Il Moser Brut Nature? Una questione di carattere

La famiglia dei Trentodoc Moser si arricchisce di un nuovo interprete che va ad affiancarsi agli altri due metodo classico prodotti dall’azienda trentina: è tempo di debutto per il Moser Brut Nature, millesimo 2011, che va a porsi al vertice della gamma @lucianarota

#lepaginedelvino - Quando arriva un nuovo vino, in casa Moser, è come se si festeggiasse l'arrivo di un figlio. C'è quell'aria frizzante, quel parlare sorridendo senza esagerare, carico di aspettative, di futuro. Di passione. C'è un po' di leggerezza. Bella.

A guardarci dentro è come quando arrivava la vittoria, di solito pensando in grande soprattutto se si trattava di Francesco Moser: le sue erano storie di successo preparate, cercate, volute con ostinazione. Sudate. Loro sono fatti così. 

Caratteri e campi diversi. Ma il risultato non cambia. Da una parte - in questa storia - c'è il campione che salta su e giù dal trattore nelle sue vigne come sulla pista del record dell'ora. Che si mantiene in forma eccome. In velocità, l'unico a tenergli testa (solo un po' e con ogni mezzo) è ancora Ignazio, il figlio più giovane che ha lasciato da poco la strada verso il professionismo in bici per divertirsi a due ruote nei folli circuiti a scatto fisso (e la dice tutta sulla personalità) e che è decisamente entrato nel team dei Moserissimi per sviluppare (bene) la parte commerciale della Cantina. 

Francesco, il Checco come lo chiamano soprattutto a Trento, intanto si diverte, si arrabbia, lavora, briga e stappa bottiglie con molti amici, specie quando va a caccia. Gira come una trottola fra un impegno di rappresentanza sportiva e l'altro. E se gli chiedi, alla vigilia del debutto del suo Brut Nature, cosa ne pensa lui, proprio lui, ti risponde piccato: deve piacere agli altri mica a me! Fine della storia.

Per avere altre informazioni meglio rivolgersi a  Carlo, il figlio primogenito del campione trentino, quello che ha  scelto di prendere in mano il timone della Cantina e lui - caratteri diversi - del neonato Brut Nature ti dice sorridendo: «credimi questa volta sono più soddisfatto di tutte le altre. Ma non perché siamo più preparati ad affrontare il nuovo venuto, piuttosto perché il risultato è lì da degustare». 

«Cosa mi piace di lui? Al naso ha tutto quello che ti aspetti e anche qualcosa di più. Mantiene poi freschezza e sapidità da una parte ma in bocca ti conquista per  la sua cremosità non scontata e per le note di un vino piacevolmente evoluto. Bilanciato fra sapidità e morbidezza. Sì, abbiamo un prodotto che sa il fatto suo». 

Carlo Moser non è uno che si sbilancia facilmente e tanto meno si entusiasma senza motivo. Il Brut Nature sembra una corsa a tappe vinta indossando la maglia rosa dalla prima frazione. Anche se in casa Moser nessuno se ne fa un vanto. Il suo successo sembra quello di un Nature in tutti i sensi ma i sensi qui sono carichi di personalità. Un figlio maturo che pur conserva la leggerezza (piacevolezza?) delle note fresche di gioventù. Quelle tipiche della collezione vinicola Moser Maso Warth... 

Così la pensa Carlo, apparentemente molto diverso dal padre Francesco, per il carattere ma l'ostinazione, quella sì che c'è. Ed è nella radice. Vitigno autoctono. E sfido a degustare prima di parlare a chi non crede che il vino buono prende quasi sempre il carattere di chi lo fa. Anche quello di famiglia. 

Ecco il nuovo Trentodoc di Moser  | Moser Brut Nature è un Blanc de Blanc da uve Chardonnay prodotte in due diverse aree vitate della proprietà, posizionate in situazioni molto diverse tra loro: la prima a Maso Warth, che è anche sede dell’azienda, un anfiteatro di vigneti ad un’altitudine di 350 metri di quota che si affaccia sul comune di Trento; la seconda in Valle di Cembra dove le altitudini sono molto più importanti, tra i 500 ed i 650 metri s.l.m.

Si tratta di due bacini produttivi che consentono di unire il carattere e la pienezza delle uve coltivate a minor altitudine all’eleganza e ai profumi di quelle di montagna. Le uve delle singole parcelle vengono vinificate separatamente con pressatura soffice, selezione del mosto fiore, fermentazione e affinamento in vasche di acciaio a temperatura controllata.

Una volta individuate le micro vinificazioni da destinare al Brut Nature si procede all’imbottigliamento e all’aggiunta del liqueur de tirage. Inizia così il lungo periodo - minimo cinque anni - della maturazione in bottiglia, che termina con la sboccatura e il dosaggio rigorosamente eseguito con il medesimo vino e senza aggiunta di zuccheri.

Produzione annua: 6.000 bottiglie.

Nella foto: da sinistra l'enologo Matteo con Ignazio, Francesco e Carlo Moser

 

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