La pubblicità in un sorso di poesia

#ilbicchieredellastaffa - L'arte della pubblicità si mette in mostra, alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma). Si intitola Pubblicità la rassegna dedicata alla nascita della comunicazione moderna (1890-1957) ed è aperta sino a tutto il 10 dicembre 2017. @Matilde_Pozzi1

La prima giornata uggiosa dal sapore autunnale mi porta alla scoperta di uno dei miei mondi artistici preferiti: quello dei manifesti pubblicitari d’epoca, in particolare quelli del primo Novecento.

Sole e cieli azzurri di questi ultimi mesi lasciano spazio a una pausa di riflessione visiva, che rapisce lo sguardo, che mi porta ad immergermi nella storia e nei personaggi che questi manifesti raccontano, con tratti unici e una creatività potente e immediata, di cui sento già la nostalgia.

La mostra è ambientata all’interno della meravigliosa Fondazione Magnani-Rocca, a Mamiano di Traversetolo, siamo in provincia di Parma. Per me è diventata un punto di riferimento, poiché ospita nel corso dell’anno mostre che spesso hanno coinciso con le mie preferenze artistiche, orientate al Futurismo, al Liberty e Déco.

È un piacere scoprire che la maggior parte dei manifesti in mostra provengono dalla Galleria L’Image di Alassio, di Alessandro Bellenda, un luogo incantato per gli amanti del genere. Una galleria che racchiude un tesoro di emozioni fatte manifesto, ricercate e selezionate sapientemente da un intenditore, Bellenda, sempre pronto a raccontare i retroscena dei manifesti e gli aneddoti storici.

Duecento le opere in mostra dalla fine dell’Ottocento fino all’inizio del mitico Carosello. La mostra, con i suoi manifesti, ci racconta la nascita e lo sviluppo in Italia della pubblicità, con l’avvento dell’illustrazione come strumento persuasivo.

Il rapporto fra illustrazione e messaggio pubblicitario è strettissimo. Il prodotto spesso è rappresentato lievemente, evocato e descritto col suo nome attraverso la marca, abbinato ad uno slogan che ne rafforza le caratteristiche e l’unicità. Diversi i manifesti presenti, vere opere d’arte di grandi maestri come Cappiello, Dudovich, Mauzan, Boccasile, Codognato, Nizzoli, Carboni, Testa.

Il manifesto pubblicitario, opera di questi artisti, porta con sé una missione estetica, persino educativa per la società. Un tripudio dello stile Liberty a fine Ottocento/inizio Novecento che vede una contaminazione fra arte e mercato.

È il momento dell’ascesa dei nuovi status-symbol: l’automobile, la villeggiatura, l’abbigliamento, il cibo. Ddue nomi fra tutti: Campari e i grandi magazzini F.lli Mele di Napoli.

La grafica adotta immagini seduttive che rispecchiano il gusto del tempo, forme sinuose, scelta del lettering che enfatizza queste forme e le segue. Spicca l’officina Giulio Ricordi, a inizio Novecento fra le officine più produttive. Gli stabilimenti litografici richiamavano a quel tempo grandi artisti, come Hohenstein e Dudovich, che disegnavano alcuni dei manifesti più belli e innovativi.

Senza timore ho sempre paragonato il manifesto pubblicitario al quadro: con questa mostra ne ho la riprova. Come previsto da Depero nel suo Manifesto dell’arte pubblicitaria futurista, la pubblicità può diventare poesia quando si esprime a questi livelli. Fa sognare, coinvolge lo spettatore e lo proietta con pochi tratti e colori in luoghi di villeggiatura ancora oggi da sogno (magistrale immagine di Portofino Kulm di L. Cappiello).

Quando entri sulla destra trovi una saletta con un video. Mi raccomando, prima o dopo la mostra, siediti a goderti del film per intero (dura circa 40min.). Un documentario che regala uno squarcio della vecchia Milano, così affascinante, in fermento dopo la guerra, con la sua vivace voglia di ricostruzione e normalità. Una Milano in cui i manifesti fanno capolino lungo le strade e strizzano l’occhio al passante curioso, attirandone l’attenzione. Noi, spettatori di questo nuovo secolo, non possiamo fare a meno di rimanere incollati al video, a questo film documentario che ci trasporta in un’epoca d’oro della comunicazione pubblicitaria, alla ricerca di un segno, di una réclame, quella che ci ha colpiti dritto al cuore durante la mostra con tutta la sua forza comunicativa, più che mai attuale.

Anche fuori dalla mostra il piacere non manca. L’ampia area verde che circonda la Villa, sede della mostra, merita una passeggiata e un’esplorazione. Il parco romantico all’inglese è abitato da socievoli pavoni che non temono l’uomo, anzi, lo cercano e sembrano quasi voler dialogare con lui (o forse più semplicemente a volte l’istinto li rende socievoli alla ricerca di cibo? Mi piace pensare che non sia solo così).

Ogni volta che varco l’ingresso e mi ritrovo nel parco, l’anima si fa leggera. Non è solo romanticismo. Anzi, chi mi conosce sa che io non... Per chi arriva dalla frenesia della città, piuttosto, questa è una vera e propria oasi di benessere, per occhi, anima e mente.

Per coronare tutto il bouquet dei sensi, c'è poi  il Bistrot della Villa con i prodotti delle Fattorie Canossa. Prosciutto crudo, Parmigiano Reggiano e Lambrusco sincero e genuino, fruttato e fresco con il suo colore rosso porpora. Un bicchiere della staffa pieno di spensieratezza. Ci sta. Ed è tipico!. Per info sulla mostra, prezzi, orari di apertura: www.magnanirocca.it

 

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