Speciale Oltrepò

IL BICCHIERE MEZZO PIENO

#lepaginedelvino - Il bicchiere, anzi il calice (ci piace di più), è sopra il tavolo. ON THE TABLE. E non lo diciamo in inglese, frase tipica studiando la lingua universale, perché lo vogliamo proprio scrivere in italiano. C’è una ragione ed è molto semplice: i calici sul tavolo sono diversi e sono riempiti quanto basta (qualità fa rima con moderazione) grazie a vini diversi.

I tavoli hanno: calici diversi, da bottiglie diverse, da vitigni meravigliosamente diversi e sono squisiti tavoli di lavoro. E di degustazione. E di studio. E di analisi anche commerciale oltreché sensoriale. Per rappresentare, alla fine del percorso e del lavoro, una terra del vino, storica certamente, come è la terra dell’Oltrepò Pavese, che vuole ritrovare radici, origini, qualità e mettere a frutto l’esperienza.

Anche quella negativa che se non insegna non è esperienza è vuoto. No, qui le botti (diverse) e le bottiglie sono piene e lo sono anche di passione. Per un mondo che ha caratterizzato e caratterizza da sempre questo territorio vitato che ha numeri e li può dire con orgoglio: la superficie totale vitata in Oltrepò Pavese vanta 13.500 ettari e il suo 80% è rappresentato da Docg, Doc e Igt (10.700 ettari, fonte Consorzio Vini Oltrepò, dati 2017). Oltre i numeri, da mettere sul tavolo anzi sui tavoli, ci sono i principali vitigni che hanno nome e cognome nelle radici di questa terra e si chiamano: Pinot Nero 2.800 ettari; Croatina 3.500 ettari; Barbera 2.000 ettari; Riesling 1.400 ettari; Pinot Grigio 1.400 ettari; Moscato 1.000 ettari.

CINQUANTA MILIONI DI BOTTIGLIE

Dopo la vigna, la vendemmia, il lavoro in cantina e la produzione ecco le bottiglie: ci siamo, e stiamo parlando di 50 milioni l’anno di bottiglie di vino. Sono i numeri dell’Oltrepò del Vino che fanno impressione se facciamo un paragone con un’altra terra - sempre lombarda e di grande eccellenza – come la Valtellina, come la Franciaorta ettari.

Qui ci sono un certo numero di varietà tipiche che costituiscono la ricchezza profonda (le radici) di un Paese, che contraddistinguono  una terra e per l’Italia è  un vanto il suo patrimonio di vitigni autoctoni! Sono segni indiscutibili di carattere e di personalità.

 La premessa e il tema della diversità non è ancora arrivata al punto. Il punto chiave è la qualità – e finalmente non più solo la quantità – argomento che ha convinto tutti ormai nel mondo del vino. Anche al Sud, meravigliose isole comprese. Argomento che ripaga e che ci fa conoscere come eccellenza del mondo, anche grazie al turismo enogastronomico, come specchio di una terra del vino che è bello conoscere, frequentare e degustare. Ovunque tu sia. Anche solo in un calice.

Il progetto per questa importante realtà produttiva della Lombardia è stato sostenuto dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio che al termine dell’incontro di Milano ha dichiarato:

L’Italia, a livello mondiale, è il più importante produttore di vino. Questo percorso, iniziato oggi, implica una maggiore collaborazione e coesione progettuale tra tutti i soggetti coinvolti finalizzata non solo alla valorizzazione dei nostri vini ma dell’intero territorio, sotto il profilo turistico ed economico.

Il mio obiettivo - prosegue Centinaio - è dare una mano al mio territorio, mettendo a disposizione la struttura del Ministero delle Politiche agricole, alimentari forestali e del Turismo e il Comitato Vini che abbiamo nominato. L’importante è che ci siano dei progetti importanti e vincenti da condividere. In quest’ottica sarà fondamentale continuare a fare squadra perché il potenziale dell’Oltrepò deve essere sviluppato nel migliore dei modi, e pronto per le nuove sfide che dovrà cogliere come l’OCM Vino, per permettere alle aziende di fare business e lavorare nel migliore dei modi. Dobbiamo, in ultimo, puntare sulla qualità di quello che produciamo, anziché solo sulla quantità, perché porterà ad un livello di reddittività maggiore. Da parte mia c’è la massima collaborazione. Occorre fare squadra e iniziare a essere orgogliosi del nostro territorio.

 

 

UN TAVOLO OLTREPÒ PER IL VINO

Il Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese volta pagina. Parte un progetto avviato ufficialmente dal ministro Gianmarco Centinaio che premia la qualità. In Regione, venerdì 14 dicembre 2018, è stato varato il lancio di un Tavolo Oltrepò voluto da Regione Lombardia, per iniziativa dell’Assessorato all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi con il coordinamento tecnico di Ersaf. Sei gruppi di lavoro corrispondono ai tavoli di Denominazione per valorizzare Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, Pinot Nero e Riserva Rossa, Riesling, Bonarda, Sangue di Giuda e Buttafuoco.

I tavoli dell’Oltrepò Pavese hanno dunque un nome e un cognome: sono tavoli di lavoro, vitigno per vitigno, i sei di cui sopra e sono laboratori e confronto di idee di esperti del territorio che il Consorzio ha messo a lavorare insieme per concretizzare un’idea e una strategia concreta per puntare alla qualità e alla valorizzazione del mondo del vino in Oltrepò.

I tavoli di denominazione – spiega il presidente e direttore del Consorzio Luigi Gattihanno  la caratteristica di avere esperti del settore di ogni singolo vitigno, per discutere, deliberare e promuovere il territorio attraverso prodotti più nobili, di maggiore valore naturalmente anche commerciale (prezzo sul mercato) attivando ragionamenti e aggiornamenti dei disciplinari secondo tecniche produttive di vinificazione all’avanguardia e attente, promuovendo campagne di comunicazione ben ragionate.

 

PINOT NERO: DECLINAZIONI DIVERSE

Se dici Pinot Nero, in Oltrepò, devi pensare immediatamente ad un genere che fa le bollicine e ad un altro genere che regala un grande vino rosso. Ma non solo. Ecco, sembra facile, ma non è così: questo lavoro di valorizzazione dei vitigni tipici che vuole portare avanti con determinazione il Consorzio Vini guidato da Luigi Gatti è l’inizio di una rivoluzione. Perché quello che era scontato non lo è più stato per tanti anni. E ci vuole questo ritorno alle origini. Con qualcosa in più: l’esperienza e l’evoluzione vitivinicola che nel nostro Paese è importante e fa scuola.

Il Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese, che esiste dalla primavera del 1977, evoluzione del Consorzio Volontario di Tutela dei Vini dei Colli dell’Oltrepò Pavese che già esisteva ha questo obiettivo di rinascita: vuole vivere il Rinascimento del vino partendo da qui. Dalla qualità e dai segni di carattere del suo territorio. Facendo gruppo.

Il territorio su cui insiste la Denominazione Oltrepò è la parte collinare dell’omonima zona situata a sud del grande fiume, il Po (così ben decantato da Gianni Brera) – spiega Luigi Gatti - e attraversa la provincia di Pavia da Ovest a Est. È un Oltrepò che vanta quattro valli orientate secondo la direttrice Sud – Nord e che collegano il clima mediterraneo marino della Liguria a quello più continentale della Pianura Padana. Con tutte le variabili che ritroviamo in una vigna. Si inizia da Ovest con la Valle Staffora, si prosegue con la Valle Coppa, la Valle Scuropasso, e la Valle Versa.  Siamo su una superficie estesa che incontra terreni e microclimi anche molto diversi tra di loro attribuendo, di conseguenza, diversità di vocazioni produttive viticole.  Zone più vocate a vitigni di bacca rossa, si alternano a quelle più idonee alle produzioni di uve bianche.

TRE MESI PER IL CODICE ETICO

Valori e variabili, ecco la ragione dei tavoli organizzati tecnicamente da Ersaf che è l'ente strumentale di Regione Lombardia, per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste  ed è un ente incaricato di svolgere attività tecniche e promozionali per lo sviluppo dei settori agricolo e forestale e per il territorio rurale, privilegiando trasversalità, multifunzionalità e integrazione.

Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia puntualizza così al termine dei lavori del Tavolo Oltrepò per il Vino lanciato il 14 dicembre 2018 a Milano, in Regione: Oggi abbiamo raggiunto un primo decisivo risultato che conferma la validità del percorso intrapreso, con l’obiettivo di puntare sulla qualità dei prodotti.

C’è grande soddisfazione perché l’Oltrepò ha un’occasione importante, ma da questo momento nessuno ha più scuse. La presenza del ministro Centinaio suggella una collaborazione tra Governo italiano, Regione Lombardia e Consorzio che funziona e per la quale voglio ringraziare tutti. Già da oggi a questo tavolo promuoviamo un equo bilanciamento della catena decisionale del Consorzio attraverso l’attivazione dei tavoli di disciplinare; l’approvazione e l’adozione entro tre mesi di un codice etico per tutta la filiera vitivinicola dell’Oltrepò; l’adozione del documento per il rilancio della filiera e del territorio per attivare azioni positive già dal 2019 e l’attivazione di un progetto specifico Regione/unioncamere – Camera di Pavia che mobilita risorse pari a 600.000 mila euro in tre anni per la promozione del territorio dell’Oltrepò.

 

UN NUOVO CONSORZIO QUALITÀ

Il Consorzio di Tutela dei Vini dell’Oltrepò Pavese ha recentemente rinnovato i suoi principali organi di governo: è stato avviato un processo di cambiamento che non è solo nelle persone e degli amministratori ma anche nella mentalità. Nella voglia di riunire chi vuole fare bene e con serietà per il Territorio. Il lavoro del vino insegna: ci vuole metodo e costanza. Ci vuole soprattutto il tempo nel vino, che sa rendere magiche le cose (i prodotti) se la direzione è quella giusta.

Nello specifico questi tavoli di denominazione avranno come obiettivo la valorizzazione e l'esaltazione delle biodiversità vitivinicole come spiega Luigi Gatti, presidente del Consorzio e uomo della terra d'Oltrepò con la sua azienda agricola La Legoratta di Rivanazzano Terme: 

L’eterogeneità orografica, geografica e microclimatica apportano così un variegato paniere di tipologie di vini all’unica grande denominazione Oltrepò Pavese, terza per estensione nel lo scacchiere delle Denominazioni italiane.

È semplice –  prosegue il presidente del Consorzio - il Pinot Nero trova la sua più frequente collazione e rispondenza qualitativa nella centrale Valle Scuropasso; il Croatina è ben rappresentata ed organoletticamente espressa al centro e nell’ estremità Est; il Barbera alternato al Croatina è più presente nelle due vallate occidentali; il Riesling più vocato nei terreni calcarei, è più coltivato nella centrale Valle Coppa.

Se dici Pinot Nero, poi, pensi ai cugini francesi e non deve essere per forza un senso di inferiorità: piuttosto un esempio. Spiega Gatti: Il Pinot Nero declinato nelle sue nobili bollicine da Metodo Classico DOCG e nei suoi grandi vini rossi, è coltivato su circa 3000 ettari attestandosi così vicinissimo alla posizione della Borgogna. È su questi elementi che il Consorzio, in sintonia con gli altri raggruppamenti di produttori, Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e il Club del Buttafuoco Storico, ha strutturato la propria strategia di rilancio di tutta la Denominazione, per i prossimi anni. 

C’è anche il ritorno di molti giovani al lavoro della terra ed è questa una spinta in più per ricostruire un patrimonio che conquista e non deve essere vittima di timidezze o di paure: C’è un grande entusiasmo nella nostra terra del vino e spesso viene dai piccoli produttori, da chi ha deciso di dedicare con passione la propria vita a prodotti che non sono così scontati perché vittime di variabili importanti – non ultimo il cambiamento climatico - ma che rappresentano una eccellenza e una storia del nostro Paese che va valorizzata.

DISCIPLINARI, PRODUZIONE, LAVORO

La sede della giunta regionale ha visto il varo di un progetto importante chiamato Un Tavolo Oltrepò per il vino che la Regione Lombardia, per iniziativa dell’Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi ha istituito, con il coordinamento tecnico dell’Ente Regionale di Sviluppo Agricolo e Forestale. 

Da cosa parte il lavoro del Consorzio varato ufficialmente in Regione Lombardia?  Sono stati ufficialmente costituiti i seguenti sei tavoli di Denominazione: Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG; Pinot Nero e Riserva Rossa dell’Oltrepò Pavese; Oltrepò Pavese Riesling; Bonarda dell’Oltrepò Pavese; Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese e Buttafuoco.

Spiega Luigi Gatti, presidente del Consorzio Vini Oltrepò: Il primo impegno è stato quello di dare corso all’iter di approvazione delle modifiche dei Disciplinari di Produzione che l’Assemblea consortile ha validato durante le ultime sedute della fine 2017 e dello scorso Febbraio 2018. L’impegno del precedente Consiglio di Amministrazione, era stato dedicato quasi unicamente alla ricerca di modifiche, che consentissero alla Denominazione Oltrepò Pavese, di invertire la tendenza quantitativa e di bassa immagine percepita dal consumatore e dalla ristorazione, verso quella qualitativa che per essere tale e credibile, deve partire da regole produttive severe, restrittive e richiedenti maggiore impegno professionale da parte di tutta la relativa filiera.

Si sono quindi aggiornate le indicazioni relative alla modalità di raccolta di alcune uve, si sono modificati alcuni parametri relativi alla resa in vino dell’uva, all’ abbassamento delle rese produttive in vigneto e si è rivista l’area di delimitazione della Denominazione, eliminando da essa alcuni comuni di pianura, poco vocati a produzioni di uve di qualità.

Altro ambito di modifica ha interessato la semplificazione o razionalizzazione dell’offerta per dare al mercato e al consumatore un’immagine più semplice e univoca da riconoscere dei vini dell’Oltrepò Pavese.  Si sono quindi individuate tipologie di vino che dovranno essere solo frizzanti o solo ferme a differenza di quanto avveniva e continuerà ad essere fino all’approvazione e alla conversione legislativa dei nuovi disciplinari. Inoltre si è ridotto il numero di referenze in quanto poco o per nulla utilizzate e di nessun interesse né di mercato né produttivo.

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