Una vendemmia di qualità per la Lombardia

#lepaginedelvino - #vendemmia2019 | Non ci sono più le mezze stagioni. Il Paese scotta anche al Nord. L’acqua sta per finire. Se cerchi una notizia scontata alla quale tutti si attaccano come al carro del vincitore: qui sei nel Paese giusto. L’Italia dei tormentoni.

Se invece cerchi di andare oltre, sei lo stesso nel Paese giusto. L’Italia della ricchezza vitivinicola (e del turismo collegato se se ne rendessero conto tutti). Quella del bicchiere mezzo pieno, insomma. Quella che ha lo storytelling del vino nel suo DNA e nei sensi. Senza bisogno di inventare nulla, piuttosto valorizzare il buono e magari imparare meglio il senso di ospitalità da chi lo manifesta da sempre in modo naturale. A volte basta copiare, diceva la nonna. Messaggio per chi lo vuole capire.

In questi giorni di vendemmia precoce ecco il bicchiere mezzo pieno del progetto qualità del vino. In Lombardia e in Oltrepò Pavese per di più. In questa Italia del Nord che scotta. Quello di una vendemmia che sì, inizia sempre prima anche per via del caldo (e oltre il Po’, in certe zone, perfette per le bollicine è iniziata informalmente già da qualche giorno) ma anche che promette qualità. Meno resa più qualità. Si parla anche del 20 per cento in meno rispetto alla produzione dello scorso anno. Ne riparleremo a conti fatti quando il buon vino sarà stato venduto. Bene.

E pace ai suonatori. Anzi, brindisi convinti nei calici di Cruasé (acronimo che indica un marchio collettivo consortile per la versione rosé dell’Oltrepò Pavese Metodo Classico), come fatto martedì 20 agosto 2019, in modo sacrosanto alla splendida Tenuta Mazzolino, a Corvino San Quirico (PV), che ama e non da oggi la qualità e giustamente se ne fa un vanto come a ragione spiega Stefano Malchiodi, direttore di cantina perfettamente a suo agio nell’incontro con la stampa per l’avvio della vendemmia. Malchiodi sottolinea infatti come poco importa se siamo sotto i livelli di produzione, quello che conta è la raccolta della buona uva per il buonissimo vino…

La pensano così un po’ tutti, proprio un coro di calici d’Oltrepò, per questo brindisi – battesimo della vendemmia 2019 che è partita in Lombardia - e per fare l’avvio ufficiale Regione Lombardia, quest’anno, ha voluto scegliere l’Oltrepò del vino. Una scelta che premia un territorio assetato di Rinascita e di rivincita. E per questo si sta attrezzando.  QUI il servizio di Stefano Lorelli del TGRegionale della Lombardia).

L’assessore all'Agricoltura della Lombardia Fabio Rolfi ha voluto essere presente alla Tenuta Mazzolino e ha ribadito, uomo di poche parole ma concrete e competenti: Per quest'anno la stima è di una produzione del 20% inferiore allo scorso anno ma di buona qualità? Va bene.

Non dobbiamo inseguire la quantità, ma la qualità, il nostro primo obiettivo deve essere posizionare più in alto la nostra bottiglia per prezzo, grazie al valore del prodotto

Ha detto Rolfi e ha rincarato la dose per convincere chi il vino lo deve promuovere e vendere bene appunto: Ci vogliono strutture che propongono prodotti del territorio sul territorio, avete mai visto in Toscana proporre una carta dei vini con in testa etichette blasonate di altri territori italiani? Prima ci devono essere i nostri ottimi vini… 

Rolfi è andato già oltre le parole, perché c’è un progetto che sta partendo in Regione che si traduce nell’ Osservatorio regionale della Carta dei vini: Per capire il posizionamento delle nostre etichette nelle carte dei vini a partire da Milano.

Un progetto che deve interessare anche e soprattutto l’Oltrepò del vino, incalza Carlo Veronese, futuro direttore del Consorzio. Il signor Lugana, prima produttore e poi protagonista del successo del Consorzio Tutela di un’uva tipica del Lago di Garda, da settembre sarà il direttore del Consorzio Oltrepò e accettando con entusiasmo la sfida per un Territorio di valore ha dato il suo contributo alla festa della vendemmia di Regione Lombardia:

Il via ufficiale della vendemmia è sempre emozionante - ha detto Veronese -  perché promette il futuro del vino. Mi fa piacere che quest’anno Fabio Rolfi abbia scelto l’Oltrepò per dare l’avvio a quella che per certi versi è la stagione più importante del vignaiolo.

La raccolta dell’uva è di fatto l’avvio di un progetto che per questo territorio è più che mai importante perché punta a riconquistare leadership di qualità e di autenticità con i suoi prodotti storici e di punta che da sempre rappresentano la varietà e il potenziale unico di queste colline del vino.

La produzione in ettolitri della vendemmia dello scorso anno in Lombardia ha superato i 1,572 milioni di ettolitri di 'vino finito' (+55,03% rispetto alla sfortunata vendemmia del 2017), non tutti sanno che i vini lombardi, nel biennio 2017/2018, hanno fatto registrare il record delle esportazioni. Sul territorio lombardo si produce, per il 90%, vino a Denominazione di qualità, grazie a cinque DOCG, 21 DOC e 15 IGT. E che su queste colline armoniose e bellissime, in Oltrepò appunto, si può parlare di  patria della vitivinicoltura italiana con 13.500 ettari di vigneti. Qui operano 1700 aziende vitivinicole, alcune molto storiche, altre medio-piccole e a conduzione familiare, tutti contribuiscono a produrre il 62% del vino della Lombardia.

Terra di vino da sempre, è una terra che sa interpretare bene tanti vitigni ma ha una sua tipicità per così dire tre per tre come spiega bene Carlo Veronese: L’Oltrepò del vino è senza dubbio il primo terroir vitivinicolo di Lombardia con le sue tre principali tipicità: Pinot Nero, Riesling e Croatina. Ma raddoppia anzi triplica quando pensi al suo Pinot Nero che qui trova tre declinazioni perfette in una sola uva: il Metodo Classico, il Cruasé e il Rosso da invecchiamento.

Basta questa triplice da Pinot Nero per fare capire il suo potenziale. Ed è più semplice di quel che non si possa pensare. Foto servizio #MDidier @Consorzioltrepò

 

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