Gambellara Doc così vulcanico che

Un viaggio solo non basta per scoprire tutti i segreti di questa Terra di Vino. Però da qualche parte si doveva cominciare e così sono andata su e giù per i Colli Vicentini e ho scoperto che la ricchezza vinicola e di sapori di questo territorio è un abbraccio che resta aperto ed è bello gustare in più tempi. Godiamoci la parte prima... Venite con me!

#lepaginedelvino - #specialeGambellara - Arriva un invito. Ed è un sorriso aperto. Un invito alla scoperta del Gambellara Doc, un vino vulcanico che promette di sorprendere il palato e i sensi. Il sottotitolo completa il menù: fra gusti, assaggi, incontri e panorami che una volta non basta. 

Si parte. Bastano due ore di treno da Milano e vieni catapultata in un turbine di assaggi ed emozioni che scaturiscono da un territorio che nulla ha da invidiare ad altre zone più rinomate e forse blasonate, turisticamente parlando, d’Italia.

Ecco perché ci vuole davvero poco a volte per scoprire posti, sapori e persone dietro l’angolo, che regalano esperienze da tenere in un cantuccio del cuore, della mente e del palato. Serviranno a rischiarare, al sol ricordo, giornate uggiose che potrebbero venire.

vigneti Passeggiando con BaccoMi tuffo nel viaggio. E parto dalle origini della conoscenza. Di questo nettare. I vini di Gambellara sono ottenuti dall’uva garganega che, avendo la buccia degli acini molto resistente, raggiunge in condizioni ottimali, la perfetta maturazione. Anche per questo motivo si adatta facilmente ad un naturale appassimento che consente di ottenere il famoso Recioto di Gambellara DOCG, il più nobile dei vini dolci vicentini e tra i migliori vini da dessert italiani.

Il programma è fitto ma non te ne accorgi. Ti lasci cullare da una ventina di cantine di produzione e un tracciato che si sviluppa entro un territorio di dimensioni contenute, un vero parco vinicolo per la qualità del paesaggio e la forte specializzazione delle colture. La posizione strategica è un punto di collegamento tra due città vicine, entrambe riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco: Vicenza, per le architetture del Palladio, e Verona.

Tutt’attorno l’altopiano di Asiago, le Piccole Dolomiti di Recoaro Terme, il parco dei Monti Lessini e il lago di Garda e guardando dal colle della Selva, nelle migliori giornate, si arriva a raggiungere con lo sguardo perfino il mare. L'Adriatico.

Il verde rigoglioso che mi accoglie è quello delle colline vicine a Vicenza, città che da sola meriterebbe un’escursione di almeno un giorno. Prima tappa una volta giunta alla stazione, è il Caseificio Albiero a Montorso, tra Vicenza e Verona, nato negli anni ’40, è una delle prime industrie italiane a produrre provolone.

12giu16 020Silvia Albiero, la padrona di casa, ci accoglie solare e pragmatica muovendosi con gesti fluidi e sicuri nello stabilimento, che ad ogni porta svela un tripudio di provoloni esposti nelle diverse fasi della lavorazione: provoloni  Valpadana Dop, provolette, fiaschetti dolci e affumicati.

A sorpresa, almeno per me che lo consideravo formaggio tipico del sud Italia, anche il cosiddetto pancettone e mandarone. Il casaro mi offre una dimostrazione di come materializzare abilmente con le mani una provola davanti ai miei occhi, un po’ stupiti. Tutto avviene nel giro di pochi secondi.

Impeccabile abilità manuale, frutto di anni di tradizione artigianale. È solo il primo passo di un lungo tragitto, che porterà poi la bella e formosa provola a stagionare, fino ad essere consumata o a livello locale o esportata. Anche all’estero.

Ai formaggi viene abbinata la prima carrellata di vini della Gambellara. Uno fra tutti mi colpisce per il suo sapore amabile, quasi seducente, ma non stucchevole, che mi farà rivedere completamente la mia naturale avversione per i vini dolci: il Recioto di Gambellara Classico della Cantina Zonin.

Sarà perché è stato il primo passo nella degustazione di questi buoni vini dei Colli Vicentini, sarà per la persistenza così gradevole e per la delicatezza, che vien voglia di fare subito un bis. O persino un tris. È un vino che si fa amare, subito, e non si scorda facilmente.

cavazza 12giu16 034Il pranzo vero e proprio prosegue nella Cantina Cavazza. E mi imbatto nella storia di una vigna che è anche quella di una famiglia, come spesso accade. Persone unite tra loro come i tralci alla vite, come loro stessi si definiscono. Si va dal Gambellara classico al Prosecco, al Cabernet dei Colli Berici.

Beata tra i profumi che si sprigionano dal calice, mi lascio così trasportare dalle note del vino. La deviazione naturale di chi come me si cura del #bicchieredellastaffa, però, fa cadere immediatamente l’occhio su un cartello lungo la strada che porta alla cantina: si tratta di un’icona di un’amazzone o cavaliere a cavallo. La freccia indica La Marescialla.

Immagino già il porto sicuro, un maneggio, un posto dove trovare anime simili a quattro gambe, ornate di zoccoli. E invece… non è un maneggio bensì un ristorante. Anche qui con una storia. La scopro parlando proprio con il titolare de La Marescialla, Francesco Bertola, che ha preparato il pranzo a corredo della degustazione dei vini della cantina Cavazza.

cavazza catering 12giu16 044«La Marescialla  - racconta Bertola - è nata come ristorante nel 1979, il nome deriva da una tenuta che si trovava lì vicino e il proprietario era un maresciallo dei carabinieri a cavallo. La moglie era rimasta vedova ed era conosciuta come una donna autoritaria. Il paese era piccolo e come spesso succede si danno dei soprannomi, tutti l’hanno nominata la marescialla. Il ristorante, nato come osteria, ha mantenuto questo nome piuttosto unico in Italia, abbinato ad un ristorante».

Sarà la garganica, ma qui il paesaggio inebria: il continuo variare della luce e dei colori dovuto al meteo instabile fa la sua parte. Riflette emozioni della natura. Mi devo fermare qui. Tempo al tempo. La seconda parte del viaggio sui colli vicentini meritano una seconda tappa. Ci ritroviamo fra poco ancora con le persone che lavorano questa terra generosa e sanno ottenere questi preziosi vini.

Ci rivediamo qui. Per leggere ma soprattutto assaporare un viaggio aperto in Gambellara. @Pozzi_Matilde

 

 

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