#lepaginedelvino – Cà di Frara, Isimbarda, La Versa, Podere Bignolino e Prime Alture applauditi a Pescara Spumantitalia 2020.

I fatti di Canneto Pavese non rappresentano di sicuro un mondo – Oltrepò del vino – che da anni e soprattutto negli ultimi tempi sta lottando e lavorando per uscire dall ingiusto anonimato e recuperare una storia che è nel suo dna e ha radici profonde serie e di valore. Stiamo parlando del 60 per cento della produzione del vino Lombardo e stiamo parlando di eccellenze di cantine che hanno anche 150 anni di storia.

In questi giorni è partita una tournée di bollicine d’Oltrepo che da Pescara per il festival di Spumantitalia si sposta a Copenhagen poi a Parigi a Düsseldorf e Naturalmente approderà al Vinitaly di Verona.

Con sfide a suon di magnum di calici e Di etichette storiche che sono poesia della terra come scriveva soldati del mondo del vino .”.. l’obiettivo e’ conquistare fama e un valore che premi la qualità prezzo”  il mantra di Carlo Veronese direttore del consorzio Oltrepò. 

Se sbagliano pochi ed è giusto che siano “beccati” non è detto che debbano pagare i molti onesti che vedono deprezzare un territorio e i loro prodotti, ripetono tutti quelli che non si allineano ai piagnistei inutili.

“Lavorare la terra è fatica e investimento di tempo di impegno di attese … il mondo del vino oggi è anche complesso per la comunicazione per la globalizzazione per tutto quello che ci sta attorno “ dice Luigi Gatti, presidente del consorzio, un manager di livello internazionale più abituato a lavorare seriamente piuttosto che parlare inutilmente.

“I fatti di cronaca che coinvolgono chi bara continuano a deprezzare un mondo che ha valore e il suo valore è immenso ma solo potenzialmente immenso come il suo vino che – realmente e non potenzialmente –  è di alta qualità e ha tutte le carte per competere con l’estero”

Non a caso la sfida spumantistica  Italia –  Francia sia con il metodo Martinotti sia xon il metodo classico / champagne sta regalando grandi soddisfazioni anche a certe denominazioni che più classiche non si può. “E poi noi abbiamo una storia da salvaguardare ed è un valore aggiunto”.  La presenza della tipologia Spumante Metodo Classico, all’interno della DOC Oltrepò Pavese, risale alla nascita della DOC stessa avvenuta nel 1970. Una delle più antiche italiane. Nell’anno 2007 essa è stata svincolata dalla DOC, con D.M. 27 luglio 2007, per elevarsi alla categoria DOCG, permettendo di nobilitare ulteriormente questa regione.

La nascita di una Denominazione di Origine Controllata e Garantita per lo spumante metodo classico è legata alla storia, alla qualità e alla commercializzazione del Pinot nero, di cui l’Oltrepò Pavese è indiscusso territorio leader di produzione.  L’Oltrepò Pavese è infatti il primo produttore italiano della pregiata varietà di Pinot nero per la produzione di spumanti di qualità da più di 100 anni.

Prosegue Gatti: “Per il presidente di un consorzio Tutela e promozione avere una DOCG con sulle spalle e nel Dna una storia antica e affascinante come quella dell’Oltrepò Pavese è si motivo di orgoglio ma sopratutto invita alla responsabilità e all’impegno estremo per la valorizzazione di un patrimonio unico. Abbiamo un’eccellenza che fa parte della nostra storia – del terroir – del territorio… si chiama Pinot nero e abita sulle nostre colline trovando un luogo perfetto per esprime al meglio e in modo speciale le sue qualità nel calice. Abbiamo il nostro “champagne” e lo amiamo perché suona la musica di un metodo classico Made in Italy che è in grado di vincere concerti / competizioni importanti internazionali”.

“Tempo al tempo. Il Mondo del vino, il mondo dell’agricoltura, insegna che bisogna perseverare e sapere aspettare: aspettare non significa non fare significa muovere i passi giusti nella direzione giusta. E crederci piuttosto che piangere sulle sventure o le miserie di chi agisce in modo scorretto”

“Bisogna andare dritti sulla strada dell’onestà, della qualità e del rispetto della storia, complici e non vittime del progresso enologico e di quello legato alla comunicazione, mostrandoci capaci di accorciare distanze (ma non tempi) grazie al genio di molti  uomini geniali “che decidono di continuare a lavorare la terra. Dobbiamo fare viaggiare le nostre eccellenze, farle conoscere, testare, apprezzare, emozionare: sono loro che ci  permettono di irrigare di entusiasmo l’opera paziente e spesso resiliente di capaci produttori di vino”.