#lepaginedelvino – #Vinexpo2020 – L’unione fa la forza. I francesi lo capiscono. Bene. Lo fanno anche meglio. Così le due rassegne – Wine Paris e Vinexpo Paris – messe insieme nell’area Expo di Porte de Versailles, a Parigi, dal 10 al 12 febbraio 2020, hanno significato una riuscita alleanza per il mondo del vino. Il mondo. Al di là del nome del salone che si chiamerà come si chiamerà ma la sua parola, il richiamo è il vino. Del mondo.

Non è a caso che si usa questa parola: mondo. Perché il contesto è proprio quello internazionale. Perché la vetrina è … la Francia sì, ma con totale apertura agli altri. Al mondo del vino appunto che anche i francesi si accorgono non è più solo noblesse oblige francese! E lo capiscono con intelligenza creando alleanze, anche quelle… turistiche o enoturistiche per una Parigi sempre bellissima, che deve cancellare paure e tornare ad essere una destinazione capitale. Capito? Mica li abbiamo solo noi i problemi…

Destinazione dunque: il vino. Una strada, una rotta, una meta. Una capitale. Una Wine Paris: professionale, tecnica, istituzionale, di rapporti, di immagine, commerciale e anche sentimentale, per winelover. Tutti i generi sono ammessi in una grande capitale che – evidentemente – ha bisogno del vino internazionale e lo dice senza freni.  Come una volata sugli ChampsElysées verso l’Arc de Trionphe. Vincendo. Facendo le cose.

Che prenda questa scia non ti può stupire il geniale Federico Gordini, quello di Milano Wine Week, che si presenta a Vinexpo curioso di scoprirla nella sua veste nuova e nel suo giro di relazioni esterne comunica – senza fare paragoni – che anche Milano Wine Week punta ad un appuntamento fortemente di incoming (la presentazione avverrà il 27 febbraio prossimo, in uno Spazio di Anteo Salone del Cinema).

Destinazione mondo del vino. Anche per turismo. Mentre alla Bit di Milano lo dicevano tutti. Parigi in contemporanea  lo ha fatto. Certo, fra un mese esatto ci sarà ProWein, 15/17 febbraio 2020, che si annuncia come sempre la fiera Numero 1 – International Trade Fair for Wines end Spirits a Dusseldorf – fiera mondiale riconosciuta ogni anno di più come quella fondamentale e strategica per i buyers stranieri e per il mercato internazionale del vino, ma non è detto che non ci possa essere spazio per tutti.

Tra il dire e il fare, intanto, i francesi brindano, non avranno fatto il pienone (il primo giorno poi le cose sono andate meglio) ma hanno fatto un lavoro egregio, di qualità e – possiamo dirlo perché c’eravamo – hanno soprattutto dato un’impostazione più moderna ad un mondo che è ancora un po’ troppo ancorato a quella meravigliosa età classica del vino che ci affascina ma poi bisogna andare avanti. Svecchiare l’immagine e aprire anche ad altri target è una vera opportunità. Mai sedersi sugli allori. E vale anche per la comunicazione: il suggerimento non a caso te lo dà proprio il leader Wine Spectator – testata che nel mondo elitario del vino quando la pronunci devi lavarti la bocca (di vino che costi almeno una sasssata, fra l’altro e forse il prezzo l’hanno deciso un po’anche loro). Vinexpo è dove dobbiamo essere giornalisti e leader del settore, firma così Marvin R. Shanken.

Ci sono poi  i leader di intuizioni. Come quella degli organizzatori di Vinexpo 2020. Alludendo soprattutto alla fantastica idea di una lunga area … spiritosa. Spiritosa non perché fa ridere ma perché è il mondo degli Spirits ed è un altro modo. Che Paris 2020  interpreta come se di fronte ad uno scenario nuovo, anche se antico e di grandi tradizioni, e lo fa scegliendo uno scatto per così dire panoramico: hai presente quando usi il tablet per fare  una foto stretta lunga orizzontale e scegli appunto la modalità panoramica?

Paris 2020 ha scelto di scattare una panoramica giovane, frizzante, divertente (spiritosa?) con un’infilata dietro al bancone dell’Infinite Bar da cui sprizzava energia e voglia di fare conoscere in modo allegro un settore che vuole abbracciare tutti i target. Bravi. Bene. Gin.

Esperimento riuscito dunque per due eventi in uno? Voilà. Sì. E con un certo stile égalité, liberté (e fraternité): cosa hanno fatto gli organizzatori? Hanno chiamato tutti gli espositori, a metà della terza giornata di salone (il12 febbraio) e hanno chiesto a loro un report di soddisfazione e – tirate le somme, registrati gli umori – si sono trovati abbastanza soddisfatti delle presenze in fiera nonostante un complicato contesto internazionale – parole di Rodolphe Lameyse, amministratore delegato di Vinexpo Paris e gli ha fatto eco Pascale Ferranti, amministratore delegato di Wine Paris, che ha aggiunto: Siamo inoltre soddisfatti della complementarità delle due organizzazioni. Tradotto: vi comunico che siamo felici di aver fatto coppia. Aggiungendo: L’obiettivo di Vinexpo Paris e Wine Paris insieme è di fare in modo che l’evento sia un punto fermo del calendario delle fiere internazionali. Il focus è l’internazionalità sia dei visitatori che degli espositori: una strategia, una sinfonia, per un grande spettacolo.

 Obiettivo quasi centrato uno su tre: ovvero uno su tre visitatori (quasi) è stato di nazionalità straniera, nonostante l’assenza quasi totale della Cina (presenti solo 100 visitatori). Nei padiglioni, non affollati, ben disegnati, a volte eleganti a volte moderni, si è sentito parlare tanto americano e inglese e la ragione è anche quella di un momento cruciale per le importazioni dei vini francesi. Della serie: incontriamoci e discutiamone. Fatti i conti, questi sono quelli che tornano fino ad ora: 60 regioni viticole presenti in rappresentanza di 20 Paesi.

Altri numeri certi: l’appuntamento continuerà ad essere organizzato 50/50 da Comexposium e Vinexpo ed è fissato dal 15 al 17 febbraio 2021. Come si chiamerà? Paris. È l’unica parola di cui sono certi. L’unico luogo soprattutto. Ma nel totale non manca nulla. La formula? Questa, semplice e decisa: in rassegna tutte le regioni francesi, uno spazio dedicato agli spiriti, uno spazio internazionale e uno per promuovere le grandi maisons e i grandi marchi.

Povera Italia senza re? Tutt’altro, lo spazio Italia c’era ed era molto bello,  coordinato da Ice che forse dovrebbe comunicare un pochino di più queste partecipazioni: della serie se non dici quello che fai chi vuoi che venga a trovarti? Anche a Parigi. Uno spazio che aveva la sua importanza, la sua visibilità. Come una testimonianza di amore fraterno con i … cugini d’Oltralpe che sembra si siano accorti anche di noi.

Ma ancora più sorprendente, va detto, lo spazio tutto esaurito e molto “attivo” dedicato dal Gambero Rosso International – riconosciuto ormai come certificato di qualità mondiale – alle aziende dei tre bicchieri, con la wilde card Oltrepò Pavese, organizzata e coordinata  dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò, che ha proposto 10 wineries interessate a farsi conoscere proprio dai buyers stranieri o ad approfittare dell’occasione, come nel caso delle due storiche La Versa e Mazzolino, per programmare appuntamenti e fare degustare le proprie eccellenze sulla rampa di lancio dell’anno 2020 del vino. Il banco d’assaggio con le dieci wineries d’Oltrepò Pavese è stato preceduto da una masterclass magnum che ha fatto breccia nei palati più che nei cuori dei partecipanti internazionali, in molti casi sorprendendo per la qualità e per la tipicità, oltre che per il metodo #Oltrepodocg, naturalmente metodo classico Pinot Nero anche in versione cruasè, brand che affascina e va fatto conoscere.

Il  direttore del Consorzio Oltrepò Pavese Carlo Veronese ha commentato soddisfatto: L’esperienza con il Gambero Rosso International è stata positiva e fa parte di una serie di tappe internazionali che hanno un senso strategico molto chiaro e molto concreto. Le prime due tappe, Copenaghen e Parigi, hanno sortito effetti estremamente positivi. Ci vuole una convinta partecipazione proprio da parte dei produttori perché poi quando tornano a casa con tutte queste nuove relazioni hanno entusiasmo e credito da spendere per un progetto di crescita che non è solo personale ma è di un territorio del vino. La soddisfazione per chi fa questo mestiere, la direzione di un Consorzio, è proprio questa: fare crescere di valore un gruppo, nella concretezza del termine valore e nella lungimiranza dello stesso in termini di comunicazione e di immagine.

Coup d’essai réussi. Per Parigi. Per il vino. Per chi c’era. Chi non c’era si ritroverà probabilmente fra un mese a ProWein e poi Vinitaly, a Verona. Grandi o piccoli. Così va il mondo. Ed è un mondo che viaggia in fretta. Guai a perdere tempo.