RITORNO IN BORGOGNA UN FILM DA DEGUSTARE

@lucianarota Ci sono storie di vino e di vigneron che arrivano dritte al cuore. Senza tanto rumore. Le scintille le fanno i sentimenti e l'allegria un po' magica della vigna. Della cantina. Del mosto. Della raccolta. Della vendemmia in gruppo. Della degustazione con e senza ghirigori. Del fare il vino e amare tutti i suoi momenti. Anche quelli duri. Dell'incertezza. Delle regole sorpassate. Di quelle nuove che sono rispetto per la natura.

Sono storie di generazioni. Banale? Non lo è qui, in questa pellicola che si srotola di padre in figlio con la delicatezza, il fascino e alla fine la fermezza di due donne. Protagoniste come la vigna di un racconto e di un raccolto di sentimenti.

Intrecci fra le cime di una vigna da potare di amicizia, di amore fraterno, di amore. Di giovani che diventano maturi. Come l'uva. Come il vino. Che senza amore non si fa... che va aspettato. Come l'amore.

Tutto qui. Dirai tu. Molto di più ti dico io. Perché se sai raccontarli questi sentimenti banali, di tutti, di noi, senza cadere nella retorica. Divertendo quando serve. Facendoti venire qualche brivido e lacrimuccia in altri frangenti. Beh, significa, che monsieur Cédric Klapisch - il bravo regista - e i suoi ottimi interpreti - Pio Marmaï, Ana Girardot, Franҫois Civil, Maria Valverde - hanno fatto bene assai il loro dovere.

Si capisce poi, bicchiere dopo bicchiere, che dietro c'è proprio il ciclo della viticoltura. C'è ovvero l'amore per il vino. Mica poco! Buona degustazione adesso. E buio in sala.  Non senza puntualizzare che: #RitornoinBorgogna è una storia francese che potrebbe benissimo essere stata raccontata anche altrove. E persino al di là dell'emisfero. Dove il film gira... senza perdere la testa per l'altro mondo. Solo per sapere tutte le cose del mondo. Del vino. Basta e avanza. 

Francia – 2017. Durata: 113 min. - 2,39:1. AL CINEMA DAL 19 OTTOBRE - distribuito da Officine UBU – www.officineubu.com

 

La Borgogna in una pellicola

Ritorno in Borgogna è la storia di Jean che dieci anni prima ha lasciato la famiglia, proprietaria di un grande vigneto a Meursault in Borgogna, per girare il mondo.

A causa della malattia terminale del padre, decide di lasciare temporaneamente l’Australia, dove viveva con la moglie e il figlio, per tornare a casa e riunirsi con la sorella Juliette e il fratello Jérémie.

Ma la morte del padre poco prima dell’inizio della vendemmia ricopre i fratelli di nuove responsabilità, tra le quali la ricerca di una grossa somma di denaro con la quale pagare le tasse di successione.

Al ritmo del susseguirsi delle stagioni, i tre giovani adulti riscoprono e reinventano i legami familiari, uniti dalla passione per il vino.

Il Cast Artistico:

Pio Marmaï - Jean
Ana Girardot - Juliette
Franҫois Civil - Jérémie
Jean-Marc Roulot - Marcel
Maria Valverde - Alicia

Yamée Couture - Océane
Karidja Touré - Lina
Florence Pernel - Chantal
Jean-Marie Winling - Anselme
Eric Caravaca - Il padre

Un film armonico e diVino

C'era il rischio di fare un film troppo tecnico. O troppo poco tecnico. Perché il mondo del vino ha tutto un sapere, una cultura (e coltura) da rispettare. Perché a volte essere tecnici è noioso, viceversa essere troppo superficiali dà fastidio soprattutto e anche a chi ne sa.

Insomma, lui, il regista Cédric Klapisch ha saputo bilanciare bene due aspetti così lontani e ne è uscito un film ARMONICO dove tutto il linguaggio, tutte le tecniche collegate alla viticultura sembrano essere da sempre state assorbite da chi è in sala, seduto a degustarsi la pellicola. 

Come avrà fatto Cédrick? Lui, il regista vignaiolo, risponde così:

Ci ho pensato tanto. Non ho mai finito di pensarci. Con Santiago abbiamo poi risolto la questione facendoci aiutare: sia lui che io siamo molto legati alla cultura del vino, ma abbiamo capito subito che ci voleva qualcuno che conoscesse la Borgogna molto meglio di noi.

C’erano un sacco di cose che dovevano essere approfondite per la scrittura del film. - prosegue il regista - E noi lo abbiamo fatto direttamente con Jean-Marc Roulot, a casa sua, dove abbiamo scattato le foto nel 2010.

Lui è stato sempre molto collaborativo e recettivo. La collaborazione è stata molto importante. Revisionava sempre le bozze della sceneggiatura, correggendo le nostre frasi parigine, e migliorandole con una moderna autenticità del mondo della viticoltura.

Ci ha spiegato la differenza tra la coltivazione organica e biodinamica, tra il vino naturale e tradizionale. Lui, come gli altri viticoltori della Borgogna, ci hanno insegnato tutto dell’agricoltura moderna in generale.

Un tema molto ampio – agricoltura sostenibile, problematiche specifiche della Borgogna, etc. A volte, però, quando Jean-Marc traduceva quello che avevo scritto in un linguaggio più specifico, dovevo ri-tradurlo in un linguaggio più universale. Quando Juliette dice “La fermentazione malolattica è stata molto veloce quest’anno”, probabilmente solo il 10% delle persone sa di cosa si tratta. Ho deciso di mantenere questa frase, ma l’ho circondata da elementi che potessero fare capire che sta parlando di una fase della vinificazione.

 

Le stagioni del vino

In Ritorno in Borgogna Cédric Klapisch non ha solamente ripreso la natura, ma anche le stagioni… Un'opera cinematografica davvero naturale. Rispettosa dei cicli della Natura.

Dice il regista: Ho dovuto convincere Bruno Levy a girare per un anno intero. Lui avrebbe girato solo  per due stagioni anziché quattro. Non mi convinceva perché il ciclo della natura doveva essere rispettato. Non potevamo fare in altro modo: la bellezza dei colori dell’autunno che possono essere visti solo per quindici giorni, ad esempio, dove li andavamo a riprendere?

Avremmo dovuto girare in quel periodo, altrimenti non avrebbe funzionato. Anche per il raccolto, e per le due settimane precedenti, non sapevamo quando sarebbe successo. In un vigneto come quello di Jean-Marc Roulot, la vendemmia dura tra una settimana e dieci giorni negli anni migliori.

Quando Ana schiaccia gli acini nei tini, abbiamo avuto solo quattro o cinque giorni per girare quella scena. Siamo tornati un giorno a gennaio perché aveva nevicato. E in primavera i fiori dei frutti fioriscono solo per una settimana. Le grosse foglie delle viti crescono in tre settimane. L’intero film è stato fatto al contrario. Non abbiamo deciso i giorni delle riprese, è stata la natura a decidere.

 

 

Il vino secondo il regista

Spiega Cédric Klapisch un uomo del vino come suo padre: Non c’è bisogno di girarci troppo attorno: chiaramente, per me, il vino è mio padre. Conosco il vino attraverso mio padre – che praticamente non beve altro che vino della Borgogna.

Quando iniziai a bere (attorno ai 17-18 anni) mi fece assaggiare il suo vino. Grazie a lui ho imparato ad apprezzarlo. Fino a poco tempo fa, portava me e le mie sorelle alle degustazioni nei vigneti della Borgogna.

Era una sorta di rituale, una volta ogni due anni circa. Quando avevo ventitré anni e studiavo a New York, lavoravo come cameriere in un ristorante francese. Eravamo circa quindici tra camerieri e cameriere, ma capii di essere l’unico che sapeva come consigliare un vino.

I miei colleghi americani mi chiedevano “Come fai a distinguere un Cote du Rhone e un Bordeaux?” Ho capito in quel momento che il vino ha una propria cultura. In letteratura si può dire che è necessario leggere molto per distinguere un autore dall’altro. Con il vino, uno deve bere molto per capire le differenze tra le varie regioni e i loro diversi sapori.

Mio padre mi ha trasmesso la cultura del vino e questo interesse per la Borgogna. Per questo ho sempre associato il vino all’idea del film. Ho intuito che il motivo che mi avrebbe spinto a fare un film sul vino sarebbe stata la voglia di parlare della famiglia.

Quello che ereditiamo dai nostri genitori, quello che trasmettiamo ai nostri figli. La scelta della Borgogna mi è sembrata ovvia, anche se nel frattempo avevo “scoperto” altri territori, come Bordeaux.

In Borgogna, le aziende sono, in generale, più famigliari. Nel Bordelais, le superfici sono molto più grandi e nella maggioranza dei casi i terreni sono industrializzati al punto di essere gestiti da grandi gruppi finanziari.

Le problematiche del film sarebbero state completamente differenti. In un certo senso, la scelta di un’altra regione viticola francese (Alsazia, Linguadoca, Cote-du-Rhone, Beaujolais, etc…) avrebbe sviluppato tematiche ben diverse…

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