto che sta dietro ad ogni grappolo (anche ad un calice ci mancherebbe). E così il nostro dialogo è subito fecondo.

Facciamo un pezzo! Mi risponde lui entusiasta ma senza esagerare, come nel suo stile. Pochi scatti. Sempre quelli giusti. Sorride gentile, cosa che fanno spesso persone d’una specie sempre più rara. Ricambio il sorriso. E ci prendiamo una pausa di riflessione, un solo sorso di caffé. Lui ed io. Nasce così questa rubrica, questo speciale lepaginedelvino. Uno spazio che chiamiamo Di uomini di vini. Antropologie del vino.

È il punto di vista (ed è proprio il caso di dirlo) di un fotografo antropologo, Massimiliano Verdino appunto, che si sofferma con il suo occhio – che occhio! – e scatta non una o alcune fotografie (che poi la gallery…) ma anche scrive e scava, accarezzando cuore e mente di un uomo o una donna, fa lo stesso, che mettono le mani nella natura e che, tirandole fuori dalla terra e dalla vigne, ne esce il vino. Da raccontare.

VADDINELLI VINI DI PROSPERI FELICE

Parte da qui lo speciale Antropologie del vino. Parte da Vaddinelli Vini di Prosperi Felice. E si capisce già dal nome (e anche dal cognome) che il racconto promette grappoli. Grappoli di Trebbiano come non ne avevi mai visti così. Andiamo. È tempo d’Abruzzo.

Ho conosciuto Felice Prosperi sul campo, durante l’edizione di Cantine Aperte del 2014. Non per caso dunque, ma perché fu uno dei pochissimi che rispose al telefono in quel fine settimana e anche perché oltre al vino, mi interessa l’area geografica di un vigneto: credo che, insieme al paesaggio, racconti molto dei sapori che determineranno il carattere di un vino. Insomma, palato e visione, olfatto e pensieri, parole e sapori, immagini colori e memoria.

La vigna di Prosperi ha davvero una ubicazione… Felice: a strapiombo sui Calanchi di Atri, in Abruzzo in provincia di Teramo.

Per chi non conoscesse i calanchi sono un fenomeno naturale di erosione del terreno: quelli di Atri sono un’oasi naturalistica unica al mondo, con una magnifica esposizione tra il mare e la montagna; le uve che nascono in questo terreno argilloso, vivono la stessa escursione termica che hanno quelle delle Dolomiti, ma sono nutrite dal sole del Sud, dalla brezza marina, dalla salinità dell’Adriatico e dal vento del Gran Sasso. Insomma, quel blowin’in the wind che rende l’Italia unica al mondo per biodiversità faunistica, vegetale paesaggistica ma soprattutto per cultura eno-gastronomica.

Dimenticavo un particolare non trascurabile ai fini della qualità del vino della vigna Vaddinelli: l’apporto di umidità che il fiume Vomano regala ai terreni delle colline teramane. Fotografarle d’insieme quelle vigne è stata un’impresa: mi sono dovuto posizionare, con un potente teleobiettivo, sulle colline di un altro comune, lontano dalla cantina che si trova precisamente a San Giacomo di Atri, a 354 metri sul livello del mare.

Ma tutto ciò è stato necessario per rendere fotograficamente l’unicità della collocazione, imperativo necessario per provare a giustificare le qualità enologiche dei Vini Vaddinelli.  Alla cantina, che sfrutta i vigneti ereditati nel 1991 dal padre Antonio Prosperi, Felice ha voluto dare il nome che, a suo parere, suona semplicemente bene, ma che in verità è il cognome della sua indimenticata mamma, Gilda Vaddinelli. Questa decisione ci dice molto delle qualità di quest’uomo, che a tutta prima può sembrare schivo, ma che fa della semplicità il suo stile.

Si badi però, parliamo di quella semplicità alla quale si arriva con impegno, con umiltà e dedizione totale.

UNA VIGNA IN EREDITÀ

Il percorso di Felice è stato tortuoso e del tutto da autodidatta, se così vogliamo definire i suoi atti, comandamenti di reminiscenze antiche, vissute inconsapevolmente in età giovanile.

Erano stati anni scanditi dalle arcaiche tradizioni popolari abruzzesi, principalmente caratterizzate dai cicli agro-pastorali, che culminavano nella famosa sagra dei tagliolini e dei fagioli alla Pretetulense, ancora oggi durante il mese di agosto rimane un’occasione di ritrovo per i paesani emigranti in tutto il mondo.

Papà Antonio, contadino, come suo padre e suo nonno, da sempre ha sempre fatto il vino rosso, ma così… per la casa, come precisa Felice, con metodi empirici tramandati oralmente da tante generazioni. Felice, ereditata quella vigna, non avrebbe voluto saperne nulla, ma le questioni burocratiche necessarie per estirparla legalmente, lo obbligarono a sanare la gestione passata. L’unica via fu quella di mettersi in regola, almeno per i cinque anni successivi, per poi essere libero di estirpare senza problemi.

Durante questi anni però matura in lui un senso di sfida: dopo tutto il costo per mantenere la vigna è ormai sostenuto, il suo lavoro di impiegato postale gli lascia del tempo libero per interessarsi, così per gioco, alla vigna. Anche se è molto impegnato ad occuparsi della anziana mamma.

Felice però è quel tipo d’uomo che quando gioca lo fa seriamente, rispettando le regole in maniera maniacale. Va in fondo nello studio per la gestione dei vitigni: saggiamente si affida agli operai, che inizialmente si occupano della sua vigna; li studia, si informa, si confronta, s’intestardisce e si fa guidare dal suo istinto, che nel giro di pochi anni, con pronta intuizione, lo porta ad abbracciare la filosofia omeo-dinamica.

A quel punto: me so ciecato!, dice con parole sue. Decide di rischiare il tutto per tutto, si appassiona, diventa un fanatico viticultore e nel 2001 acquista altre quote. Estende i vigneti e comincia a impiantare il Trebbiano affiancandolo alla produzione di Montepulciano. L’investimento è importante: è necessario accendere un mutuo da circa €200.000! Si persuade che deve essere autosufficiente e si dota delle infrastrutture necessarie: imbottigliatrice, container professionali d’acciaio, botti di elevata qualità, frigo, refrigeratore e ovviamente un torchio professionale.

La sua cantina è semplice: sostanzialmente è il garage, riqualificato magnificamente, sottostante la casa colonica, che abita da quando è nato. Casa e bottega, le vigne sono proprio lì di fronte, davanti all’uscio della sua abitazione.

QUEL GRAPPOLO DI TREBBIANO

Nel frattempo nel 2011 viene a mancare la mamma. Quell’anno Felice dà vita al miglior Trebbiano della sua storia, lo chiamerà Gilda appunto. È questo il vino che ci ha fatto incontrare: 12,5 gradi, profumi naturali di frutta, sentori di argilla che vengono da lontano, mi fanno paragonare questo vino a un bianco d’Oltralpe, che il mio amico, cuoco e regista Patrice Roger-Chantin, parigino da sette generazioni, mi fece conoscere: lo Chateauneuf du Pape della valle del Rodano.

Il Rodano meridionale ha un clima mediterraneo con inverni miti ed estati calde. L’influenza di clima e terreno argilloso conferisce, ai vini di questa zona, caratteristiche di particolare opulenza, struttura e complessità aromatica, racconta l’Associazione Italia Sommelier… Sembra si stia parlando del Vomano. Però il Trebbiano è un vino povero: si racconta che le navi francesi venissero fino al porto di Ortona a comprarne grandi quantità da portare in Francia e farne dei vini nobili.

Ora la cantina Vaddinelli ne ha fatto un capolavoro: chi vi scrive ne ha stappato una bottiglia nel marzo del 2020: nessuna alterazione, vino equilibrato e sempre di altissimo livello. Felice interrogato a proposito dei segreti, di questa longevità, afferma senza dubbio che sono le condizioni atmosferiche che fanno il vino! Basta non sporcarlo con i trattamenti.

Lui afferma di riconoscere la qualità dell’annata dal grappolo e dalla sua bellezza: se esteticamente si presenta sano, rotondo e con il giusto colore già a maggio, bisogna solo pregare che arrivi ad agosto senza problemi climatici.

E magari all’alba di un mattino di settembre ti telefona per dirti: vieni subito, se vuoi fotografare il grappolo più bello, che tra un’ora vendemmio! Perché basterebbe una grandinata, successiva a quei periodi di siccità, sempre più frequenti, a rovinare tutto. L’uva, una volta raccolta e messa in cantina, è una liberazione: è come averla messa in banca! Perché il vino si fa in vigna ci dice Felice. Però la vigna va curata per diversi mesi e per questo lui si affida al metodo di Eureka, di Enzo Nastati: da quando mi sono messo nelle sue mani tutto fila liscio.

Felice ora si dedica quasi totalmente alla vigna, in attesa di andare in pensione dal lavoro di impiegato alle poste di Pescara. Osserva i ritmi stagionali mettendo in atto le cure necessarie che ne conseguono attraverso il metodo omeo-dinamico, con il rigore che lo contraddistingue.  Per dirne una, ci racconta simpaticamente la sorella Angela, insegnante di Storia dell’Arte che vive a Modena, se c’è da curare la vigna il 25 dicembre, perché la luna è giusta, Felice è capace di interrompere i festeggiamenti per dedicare alla vigna il tempo necessario allo specifico trattamento.

Insomma, la vigna davanti a tutto, come se dalla sua salute dipendesse anche la buona riuscita di un Natale in famiglia.

LA SFIDA DEL MONTEPULCIANO

La vera sfida di Felice, però, è il Montepulciano, lo Zoe Riserva: una Docg di livello eccelso che lo ha portato a primeggiare in sfide che sembravano assurde. Nella sua rete di conoscenze nel mondo dei viticultori, Felice vanta dei veri e propri tifosi, per usare una metafora sportiva. C’è un pregiudizio diffuso intorno a questo vitigno da superare: il Montepulciano d’Abruzzo è stato classificato finora di serie b rispetto ad alcuni rossi d’ Italia con ben altro curriculum.

Forse questa scarsa considerazione è dovuta ad una storica gestione non proprio lungimirante dei viticultori abruzzesi che, come per il Trebbiano, hanno preferito una sovrapproduzione di uve per ettaro che compromette le caratteristiche organolettiche del raccolto, limitando per esempio il grado alcolico, responsabile, ci garantisce Felice, della struttura e del corpo di qualsiasi vino rosso che si rispetti.

Per Felice questa è diventata una partita a scacchi e una questione di principio: ogni mossa deve essere ponderata, e anche un gioco d’azzardo – ci confida – , perché i rischi ogni anno sono molteplici e la sua ridotta forza economica, necessaria oggi per qualsiasi attività, è uno svantaggio notevole. Ciononostante la sua roulette continua a girare e i suoi vini siamo sicuri che sfateranno quel tabù ormai radicato che vede la regione abruzzesi essere spesso declassata sul piano della produzione vinicola.

Il suo metodo non è un segreto: si fonda su un approccio etico, rispettoso e corretto verso una cultura, quella enologica, che ormai ha pienamente nelle mani. Il suo noema è presto specificato: non esercitare sul terreno una pressione tale che peserà negativamente sulla qualità delle uve; per intenderci: non si possono ricavare 300 quintali di uva su un ettaro di terreno, pena un vino scadente che avrà bisogno di trattamenti chimici in cantina; escamotage che Felice non prende nemmeno in considerazione.

Lui continua nella sua missione: su 12.000 mq. di terreno per uve Montepulciano, con i quali produrrà non più di 5000 bottiglie; mentre i 1500 mq. impiantati a Trebbiano al massimo potranno fruttare 1500 bottiglie. A volte i numeri ci dicono molto sulla qualità dei prodotti e sul rispetto dell’ambiente. Si capisce che il movente di quest’uomo è di natura passionale, antropologica direi.

Come i popoli tradizionali compiono millenari riti magici e apotropaici sul terreno, con l’intento di ricollegarsi ai propri antenati, così Felice attraverso la cura appassionata della sua vigna, l’etica ambientalista, l’umiltà, tiene in vita il ricordo dei suoi genitori, saldando fortemente i nodi che lo tengono attaccato alle sue radici etnografiche.

La scheda dell’Azienda 

NOME | Az.Agr. Vaddinelli di Prosperi Felice

Dati generali: Az.Agr. Vaddinelli di  Prosperi Felice – San Giacomo di Atri – (TE) Italia. Via Pretetulo 12 – Tel. +39 3285685411

Notizie generali: l’Azienda Agricola Vaddinelli Estensione 13.000 mq., data fondazione 2004

Produzione: mediamente uva prodotta 40-50 q.li annui. L’azienda è biologica, molto legata ai vitigni della tradizione, produce soprattutto Trebbiano d’Abruzzo Doc, Montepulciano d’Abruzzo Doc, e Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg. La semplicità impera in questa cantina ma è anche rigore verso i disciplinari omeo-dinamici. E poi scoperta e piacevole sorpresa in vini di Territorio.

I VINI UNO PER TIPO:

Caratteristiche organolettiche dei vini.
Scheda bianco: Trebbiano Gilda  2018

Gr.Alcolico 12,5°
Aspetto: Limpido
Colore: Giallo Paglierino Intenso
Profumo: Fruttato Terroso
Sapore: Asciutto e Armonioso

Scheda rosso: Montepulciano Zoe docg 2008

Gr.Alcolico 14,5°
Aspetto: Limpido
Colore: Rosso Rubino Intenso
Profumo: Tipico Vinoso
Sapore: Morbido e Sapido

I premi (per Zoe):
SELEZIONE DEL SINDACO MEDAGLIA D’ORO 2007
 GOLOSARIO TOP HUNDRED 2008

 Vaddinelli Vini di Felice Prosperi: in una mano.

Sulla sostenibilità – Metodo Omeo-dinamico.

Sulla tradizione – Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo i valori contadini della famiglia.

Sull’innovazione – Felice è innovativo nella tradizione perché non usa la chimica.

Sulla comunicazione – Se ne parlano dei suoi vini gli fa piacere, molto.

Sull’ospitalità – È un valore. Dice:  la mia cantina è sempre aperta...

IL TERRITORIO PROPONE:

Un piatto della tradizione. Descrizione e abbinamento con un’etichetta:

Tagliolini alla Pretetulense. Pasta fatta in casa, acqua e farina, minestra di legumi di stagione, soprattutto fagioli, con profumi della campagna abruzzese. Abbinamento con l’etichetta Montepulciano Zoe Docg annata 2008, rosso rubino da 14,5, potente e sapido al sapore.

Un luogo da visitare. Descrizione e abbinamento con un’etichetta:

Chiesa San Nicola di Atri.  Eccelso esempio di arte romanica datata 1181. Il suo rigore architettonico in chiaro stile romanico insieme alla semplice e robusta facciata in laterizio denotano lo stile austero del culto. Si propone in l’abbinamento l’etichetta Trebbiano Gilda un bianco autoctono da 12,5° dall’aspetto giallo paglierino intenso, profumo fruttato e terroso e dal sapore asciutto e armonioso.

 Una casa dove soggiornare. Descrizione e abbinamento con un’etichetta:

L’Agriturismo Castelli in Aria, in una vera casa di campagna offre ospitalità in camere confortevoli e spaziose, arredate con gusto tradizionale. Il paesaggio è mozzafiato tra il mare e la montagna. L’ospitalità è completata dalla cucina con piatti della tradizione regionale. L’abbinamento è con un Montepulciano doc del 2014, da 12,5° dal sapore tipico vinoso con sentori ribes e liquirizia.