A San Martino ogni mosto è vino

Dei  poeti. Dei Beati. Dei Santi. Questa è la storia di San Martino, festeggiato l'11 di novembre. Ecco un tour (de France e non solo) sulal sua vita incredibile, raccontato da Mario Maffi. Fra storia, devozione e agricoltura... eroica e benedetta @MarioMaffi

#lepaginedelvino - Nato, probabilmente, nel 316 d.C. a Sabaria Sicca (odierna Szombathely, avamposto dell'impero romano, in Ungheria); il padre, un tribuno romano della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, dio della guerra. Trasferitosi in giovane età, con la legione, nei pressi di Ticinum, in una località oggi chiamata S. Martino Siccomario, a Pavia, cominciò a frequentare la scuola e prese contatti, fra le ire del padre, con la Comunità Cristiana.

Nel 331 gli fu imposto di arruolarsi nell’esercito romano e da inviato in Gallia, nei pressi del confine, lì passò la maggior parte della sua vita militare. Faceva parte di un corpo di guardie imperiali che garantivano l’ordine pubblico, ma eseguiva anche i turni di ronda notturni per ispezionare le guarnigioni.

Nel rigido inverno del 335, proprio durante una ronda, incontrò un mendicante seminudo, vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello e lo condivise con lo sfortunato individuo. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito con quella parte di mantello e al risveglio ritrovò il suo mantello integro. L’indumento miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a fare parte della collezione dei re Merovingi dei Franchi. Successivamente, chiese ed ottenne, dopo parecchio tempo, di essere congedato.

Nel 356 raggiunse Poitiers per avvicinarsi al vescovo Ilario, grande avversario degli Ariani. Divenne esorcista, dopo qualche tempo, a seguito di un sogno premonitore, lasciò Poitiers per avvicinarsi alla meditazione filosofica e alla ricerca di se stesso.

Raggiunge Milano, poi torna in Pannonia (Ungheria) dove incontra e converte la madre per poi avventurarsi nei Balcani e nell’Illirico. Chiude il suo lungo pellegrinare col ritorno a Milano. In questa città si dà alla vita ascetica, ma viene scacciato dal vescovo Ariano. Si rifugia così sull’isolotto di Gallinara dove rimane per un lungo periodo di meditazione.

Nel 360 rientra a Poitiers ove si era reinserito, dopo un periodo di esilio obbligato, il vescovo Ilario, che considerava di massimo esempio come Cristiano. È con lui che pone le basi, appena fuori città a Ligugè, per la strutturazione di un Monastero, in primo in assoluto costruito in Europa. Correva l’anno 361.

Il neo-monaco Martino approfondisce la solidità della dottrina. Il senso di una energia disciplinare, la vita interiore messa al servizio della Chiesa. La sua indole di viandante lo porta sempre più a muoversi, a predicare e a esorcizzare. Ovunque andasse trovava vasti consensi e seguaci, nell’anno 370, a sua insaputa, viene eletto a furor di popolo dai cittadini di Tour (la valle della Loira) loro Vescovo, contro la volontà del Clero locale, che lo riteneva plebeo e dall’aspetto troppo trasandato.

La nomina di Vescovo non cancella il Monaco Missionario ed Evangelizzatore: percorre in lungo e in largo tutta la Gallia favorendo la nascita di vari Monasteri e creando ovunque grandi consensi.

Visse in estrema povertà, dormendo in scomode cellette: negli ultimi anni di vita è stato venerato dal popolo come un Santo, il primo esempio per un vivente. Morì alla veneranda età, per l’epoca, di 81 anni.

Per tutti è il santo caritatevole, viandante, esorcista, guerriero: non solo patrono di Francia, ma anche Guardia Svizzera Pontificia, e patrono di albergatori, cavalieri, fabbricanti di maioliche, fanteria, forestieri, mendicanti, oche, sarti, sinistrati e di tantissime località.

Per secoli l’11 novembre, data in cui viene ricordato, è il simbolo della chiusura dell’anno agricolo, rappresentando la fine dei raccolti e l’inizio delle semine per le messi dell’anno successivo, in tale circostanza tanti dipendenti del mondo rurale dovevano traslocare e da questa usanza è ancora abitudine identificare il cambiamento di casa col detto Fare San Martino.

Questo Santo è coinvolto dal settore viti-vinicolo in quanto protettore di vendemmiatori, dei viticoltori, ma anche dei consumatori di vino. Tra i tanti miracoli a lui attribuiti va ricordato l’aver favorito, da poca uva, una grande produzione di vino.

San Martino viene tirato in ballo anche per l’uva prodotta dai tranci secondari della vite (le femminelle) che maturano tardivamente l’uva di San Martino, che di solito veniva raccolta dai dipendenti delle aziende per prodursi un vinello di bassa gradazione da consumarsi prima dei grandi caldi.

Il mondo campagnolo fa altresì riferimento al Santo con vari proverbi: a San Martino ogni mosto è vino; oche, castagne e vino, tieni tutto per San Martino; ai Santi si vestono i bambini, a San Martino si veste il grande ed il piccino (riferito al cambio stagionale di temperatura); l’estate di San Martino dura tre giorni e un pocolino; a San Martino una castagna buona vale un quattrino.

Il culto di questo Santo vede ancora ben partecipe il comparto agricolo e nella maggior parte dei comuni di stampo rurale in occasione della sua ricorrenza è in uso celebrare la festa del ringraziamento per il raccolto avvenuto.

In Oltrepò Pavese alcuni comuni celebrano ancora la festa d’autunno legandola al Santo, tgra questi: Godiasco, Montalto Pavese  e Rivanazzano Terme.

 

 

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