DALLA TERRACOTTA AL VINO

Tutta la magia del vino in anfora raccontata in un libro. Dove la magia è composta da tre elementi: acqua, terra e vino. Più uno, il quarto elemento, ovvero il lavoro dell’uomo.

Così nasce un progetto che è presente (e futuro?) e passato insieme, è storia e voglia di ritornare ai sapori veri, autentici e antichi… del buon prodotto. A raccontare questa storia fra passato e presente adesso c’è un libro, scritto da Emanuele Vescovo, che spiega tutto ma proprio tutto di un’arte antica e moderna come quella del fare vino e produrre anfore in terracotta. Un progetto andata e ritorno nel tempo.

È infatti un po’ un ritorno al passato la storia ben scritta da Emanuele Vescovo, giornalista, scrittore, sommelier ma soprattutto un uomo col bicchiere fra le dita (che poi scrivono anche col cuore) e il sorriso curioso di un vero appassionato mai stanco di scoprire, di conoscere e di raccontare storie nuove, da proporre non solo a chi è dentro all’ambiente ma anche a chi ci mette un piede e vuole capire, sapere. Per rimanere conquistato per sempre.

Dalla TerraCotta al vino è anche il primo volume di una nuova collana firmata Lepaginedelvino.it, studiato e plasmato da Arti Grafiche Lorini, con lo stesso amore che l'azienda agricola Impruneta di Riccardo Nuti mette nel vinificare il suo Sangiovese in anfora… Ma di tutto questo ne parliamo più sotto.

Un libro, una storia: del vino in anfora

Dalla TerraCotta al Vino è il titolo del libro scritto da Emanuele Vescovo,  96 pagine, 4 colori, in italiano ed inglese, che propone anche un emozionante reportage fotografico firmato Paolo Biroldi. Per acquistarlo scrivi qui : [email protected]

Il titolo ha ispirato anche un convegno Dalla terra(cotta) al vino appunto, che ha coinvolto numerosi esperti nell'evento di venerdì 31 marzo 2017 a Firenze, convegno incentrato proprio sulla case history dell'azienda vitivinicola Montecchio che ha riscoperto con successo il metodo di vinificazione e affinamento in anfora, un metodo che affonda le sue radici nella storia.

Nell'Antica Fornace di Montecchio, all'interno della tenuta, si producono infatti i manufatti funzionali alla trasformazione del mosto in vino. Il libro di Emanuele Vescovo ben rappresenta la storia recente dell'azienda vitivinicola ubicata nel cuore del Chianti Classico, a San Donato in Poggio (Tavarnelle Val di Pesa). All'interno della tenuta è presente un'antica fornace, dove da secoli si tramanda la tradizione della terracotta fatta a mano dai maestri artigiani.

E fra ornamenti per il giardino e per la casa, dallo speciale galestro della zona, prendono vita anche orci e anfore. È da qui che, quattro anni fa, la Fattoria Montecchio ha deciso di riscoprire l'antica tecnica di vinificazione e affinamento in anfora, affiancandola a quella tradizionale nella barrique e nella botte.

Il risultato è stato un vino, il Priscus, da uva Sangiovese in purezza, dal colore intenso e con una struttura e un tannino molto persistenti, che non a caso porta il nome di un gladiatore romano.

Un Progetto di Fattoria Montecchio

«Il progetto di vinificazione e affinamento in anfora – spiega Riccardo Nuti, titolare della Fattoria Montecchio – è nato all'interno della nostra azienda e sperimentato su un nostro vino, il Priscus. Annessa alla nostra proprietà c'è infatti un'antica fornace dell'800, riaperta da mio padre Ivo nei primi anni '90, che è sempre stata un fiore all'occhiello per l'azienda».

«Grazie al know-how della cantina, unitamente a quello della terracotta, siamo riusciti, in collaborazione con il professor Ricci, a creare un manufatto funzionale al processo di vinificazione. Non abbiamo tuttavia velleità di trasformare la fornace in qualcosa di industriale: la lavorazione avviene infatti sempre in modo tradizionale e artigianale. I nostri oggetti debbono avere una certa cura e una determinata personalità, ottenibile solo attraverso la mano dell'uomo. Oltretutto, in questo modo, i manufatti possono ben adattarsi alle più svariate esigenze di chi li deve utilizzare».

Una storia interessante e indubbiamente sui generis, quella che ci racconta Emanuele Vescovo in questo lavoro di ricerca e di documentazione legato al progetto della Fattoria Montecchio.

Una storia così ben raccontata perché il giornalista-sommelier Emanuele Vescovo, è rimasto letteralmente affascinato dallo stesso racconto come spiega l'autore:

Conoscevo già la Fattoria Montecchio  ma è stato durante il Vinitaly 2016 che ho avuto la possibilità di poter assaggiare, non solo il Priscus, il vino prodotto in anfora, ma di poter mettere a confronto lo stesso vitigno, della medesima annata, lavorato sia in maniera tradizionale, sia all'interno della terracotta. All'atto della degustazione si può chiaramente capire cosa comportano i due metodi di vinificazione.

Metti un Sangiovese ad affinarsi in anfora

Tornare all'antico. Tornare ad un contesto che è la Terra... Cotta per fare buono il vino: è un progetto che richiede in campo un team di professionisti e ricercatori appassionati e consapevoli. Fra questi il professor Massimo Ricci, esperto di restauro dell'Unesco e docente di Tecnologia dell'Architettura all'Università di Firenze.

Il professore ha curato per la Fattoria e l'Antica Fornace Montecchio, la realizzazione di anfore in cocciopesto, costruite in varie misure e forme, funzionali per la vinificazione e per rendere il processo del tutto simile a quello nella barrique.

«Le tecnologie utilizzate per il restauro dei monumenti – sostiene Ricci – se messe a punto, possono essere applicate anche alla realizzazione di anfore in cocciopesto. I materiali hanno infatti come base prodotti naturali che l'uomo usa da millenni e che quindi non portano problemi di salute alla persona».

Continua l'esperto: «Abbiamo riscoperto questa tradizione, risalente al mondo antico, quando l'uomo utilizzava la terracotta come contenitore per il grano, l'olio e anche per il vino. Il ritorno alle origini è stato reso possibile dalla situazione propizia in cui si trova la Fattoria Montecchio che, all'interno della proprietà, dispone di un'antica fornace».

In un mondo che cerca di inventarsi mille ritrovati avveniristici qui a Montecchio facciamo esattamente il contrario.

La riscoperta delle tecnologie del passato ha dato ottimi risultati anche perché sfrutta i progressi della modernità. «Siamo riusciti a produrre – aggiunge Ricciuna botte da vino di circa 5000 litri, dotata di tutti i dispositivi che servono per fare un moderno processo di vinificazione. Abbiamo inoltre scoperto che il vino, all'interno di questi materiali, oltre a mantenersi in modo perfetto non assume alcun sapore».

Quell'antico mestiere del fare vino

Ma quanto sono antichi i processi di vinificazione? Ce lo spiega Giuseppina Carlotta Cianferoni, curatore della sezione Museo Etrusco del Museo Archeologico Nazionale di Firenze: «La storia delle pratiche di vinificazione ha radici antichissime e tante sono le procedure attuate nei secoli. Molto interessante è capire l'evoluzione degli strumenti utilizzati nelle varie epoche, ad esempio quelli in ceramica appartenuti ai greci, quelli rinvenuti dagli scavi etruschi e visibili nelle rappresentazioni romane, con i satiri che pigiano l'uva nelle ceste per culminare nel consumo rituale nel simposio».

Continua l'esperta: «Fin dal quinto millennio A.C. abbiamo traccia della vinificazione e della viticoltura; soprattutto nella zona della Georgia, ci sono testimonianze di vite domesticata, già in questo periodo».

Partire dalla storia della vinificazione e dall'impiego di materiali come la terracotta, è utile per approdare ai giorni nostri come spiega l'enologo Stefano Di Blasi:

L'evoluzione delle tecniche enologiche ha riguardato anche il miglior utilizzo della terracotta nei processi di vinificazione.

«Mettendo in parallelo le varie modalità, abbiamo potuto osservare quali sono stati gli interessanti effetti sul vino. - continua Stefano Di Blasi - Dal punto di vista sensoriale e gustativo la terracotta aiuta la stabilizzazione del colore e quindi l'espressione del frutto, con un gusto che non viene contaminato dal legno. Negli anni ci siamo infatti abituati ad apprezzare sentori quali il caffè, il cioccolato, il cocco, che in realtà sono esogeni all'uva e al vino e sono aggiunti dal contenitore, ovvero dalla barrique o dalla botte. Questo non avviene con la terracotta, che non rilascia alcun sapore ma che, legando il tannino con il colore, fa aumentare la struttura del vino. In questo modo il gusto è più ricco e concentrato e con un'espressione del frutto maggiore».

La Magna Etruria è servita

Per capire a fondo quali fossero le abitudini degli etruschi in materia di vino, una parte determinante la gioca la cucina. Come spiega bene Luca Bertini, fondatore del progetto Magna Etruria. Terra, acqua, vino, lavoro dell'Uomo e poi tutti a tavola!

«Durante le mie cene-conferenza – afferma Luca Bertini - racconto ai commensali l'origine delle pietanze che stanno mangiando, con incursioni nella storia degli Etruschi che, per lungo tempo, si è intrecciata con quella dei Romani. Non abbiamo una letteratura etrusca che ci racconta le consuetudini alimentari di questa civiltà, ma siamo ugualmente riusciti a ricostruire la composizione delle loro tavole, grazie ai reperti archeologici, agli affreschi sulle tombe e da quello che ne scrivevano greci e latini».

Attraverso i piatti proposti possiamo cercare di capire meglio le tradizioni e le usanze degli etruschi ed entrare in contatto con quelle che, di fatto, sono le origini della nostra cucina toscana, dice Luca Bertini.

Il tempo si è fermato in anfora

Il tempo dell'eonologia si è fermato in anfora. Non è un film di fantascienza. Piuttosto è un libro, Dalla terra Cotta al Vino, di Emanuele Vescovo, che vuole raccontare una storia che riparte da lì, dal passato, per fare e far scoprire il buon vino, per farlo più sano, più legato alla tradizione e alle sue caratteristiche originarie bisogna riprendere una strada tracciata.

Ecco un viaggio affascinante che ti conduce nella storia del vino in anfora che ti porta all’inizio di tutto. Del vino. Dall’antica Georgia alla Grecia alla Sicilia per approdare, oggi, nella Toscana di Impruneta e capire che la strada è ancora quella. Una strada del vino naturale che ha le spalle coperte dal saper fare dei nostri avi e dalla tradizione che viene ancora rispettata. Una strada che conta su tre elementi: acqua, terra e calore.

Oggi come 13.000 anni fa.

Dalla TerraCotta al Vino di Emanuele Vescovo è il primo volume di una nuova collana garantita e con gli stessi obiettivi editoriali del sito www.lepaginedelvino.it. Il nostro magazine on line vuole coinvolgere direttamente i consumatori consapevoli e gli appassionati del buon gusto e dei prodotti di qualità.

È un mondo che deve fare riscoprire l’amore per i prodotti della terra lavorata con fatica e con passione dall’uomo. L’obiettivo di questa testata on line è creare un sito per la valorizzazione del territorio con tutte le sue tipicità: partendo dai prodotti. mail: [email protected]

Una pubblicazione della collana: lepaginedelvino.it foto di: Paolo Biroldi, Fattoria Montecchio traduzione di: Sherley Moore Finito di stampare nel marzo 2017 presso Lorini A.G. di Erba (Como)

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