GUALTIERO MARCHESI UNA VITA UN FILM

#lepaginedelvino - La sua vita è un film. La sua vita si intitola Gualtiero Marchesi, dove il nome è altisonante e proporzionale persino al cognome. Basta e avanza. E il film - The Great Italian - uscirà nelle sale italiane a primavera: un'opera intensa di Maurizio Gigola in viaggio nell'Italia e nel Mondo di questo massimo interprete dell'alta cucina e della gastronomia mondiale @lucianarota

La sua vita è un film e un film lo è davvero, prodotto per il grande schermo e che dopo essere stato presentato in anteprima internazionale a maggio, alla 70ma edizione del Festival di Cannes, è annunciato in uscita nelle sale italiane la prossima primavera 2018. È un film che omaggia Gualtiero Marchesi e la sua arte. Un film interpretato da Gualtiero Marchesi e la sua arte: in tutte le forme. Come meglio gli si addice.

Si intitola The Great Italian.  Il film è figlio del regista Maurizio Gigola, che ha preso a cuore un progetto del cuore (o della passione che poi è al stessa cosa) e ha costruito prima una famiglia - quella di Food & Media -  e poi un anno e mezzo di lavoro per dedicare un omaggio a lui, Gualtiero Marchesi, capostipite indiscusso dell’alta cucina italiana, uno degli chef più influenti del panorama della gastronomia mondiale di tutti i tempi.

In viaggio con Marchesi, Maurizio Gigola e la troupe di Food & Media, hanno incontrato in Italia e nel mondo, l’eccellenza del food. Così la vita di Gualtiero Marchesi è ora un film per tutti. Un omaggio di eternità che rende più dolce la tristezza di questi giorni, che annunciano la sua scomparsa (i funerali sabato 30 alle 11 nella Chiesa di Santa Maria in Suffragio, a Milano). Così viene servito - e per sempre - un viaggio nell’alta cucina che spazia da Venezia alla Francia, da Trieste al Giappone, attraverso le testimonianze dei suoi più noti protagonisti.

Ed è un racconto di musica, di sapori, di colori, di arte, di sensazioni e di cultura, alta e verace. Ed è un film da scoprire in religioso silenzio, gustandosi ogni portata in una serata organizzata da Food & Media, lo scorso 13 dicembre 2017.

Nelle immagini che scorrono all'Anteo, in una anteprima di classe e per pochi fortunati, eccolo The Great Italian da raccontare e spiegare, in omaggio a Gualtiero Marchesi. Un breve estratto che mette molta acquolina ma sai già che ti sazierà completamente. Quando sarà il momento.

Un ritratto da proporre nella sua cornice più naturale, Milano, orgogliosa da sempre del suo Gualtiero Marchesi, che adotta per sempre oltre alla sua arte anche questo film per il grande schermo, dedicato al maestro di cucina che il mondo ha saputo apprezzare. E fa proprio pensare ad un'arte che non avrà fine. Ancora più eterna se ci rifletti in questi giorni della scomparsa. 

A Milano. La sua città. Nell'Oltrepo' Pavese, dove trova le sue origini anche gastronomiche (a San Zeone Po come il suo amico Gianni Brera...). A Parigi. A Parma. A Venezia. In Giappone. Nel mondo.

Perché Gualtiero Marchesi, interprete e protagonista di una vita come un film, è proprio uno chef cittadino del mondo. Protagonista anche a 88 anni quando saluta tutti e se ne va, con quel sorriso elegante. Che nasconde sicurezza, genio, signorilità e una personalità mai scontata, per nulla incline alla moda, piuttosto pronto a fare lui: tendenza. E controtendenza.

Ecco, Gualtiero Marchesi è un film. Che ti viene servito in anteprima, in una gelata sera di dicembre, nel magnifico Palazzo del Cinema Anteo, a Milano. Una Milano da mangiare, più che da bere, e in sala cinematografica.

Te ne stai lì comoda in poltrona, a goderti lo spettacolo di una anteprima raffinata e con bella gente, come se per una sera non ci fosse posto per tutto quel brutto del food che imperversa in tv e in giro, anche quello della comunicazione, troppo spesso gridata e volgare (più che popolare) che fa venire la nausea da cibo. E da chef.

Non questo. Che è Il Cuoco, Lo Chef. Non questa volta. Davanti alle immagini di un Maestro capace di ribaltare concetti superati dal tempo, un modo di vedere e di gustare con un piatto, mille piatti, che sono alta cucina, ma sono anche arte e musica. La sua musica.

Il viaggio voluto da Maurizio Gigola (con una colonna sonora composta ad hoc che incanta) racconta proprio questa musica. Un viaggio che è durato un anno e mezzo e ha un compito importante: raccontare l'arte di un uomo che è eterna.

Così il viaggio continuerà con tre  importanti progetti per il 2018, anticipati proprio quel 13 dicembre a Milano: si intitolano  Il vino e la storia: un testimone nei territori del mondo, L’eccellenza della cucina regionale in Italia, Il cibo e la spiritualità Shinto nel Giappone di oggi.

E puoi giurare che ci troverai ancora lui a muovere i fili. I fili dell'arte di Gualtiero Marchesi. Da protagonista a regista. Sicuramente Gigola è d'accordo, anzi, l'hanno studiata insieme questa cosa quei due là.  Un film che è vita. E non ha una fine. 

Gigola: il mio protagonista perfetto

Presentato in anteprima internazionale a maggio, alla 70a edizione del Festival di Cannes,  The Great Italian, film per il grande schermo dedicato a Gualtiero Marchesi, è tornato lo scorso 13 dicembre a Milano con un breve estratto curato e raccontato dal suo regista Maurizio Gigola.

Milanese, uomo rivoluzionario, sognatore e curioso di tutte le arti, dalla pittura alla musica (la sua è una famiglia di musicisti) la storia di Gualtiero Marchesi è il punto di partenza di Food & Media, un progetto, una realtà, un movimento, che ha fra i suoi obiettivi la mission di  raccontare le storie e le persone che si celano dietro al mondo affascinante, sensoriale e unico del cibo e del vino.

Abbiamo chiesto al regista del film Gualtiero Marchesi - The Great Italian, Maurizio Gigola qualche parola di saluto al grande Maestro e lui ci ha  detto: Era tutta la vita che desideravo girare un film su Gualtiero Marchesi.  Ammiravo la sua grande passione, la capacità di rivoluzionare la cucina, la sua curiosità. Non avevo nessun contatto e sono andato semplicemente a bussare al suo ristorante.

Alla fine il suo entusiasmo mi ha contagiato e il film è venuto fuori quasi da solo. Lui era un attore nato, sempre perfetto e a suo agio davanti alla telecamera.

Gualtiero Marchesi è stato un artista anche in questo - ha detto detto Maurizio Gigola, amministratore delegato e producer di Food & MediaSono triste e sconvolto dalla sua scomparsa, e sono vicino anche alla sua famiglia.

Come regista Maurizio Gigola da sempre ha desiderato  raccontare la storia di Gualtiero Marchesi: una figura dominante della cucina made in Italy, che ha avuto come allievi ai fornelli chef stellati come Carlo Cracco, Davide Oldani, Enrico Crippa, Andrea Berton, Daniel Canzian, Paolo Lopriore, Pietro Leemann, Ernst Knam, tutti presenti nel film a raccontarsi attraverso i loro piatti e soprattutto a raccontare e celebrare Marchesi e la sua rivoluzione, insieme con Massimo Bottura e il fondatore di Slow Food Carlin Petrini.

 

 

 

Food and Media: un viaggio e tre progetti

In viaggio con Gualtiero Marchesi, Maurizio Gigola e la troupe di Food & Media, hanno incontrato in Italia e nel mondo, l’eccellenza della gastronomia mondiale. Un viaggio nell’alta cucina da Venezia alla Francia, da Trieste al Giappone attraverso le testimonianze dei suoi più noti protagonisti.

Un viaggio durato un anno e mezzo, che ora continua con tre nuovi importanti progetti per il 2018, anticipati in occasione della conferenza stampa di Milano lo scorso 13 dicembre 2017, al Cinema Anteo:  Il vino e la storia: un testimone nei territori del mondo;  L’eccellenza della cucina regionale in Italia; Il cibo e la spiritualità Shinto nel Giappone di oggi.

Per entrare nel clima dell'eccellenza made in Italy regionale ecco un trailer che racconta proprio la Lombardia e l'Oltrepo' Pavese, terra che ha dato le origini a Gualtiero Marchesi, natio di San Zenone al Po

Nata nel 2015 a Londra, Food & Media, la company che ha prodotto il film Gualtiero Marchesi -  The Great Italian, si unisce dal 2017 a Luca Rossi, storicamente legato al mondo della discografia e cinematografia in Europa e  negli Stati Uniti.

Si tratta di una vera e propria media company verticale, che opera nel settore del food and beverage, orientata in particolare alla promozione del made in Italy, con l’ambizione di portare brand e storie di territori all’attenzione internazionale con tutti gli strumenti media disponibili - cinema, web, televisione, digitale - attraverso un sistema di distribuzione innovativo.

Un sistema che passa anche per il canale educational, attraverso il coinvolgimento di grandi istituzioni come CIA (Culinary Institute of America ) - USF (University of S.Francisco) - New School (New York) insieme ad alcune accademie di cucina italiane.

Gualtiero e Gianni da San Zenone al Po

Ci vorrebbe Renzo Merli per parlarti di Gualtiero Marchesi e delle sue origini in Oltrepo'. Così inizia il ricordo di Mario Maffi, l'enologo per eccellenza del Territorio Oltre il Po appunto (ma non solo), un punto di riferimento anche storico del vino e del vino che si abbina al cibo. Come deve essere fatto. 

Ci vorrebbe Renzo Merli, scomparso poco tempo fa, e ci vorrebbe Gianni Brera, per scrivere ancora una volta di lui. Ti spiega Maffi. Brera da San Zenone al Po. Come lui. Come la dinastia Marchesi che da quelle parti iniziò il percorso... come una serie di chef che - strana coincidenza - sono proprio originari di lì (fra questi un altro stellato come Mario Musoni).

Dice Mario Maffi:  Prima di tutto bisogna dare a Marchesi quel che è solo di Marchesi:  il merito di essere stato il primo a dare lezioni di stile in un mestiere antico ma difficile come il suo. Il primo Maestro, il primo nel modo, nel portamento, nello stile. Il primo nello stile dell’accoglienza: questa è la più importante eredità che secondo me lascia Gualtiero Marchesi.Un signore dell'alta cucina che poteva essere originario di una corte inglese, non delle campagne del nostro Oltrepo'. 

Ci vorrebbe Gianni Brera... continua Mario Maffi: Lui lo portò da Moretti in Franciacorta - spiega l'enologo - per gestire l’Albereta. Un fatto che gli cambiò la vita. Lui, Brera, gli voleva bene. Giocavano da bambini insieme. Ed è detto tutto. Quanto al suo rapporto con i vini si dice che non fosse molto sentito, non posso smentire, posso però dire che per le carte dei vini sapeva a chi affidarsi, almeno ai tempi. Si appoggiava a gente di cui aveva fiducia ed erano ad esempio Angelo Solci o Giuseppe Meregalli, amici di una vita. Parlo di quel Solci, della storica omonima enoteca di via Morosini a Milano, il primo grande intenditore di vini che mi parlò di un certo Marchesi di ritorno dalla Francia, come di uno chef capace di stupire il mondo... Era la fine degli anni settanta e si iniziava a parlare del suo modo di proporre la cucina e di credere in questa cucina innovativa. Si parlava della predisposizione e della passione di questo Gualtiero Marchesi.

Per  molti è stato un maestro d'arte: è vero, è stato un artigiano del settore, il primo, il capostipite. Capace di creare qualcosa di unico nel mondo della cucina. Un uomo dalla forte personalità, capace di ribellarsi al mondo della comunicazione (guide, punteggi, giudizi…).

Le stelle? Il primo a trarne beneficio e il primo ad allontanarsi da loro:  quando capì che le cose stavano cambiando troppo rapidamente e che, in certi casi, si vendeva più l’immagine del contenuto.  La sua serietà di fondo, il suo essere un tipo che non scende a compromessi tanto facilmente lo ha portato ad essere inimitabile.

Ed è stato un Maestro nel vero senso della parola: per quello che ha avviato e trasmesso, la passione in particolare e ne sono testimonianza il numero importante di chef suoi allievi primo fra tutti Davide Oldani che ha ereditato il suo spirito innovativo, la passione e la capacità di proporre grandi piatti a prezzi accessibili.

Maestro per quanto ha dato alla scuola: capace di creare un’Accademia della cucina come quella di Colorno, protagonista in prima persona del recupero della Reggia di Colorno, al servizio della accademia della cucina, in un contesto dove cultura, professionalità e ambiente si fondono in un equilibrio perfetto.

Alla sua scuola o forse dovrei dire corte mi ci portò Lorenzo Nosvelli - spiega Mario Maffi -  in una delle nostre gite pasquali, dopo un pranzo indimenticabile a Soragna, nel parmense,  in una trattoria a 15 km da Colorno. Mi affascinò quella Accademia, forgiata in un ambiente piacevole, da signori e lo vidi quella volta nel piazzale, Gualtiero Marchesi, che incantava con gesti e parole un gruppo di giapponesi. Erano vent’anni fa…

Uno spirito libero, arguto e coraggioso

Nel suo speciale saluto al Maestro, la Fondazione Gualtiero Marchesi ha diffuso materiale e informazioni che ritraggono il valore e l'esempio del grande cuoco, personaggio unico del mondo della alta cucina internazionale.

Ci piace riportare qui in questo speciale a lui dedicato il suo Decalogo del cuoco che ha condiviso con il Comitato Scientifico della Fondazione, riunitosi a Milano nella sede dell’Accademia Gualtiero Marchesi il 18 febbraio scorso.

Fanno parte del Comitato presieduto dal maestro della nuova cucina italiana la regista Andrée Ruth Shammah, il pianista Antonio Ballista, l’architetto Mario Botta, il compositore Giacomo Manzoni, lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari, Davide Rampello, direttore artistico del Padiglione Zero di Expo 2015, gli artisti Nicola Salvatore e Aldo Spoldi, il filosofo e storico del design Aldo Colonetti e il filosofo Salvatore Veca.

Il decalogo, anticipato questa mattina dal magazine di Expo2015 nasce dal bisogno di chiarire nella terminologia (in italiano si dice cuoco e non chef. E semmai Chef de cuisine!) e, soprattutto, nella sostanza il ruolo del cuoco.

  1. Cuoco è un mestiere o meglio ancora è un servizio, un ministerium.
  2. La divisa, candida, individua della sua funzione le caratteristiche essenziali: l’onestà, la pulizia, il rispetto.
  3. La legge del cuoco è la ricetta di cui è esecutore, ricordando che ogni buona esecuzione presuppone una quota d’interpretazione, attentamente dosata, non eccessiva ma neanche assente, introdotta con rispettosa discrezione. A un livello più alto sta il compositore.
  4. Ai diversi gradi di esperienza e conoscenza corrisponderanno tre figure: l’esecutore, l’interprete e il compositore. Per raggiungere questi traguardi, il cuoco dovrà impadronirsi della tecnica e aver fatto pratica di tutte le partite: antipasti, primi, carni, pesci e pasticceria anche se, poi, deciderà di dare il meglio di sé in una di queste.
  5. Un elemento importante per arricchire le proprie esperienze gastronomiche, è sicuramente la conoscenza di luoghi: dell’acqua, della terra, dell’aria che del carattere del territorio conservano memoria dando a frutti e animali sostanza e gusto; degli abitanti e del clima, con cui gli uni e gli altri devono inevitabilmente misurarsi.
  6. Lo studio delle culture alimentari di altri Paesi, può contribuire a formare una conoscenza più ampia dell’arte culinaria e delle sue realizzazioni con differenti aspetti e contenuti.
  7. La capacità di un cuoco poggia su due pilastri: la conoscenza della materia e dei modi di trattarla nel rispetto della sua natura.
  8. Soluzioni tecniche e virtuosismi non possono prescindere dalla conoscenza di tecnica e materiali nella concezione e nell’esecuzione. La tecnica è uso appropriato, controllato e non distruttivo, degli strumenti più adatti all’operazione che si sta eseguendo, senza uccidere la materia.
  9. Ad ogni preparazione, il cuoco deve sapere perfettamente cosa è giusto fare: quali sono tempi e modi della cottura, l’esatta temperatura e, ove necessario, la durata della stabilizzazione, giacché anche il riposo è parte importante del trattamento, come la pausa o il silenzio nella partizione musicale. La presentazione finale dipende molto dalla scelta del contenitore più adatto.
  10. Uno dei compiti che fanno onore al buon cuoco, è quello di divulgare e incrementare la cultura gastronomica, per un verso insegnando a mangiar bene e correttamente con il cibo offerto in tavola, per altro verso istruendo i giovani e passando il testimone a chi lo merita, introducendolo alla Cultura gastronomica, che quando è veramente tale è esperienza consapevole, ricerca applicata in continuo perfezionamento e adattamento alla vita.E infine, creare è: NON COPIARE! Senza per questo inseguire il nuovo, il mai visto come attributo di per sé qualificante: possiamo riconoscere la novità tanto nel conosciuto quanto nello sconosciuto, importante è che attinga alla verità.  L’arte è il porsi in opera della verità.  Gualtiero Marchesi Fonte Gruppo Gualtiero Marchesi - Sara Vitali cinquesensi.it

L'esempio è la più alta forma di insegnamento

Se è vero che il futuro dipende da ognuno di noi, allora il futuro è già. L’unico modo per intravederne le mosse è di fare un passo indietro. 

Nel caso della cucina, un passo indietro fino alle radici dei nostri sapori.  Guardarsi in casa, ricordare, perché un presente senza memoria è pericoloso. 

Chi ricorda sa e allora può attualizzare un piatto, renderlo moderno senza tradirne lo spirito. Non sopporto chi ingolfa le ricette con una quantità inverosimile di ingredienti, possibilmente molto cari.

È chiaro che, rispetto ai bisogni e ai gusti di cinquant’anni fa, andiamo verso una maggiore semplicità da cui dipende l’attrazione dei giovani verso le cucine orientali.  Naturalmente, c’è anche il rovescio della medaglia, quando si scivola dalla semplicità all’omologazione.

Per questo mi interessa conoscere cosa mangiano i giovanissimi, ripartendo da lì, da una diversità spesso negata. Non esiste, a mio giudizio, una cucina alta o bassa, ma una cucina che, a qualsiasi livello, si divide salomonicamente in cucina buono o cattiva. Anche un panino sa essere pessimo, oppure dirti qualcosa, al di là dell’immediato soddisfacimento della fame.

Qualche giorno fa, ho visto in via Madonnina, a Milano, una testa scolpita così essenziale che oltre non si poteva andare. Un esempio di purezza, dove non c’è più margine per modificare. Che bello! 

Quando provi questa emozione significa che nella semplicità affiora anche una parte di invisibile. Significa che il diversamente buono e il diversamente bello hanno, per un attimo, trovato la forma in cui esprimersi.

Per i cuochi, quelli veri, la materia è il fine e il mezzo della loro arte. Nella materia è già suggerita la composizione. Penso di essere un buon maestro, visto i risultati ottenuti dai miei discepoli.

Per insegnare non bisogna avere segreti e incontrare qualcuno che si ponga continuamente delle domande. Intanto, abbiamo gettato le basi di un’Accademia che rappresenterà la parte propulsiva della Fondazione Gualtiero Marchesi, e in quell’ambito vorrei coinvolgere tutti i miei discepoli.

Una bella compagnia di cervelli, per non parlare dei caratteri.

Gualtiero Marchesi

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