Dove ci siamo lasciati? A Gambellara!

Vino, arte, architettura e poesia in questa terra da scoprire in un viaggio. Anche a puntate. Perché è difficile esaurire tutto in un unico sorso di buon vino. Ti racconto qui, dal bicchiere della staffa, un viaggio alla scoperta di una terra

#lepagiendelvino - specialeGambellara - Un viaggio in Gambellara alla scoperta dei suoi vini, ma soprattutto alla scoperta delle sue genti e delle cantine, che animano il territorio e allo stesso tempo anche i bicchieri dei viaggiatori curiosi ed erranti – della staffa appunto – è un viaggio che  non si esaurisce in pochi giorni.

Il consiglio è quello di prendersi – e perché no, perdersi anche se non tutti sanno farlo - qualche giorno e scoprire poco a poco, parlando con le persone del luogo, i tesori più o meno nascosti di questo territorio.

La natura è lussureggiante, come piace a me, il verde regna sovrano, e le vigne fanno da contrappunto al cielo azzurro e a tratti grigio, ma mai cupo, perché l’energia delle persone che lo abitano permea l’ambiente. E probabilmente anche l’uva caratteristica del luogo, la Garganega, ne trae beneficio.

Così come sorridenti, energici e pieni di passione sono i componenti della famiglia Menti dell’omonima cantina, che ho avuto il piacere di visitare e conoscere personalmente. Da generazioni Menti è una famiglia di viticoltori e produttori di vino nella terra di Gambellara, tra Vicenza e Verona. Oggi è una giovane e dinamica cantina. I fratelli Michela e Nicola, assieme al padre Agostino, portano avanti con determinazione l’arte di fare il vino nella loro terra di origine.

Ci portano sulle loro colline attraverso i vigneti, un piccolo paradiso sugli antichi vulcani di Selva di Montebello Vicentino, tra pareti di lava solidificata, vigne, olivi e alberi da frutto.

Arriva il momento dell’assaggio ed è una festa non appena il palato si accorge del loro Nostra Historia Vin Santo di Gambellara D.O.C., senza solfiti aggiunti, non filtrato, talmente buono che merita un doppio assaggio – almeno da parte mia -, sicuramente è il vino fra le loro proposte, che mi colpisce maggiormente. Mi folgora.

È una sinestesia fra palato, mente e una parte di cuore che va descritta. Perché sì, il vino, quello buono, fatto a regola d’arte, ha il potere di aprire certe porte e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, rendere più chiari certi pensieri. Chi vuol meditare è avvisato su quale compagno di meditazione scegliere.

La famiglia Menti produce anche miele, passione piuttosto recente di Nicola, che ci spiega essere trasmessa da un suo amico. E olio extra vergine di oliva.

Vino, miele, olio: diciamo che allontanandosi dalla cantina si può portare con sé un delizioso kit di sopravvivenza, che può tornare utile in varie parti della giornata: dalla colazione del mattino (miele), per passare dal pranzo (con olio buono) fino ad arrivare alla cena (vino) e anche al dopo cena per un po’ di sana riflessione notturna in relax (col Vin Santo).

Ma la zona di Gambellara non è solo vino. È bellezza architettonica e storia allo stato puro. Ecco stagliarsi l’imponente Villa Trissino Marzotto preceduta da un ampio parco di 20 ettari suddiviso in diverse zone. Forme geometriche ed elementi decorativi, statue, vasi, ci accolgono in un’atmosfera quasi magica, nonostante il cielo grigio e qualche tuono minaccioso. Il buonumore in ogni caso permane. E non può che essere così di fronte a tanta bellezza e storia.

Addentrarsi nella villa è come viaggiare alla scoperta della personalità, a volte dell’intimità, delle persone ritratte nelle fotografie presenti nelle varie stanze. Scene di vita quotidiana legate alle passioni dei proprietari della villa, fra cui anche qualche bella foto in chiave equestre, che, al #bicchieredellastaffa non poteva passare inosservata.

Va così:  ogni volta che sulla mia strada di curiosa viaggiatrice intercetto un quadro o una foto dove i protagonisti sono i cavalli e i loro cavalieri, o amazzoni, mi immergo nel momento e nel mondo che la foto rappresenta. È un volersi immedesimare, essere lì presente per capire quali umori e quali sensazioni stavano vivendo i protagonisti della foto. Quasi sempre, inutile dirlo, chi cavalca sorride. L’equazione cavallo = felicità d'altronde, è per me una delle più spontanee. Proprio come quando bevi un buon bicchiere di vino. Coincidenze?

Il nucleo della Villa Trissino Marzotto risale al Medioevo, quando la famiglia Trissino di probabile origine germanica, costruì un castello quale centro del proprio potere feudale. Nella seconda metà del XV secolo l’edificio venne trasformato in residenza di campagna, perdendo poco a poco il suo carattere militare.

Importanti lavori di rinnovamento vennero portati avanti nel XVIII secolo con l’intervento dell’architetto luganese Francesco Muttoni e del veronese Girolamo dal Pozzo. Durante l’ultimo conflitto mondiale la Villa attraversò un periodo di grave decadenza, cui pose rimedio il conte Giannino Marzotto dopo averla acquistata nel 1951.

Non manca nulla in quel di Gambellara: arte, storia, buon vino, persone intimamente legate al loro territorio e desiderose di valorizzarlo e farlo conoscere a chi non è del posto.

Perché non esiste niente di meglio che conoscere i luoghi e la loro storia attraverso i piatti, cibi e sapori, che le diverse generazioni hanno tramandato e che oggi vivono e si evolvono, con un occhio al futuro e nel cuore il passato prezioso, da non perdere, dei propri avi. @Pozzi_Matilde

 

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