Se il vignaiolo ha radici al posto dei piedi

 #lepaginedelvino - Cosa succede se per caso porti un fotografo antropologo alla cantina di Boveri Luigi, Vignaiolo dei Colli Tortonesi? Succede che ti fotografa così un uomo che ha radici non piedi nella sua terra. Ed è una verità questa che si sente ad ogni calice. Famiglia compresa. Scatti di Massimiliano Verdino*

Boveri Luigi, Vignaiolo. Questo ci dice il logo dell'azienda agricola: sono un vignaiolo, non faccio il vignaiolo. È una dichiarazione d'intenti, una dimostrazione di appartenenza precisa che non lascia dubbi agli avventori. Entriamo subito in un contesto spazio-temporale magico: terreno marmoso-calcareo-sabbioso, come recita il contenitore di vetro che, come campione paradigmatico, viene posto sulla tavola già apparecchiata.

Vigne che si presentano con i meravigliosi colori autunnali. Siamo alla Cantina Boveri, di Luigi, uomo italico, dalle radici ben piantate nella sua terra, radici generate dalla fatica e dalla gioia di produrre vini che non temono confronti; una identità positiva costruita sulla consapevolezza della propria storia. Può raccontartela tutta a memoria, se vuole, la storia di quelle terre, ed è una storia alla quale si crede subito, senza dubbi, anzi ci si identifica immediatamente in quel mondo, anche se si è cittadini come chi scrive.

I profumi rimandano a esperienze indimenticabili fatte nei vigneti: profumi d'altri tempi che rievocano vini nobili, tra i migliori di tutte le cantine che ho visitato. Afrori immortali di terra, di fieno, di legni. E di mani,  sapienti e affaticate, orgogliose di fare quel vino.

Siamo sui Colli Tortonesi. In un piccolo mondo antico dove la nostra presenza rianima un borgo che sembra congelato nel tempo. Un mondo che viene dal passato come quello che troviamo alla Cantina Boveri, dove Luigi,  con la sua raffinata e appassionata tecnica narrativa, ci racconta di come la sua famiglia lo segua, in questa avventura che dura da una vita. La moglie Germana, mezzosangue romano, è lì vicino, concreta ed operativa: la sua fisiognomica ci sta dicendo che è tutto molto faticoso, difficile, ma bello bello!!!!

È ormai un rito irrinunciabile per la loro famiglia, uno stile di vita acquisito nel tempo. I figli, tre, giovanissimi, ma già iniziati all'esoterismo del vino e del mondo rurale: il più grande, tanto per dire, un bel giovanotto, quest'anno ha vendemmiato con il gomito ingessato... altro che Italian Style!

È lo stile della terra, che dà i frutti solo a chi la rispetta e a Dio piacendo. Una religione laica fatta di lune, umidità, azoto e antiossidanti naturali; e di mani terrose, nodose, oneste; di grappoli raccolti a mano, schiene curve doloranti, di facce in bianco e nero, tagli di luce teatrale, immagini fortemente contrastate, come le fotografie di Giacomelli, di filari interminabili.

 

Andiamo a tavola, incrociamo lo sguardo con la botte GAMBA ACACIA 3, un incontro fatale e beneaugurante: per lo spuntino (?!) ci faranno compagnia: il salame, la focaccia, la torta salata, gli agnolotti ripieni di manzo, affogati nel Boccanera, una delle Barbera prodotte da Boveri; e poi ancora il formaggio, il Montebore mica uno qualunque, ogni fetta è uno squarcio di arti manifatturiere, una sfida cosmica su tre piani; per concludere i krumiri, sculture armoniose di pasta-frolla: il tutto fatto a mano, in famiglia, soprattutto dalla famigerata ZIA, evocata in continuazione, ma tenuta gelosamente nascosta, come solo i grandi narratori sanno fare. E grazie al sapiente racconto Luigi ce la fa immaginare, quella zia, e il suo DNA mitocondriale, che porta da tempi immemori le informazioni genetiche della creatività per linea matriarcale.

Dna e uno stile di vita che nasce dalle genti italiche, ancora prima dei Romani: quelle genti che hanno resistito millenni a questo clima degli Appennini, delle Prealpi, delle Colline Tortonesi; si sono adattati e hanno sviluppato un modus vivendi infallibile, che resiste anche oggi, se trasmesso con responsabilità e riconoscenza.

Una missione atavica, generosa, che sembrava impossibile, ma arrivata a compimento fino ad oggi. E a pensarci bene è un preziosismo da custodire gelosamente, come fanno Luigi, Germana e la loro formidabile famiglia, consapevoli dell'unicità di quella terra, di quelle genti e dei frutti che riescono a generare, vini assolutamente unici.

Massimiliano Verdino* si è laureato nel 1992 in Fotografia all’Istituto Europeo di Design. Laurea in Antropologia Culturale alla Sapienza di Roma. Iscritto nell’Albo dei Giornalisti dal 1995 è autore di reportage fotografici di viaggio e d’indagine culturale, pubblicati su numerose riviste italiane e internazionali. È docente Miur di Cultura Visuale all‘ISIA e allo IED. Ha esposto i suoi lavori in prestigiosi musei tra i quali il Palazzo Ducale di Genova e il Museo delle Culture di Lugano. Collabora con importanti aziende per le quali ha curato l’immagine e realizzato campagne pubblicitarie con le maggiori agenzie come Young & Rubicam e Pirella. Il suo volume Inside Rugby edito da Federico Motta  è stato presentato al Salone di Francoforte. Ha fondato l‘Associazione Culturale BAUHAUS per la diffusione delle Arti Visive. E’ ideatore, insieme a Overtime,  del 1°Photofestival sullo Sport in Italia. Il suo sito: www.massimilianoverdino.com

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