Giacomo Tachis e la luce di Galileo

Te li immagini quei due. Uno accanto all’altro. Il giornalista e il mescolatore. Su un elicottero, proprio così, in volo.  A ridere guardando fuori dal finestrino… @lucianarota

#lepaginedelvino - Il vino questa volta non c’entra. C’entra la scoperta. Il gioco. La sorpresa di provare qualcosa che solo ti immaginavi. Quando eri bambino. Vedere il mondo da un elicottero.

C’entrano le cose che la vita d’improvviso ti regala e che non potevi immaginare. In un viaggio dalle Marche alla Toscana. Lui e l’altro. In volo. Su un elicottero che s’alza fra le vigne. E quella faccia divertita da bambino. Che è di Giacomo Tachis accanto a Cesare Pillon che ti racconta placido e divertito come se anche lui... Sorrideva Tachis, si guardava attorno e poi, in una confidenza che non c’era mai stata (al di là del vino e dei suoi discorsi), mi disse proprio così: io in elicottero Cesare non c’ero mai stato, che bello!

Così, questo racconto ti regala un nuovo Giacomo Tachis, molto più umano e vero, proprio al di là del vino, delle celebrazioni e degli aggettivi che oggi – si sa – si tende a sprecare, esagerare. Soprattutto quando qualcuno ci lascia e non è mai il momento per farlo.

Al di là delle mescolanze, del mestiere, del Rinascimento e di tutte le creature divine (di vino) nei calici, in cantina e fuori, che quell’uomo – un grande uomo dell’eonologia mondiale – ha saputo creare.

Ti regala un ritratto che è un libro, raccontato, forse appena appena degustato, in una sera piovosa di Milano, in pieno centro, in un angolo di paradiso – al circolo privato del Palazzo di Ralph Lauren - dove scorrono cose belle da vedere, pensare, collezionare.

Sali una scala e si apre un mondo fatto di parole che inebriano perché la storia. Del vino. Dove ascoltare e parlare - di vini e dei loro uomini – è come sfogliare un libro: quello che ti presentano per l’occasione è stato scritto appunto da Cesare Pillon  giornalista politico, economico, critico del vino e del cibo, il compositore di questa piccola preziosa opera (in due lingue, anche in inglese), con i contributi di Paolo Panerai e Tommaso Ciuffoletti.

Incontri Pillon, questa sera speciale, molto milanese da bere, ed è quello di sempre. Gentile e riservato. D’altri tempi. Non tanto per l’anagrafe – molti suoi coetanei ottantenni hanno volutamente disimparato quelle belle maniere. Quanto per quel modo di fare.

Quando gli viene data la parola, ringrazia e sembra quasi intimidito dal ruolo di protagonista. Si scusa per la voce... Poi, prende a raccontare con semplicità e inizia dalla parte umana. Di Tachis e del piacere di avere scritto questo libro. Infine, quando il suo tempo è passato, che sembra un attimo, lo vedi che quasi si alza in un inchino di parole e chiude dicendo: e a voi grazie per avermi ascoltato.

Prima e in mezzo c’è il perché di questo libro: Giacomo Tachis e la luce di Galileo, Class editori (euro 24,00), Storia del più grande enologo italiano e del suo credo nella teoria vinicola del padre dell’astronomia.

C’è un po’ di storia e di celebrazione che non guasta: quella di Paolo Panerai che  rende omaggio alla figura e che celebra la grandezza di Giacomo Tachis, un uomo di straordinaria cultura autodidatta e di altrettanta straordinaria umanità, celata da una spigolosità piemontese.

C’è la storia di quattro aziende – le nostre quattro aziende dice Panerai – che hanno beneficiato di questa amicizia, l’amicizia di un mescolatore di vino, palesatasi in occasione di una degustazione verticale de I Sodi di S. Niccolò. Era il 1998. Per l’inaugurazione della Cantina di Castellare di Castellina.

Dietro e dentro a questo libro c’è amicizia e riconoscenza. Di un mondo consapevole della figura di Tachis. Di un uomo che aveva colto la luce del vino e della terra che lo produce purché ci sia un uomo che la sappia ben coltivare.

Dietro e dentro a questa sera, così ben orchestrata da Thuner PR, sul filo rosso dell’eleganza del buon vino, c’è molto altro: molto altro che ti presenta un libro su Tachis. C'è umanità. C’è Alessandro Cellai, enologo di Domini Castellare di Castellina che ancora commosso non sa spiegare cosa significhi «vivere 25 anni a fianco di Giacomo Tachis: una scelta di vita, non solo una scelta di lavoro, una fortuna averlo accanto».

«Una guida che mi ha insegnato tutti i comportamenti, i modi d’agire, tutto quello che serve per completare la formazione di un uomo. - continua Cellai - Un uomo che mi ha dato tanto senza chiedere mai in cambio. Ero studente quando l’ho incontrato la prima volta. Tutto iniziò con una domanda sui tannini. Mi ritrovai da lui ad approfondire, a coltivare la mia curiosità di studente».

Si sminuisce anche lui, Alessandro Cellai, quando parla del suo maestro. Ma se lo fa è solo per rendergli ulteriore omaggio. E si capisce che l’affetto è profondo. Ha radici.

Così il Dottor Tachis esce in questa sera di Milano con un libro fra le mani che pagina dopo pagina è il racconto di un biografo preciso, serio e capace di buona scrittura come Cesare Pillon che racconta: «Avevamo solo due anni di differenza ed eravamo anche nati in luoghi non distanti. In Piemonte, certo. Ci eravamo frequentati per 10 anni almeno solo in occasione di numerosi incontri professionali. Fino a quel giorno, a quando, su un elicottero ho scoperto quel suo lato umano e poi, dico la verità, mettermi a scrivere di lui mi ha fatto davvero capire la statura di quest’uomo».

Racconta l’autore: «Era quello che aveva sempre l’idea vincente. Quel suo saper creare qualcosa di nuovo era di sicuro anche frutto della sua cultura. Una cultura fatta da solo, certo, ma classica, capace di dare l’apertura giusta alle idee vincenti. Quell’apertura mentale che gli ha consentito di creare vini per i quali – ancora oggi – gli dicono in molti grazie».

Così la statura di Tachis viene fuori sul serio. Dice Pillon: «Io l’ho compresa davvero scrivendo. Man mano che proseguiva il racconto mi sono reso conto della sua cultura. Mi sono reso conto di chi era Tachis, e mi vengono in mente proprio le parole di Piero Antinori, quando mi disse: ecco chi sta cambiando la storia del vini in Italia».

C'è anche un vino in questa sera, un vino che emerge di colpo, buca la scena: «Pensate al Galestro - racconta Cesare Puillon - Tachis fece un vino, quel vino, che permise il Rinascimento del vino italiano. Un vino di straordinaria modernità, dal disciplinare al nome. Registrò una sorta di Doc privata che stabiliva la gradazione massima per andare incontro alle esigenze del momento: si cominciava ad ascoltare le raccomandazioni dei dietisti. E lui aveva già preso la strada. Così, grazie al suo genio, il vino che nacque per l’estate diventò il vino per tutto l’anno…».

Continua l'autore: «Tachis ha fatto capire l’unicità del vino italiano nel Mediterraneo. Ha fatto in modo che si restituisse alla storia e al presente qualcosa che ci avevano rubato i Galli. Ha fatto il mestiere di mescolatore dei vini - come diceva lui-  scegliendo di non farne mai uno da monovitigno».

Oltre le pagine: «Era capace sempre di proporre temi che potevano portare a dibattiti approfonditi e mi auguro che questo libro possa essere interpretato proprio così, come un patrimonio di discussione sul vino, a disposizione di tutti».

«Scrivendo e leggendo, documentandomi come dovevo, - conclude Cesare Pillon - ho capito molto di più del personaggio: ho capito come le accuse che lo hanno addolorato nella sua carriera lo hanno reso ancora più forte. Ho capito così la sua grandezza».

Tutto da leggere. Su questo libro.

giacomo-tachis-e-la-luce-di-galileo-_-copertina IL LIBRO | Giacomo Tachis e la luce di Galileo, Class editori, Storia del più grande enologo italiano e del suo credo nella teoria vinicola del padre dell’astronomia. Per tutti coloro che amano il vino, la sua cultura, il suo valore anche terapeutico, siano essi addetti ai lavori o semplici wine lover.

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