C’è un Giro d’Italia vinoso

Il giro vinoso lo corriamo con Daniele Rigillo. Il presidente della Fondazione Italiana Sommelier della Lombardia si è divertito ad abbinare maglie - podi con etichette. Di carattere. Il carattere del ciclista che corre la Corsa Rosa anche nel bicchiere di tanti appassionati. Scopriremo una volta di più che vino e ciclismo sono passioni che vanno molto bene a braccetto. Anzi in bicicletta

#lepaginedelvino - Fra andamenti climatici altalenanti e non proprio classici stagionali, emoziona anche quest'anno il Giro d'Italia. Che proprio come il meteo non annoia, cambia, si apre e si chiude. Non è scontato fino alla fine...

La passione per le due ruote a pedali molto spesso attanaglia coloro che amano anche il vino così, quest'anno, abbiamo deciso di stabilire un Giro d'Italia Vinoso, assegnando le maglie premio alle etichette in parallelo ai ciclisti, pur sempre accostando la maglia al valore di corrispondenza.

Andiamo dunque per gradi, anzi per colore, i colori delle maglie.

MAGLIA ROSA -  Rosa come La Gazzetta dello Sport, come una pagina, come un foglio di giornale, di quelli che si accettano in cima a una salita e si stendono sullo stomaco sotto la maglietta fradicia di sudore, per proteggersi dal freddo nella discesa. Rosa come l’alba di un campione. La maglia rosa del primo in classifica. Vincere il Giro significa entrare nella storia del ciclismo.

I VALORI: esser scalatori, avere agilità, avere resistenza

MAGLIA AZZURRA - Azzurra come il colore del cielo in cima  alla salita quando alzi lo sguardo e  l’ossigeno è poco. Azzurra come il torrente in piena, che sgorga dalla  sorgente e arriva fino in fondo al mare. Azzurra, ma non ferma, come l’acqua  di un lago tra i ghiacciai. La Maglia Azzurra del primo nei Gran Premi della Montagna. Un tempo era verde... ma va bene così.

I VALORI: primato, trionfo, spirito di squadra.

MAGLIA BIANCA - Bianca come simbolo della freschezza e magari dell’ingenuità, della pulizia e magari del candore, della giovinezza e magari della timidezza. Bianca come le notti in bianco di un esordiente, di un debuttante, di una matricola. La maglia bianca del primo fra i giovani. Una promessa, insomma.

I VALORI: giovinezza, entusiasmo, caparbietà.

MAGLIA ROSSA - Rossa, rossa come il fuoco, rossa per chi incendia la corsa, per chi si accende in uno scatto, per chi si ustiona in una volata. Rossa come la velocità, come i brividi, come l’ebbrezza. Ma anche rossa come il pericolo. La maglia rossa del primo nella classifica a punti. Sprintare e via!

I VALORI: velocità, scatto, potenza.

Adesso che ci siamo chiariti bene le idee sui colori, delle maglie, sui valori che si associano, partiamo. Iniziamo dalla mitica maglia Rosa, che quest'anno va a tre strabilianti espressioni di Rosé, inconsuete magari, come Amador primo portoricano a conquistarla, come l'impronunciabile olandesino  Kruijswijk.

Giro d'Italia 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Giro d'Italia 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Rosalia di Michele Biancardi, un rosato da Nero di Troia polposo e profumato di ciliegia, pepe bianco e rosa Ofelia, figlio di un giovane produttore che crede ardentemente nel vitigno e nella terra.

Grande scalatore il Marinetto rosato di Sergio Arcuri, in quella Cirò Marina che già ci sta abituando alla grandezza dei suoi potenti rossi. L'influsso salino dello Ionio caratterizza il calice rosa antico che sà di peonia, zagara e pompelmo rosa, con il superbo tannino tipico del vitigno che qui si fa sussurro, carezza. La Calabria che alza la testa e pedala veloce!

Il nord raramente produce vini in rosa ma di maglie ne indossa tante; l'ultima maglia rosa la diamo ad un orgoglioso altoatesino, il Lagrein Kretzer di Nusserhof; il Kretzer era il cesto con cui tradizionalmente si filtrava il mosto separandolo dalle bucce ottenendo i rosati, e come da tradizione questo vino non punta sulla concentrazione ma piuttosto sulla qualità dell'uva proveniente da vigne vecchie e che si tramuta in piccoli frutti di bosco come mirtilli e ribes neri, tenui accenni floreali e piacevolissima sapiditá, assicurando una buona tenuta del tempo.

Maglia azzurra agli scalatori di impervi sali scendi e pendii, ottimi per ospitare uve atte a divenire spumanti. Dunque: la prima va di diritto ad un nome impresso nella storia del ciclismo e che pare voglia lasciarlo anche in quella del vino: MOSER, con il suo Trento DOC 51, 151, affascinante Chardonnay che dopo una maturazione in parte in botte e tre anni sui lieviti regala suadenti sbuffi di frutta secca tostata, agrumi ed una bollicina ben integrata in un sorso impeccabile.

Se per molti è un vino facilone, l'azienda Bele Casel dimostra che il Prosecco può mostrare versioni di sé aristocratiche, specie in quel di Asolo, dove con il Superiore X-Brut corre contro vento anche sul fronte di un mercato che cerca prosecco dal più alto residuo zuccherino. Bollicine esuberanti e spettro aromatico delicato e gustoso.

Chiudiamo con una bollicina che non proviene da altitudini notevoli ma da una Casa che alle sue scalate ci ha ormai abituati: sto parlando di Marco de Bartoli e del suo Terzavia, uno spumante da uve Grillo che produce da pochi anni ma che ha già conquistato cuori e riconoscimenti. Come un Marsala porta con se le note salmastre e il sole della Sicilia, con un sorso di infinita freschezza e rotondità.

Veniamo alle giovani matricole, alle maglie bianche, che attribuiremo a vini della stessa cromatura. Anche qui una menzione è d'obbligo per un grande campione del passato, Fausto Coppi: a lui è intitolato il Timorasso dal nipote Francesco Coppi che dal 2003 ha intrapreso questo percorso duro ma affascinante nell'azienda che porta il nome di sua madre, Marina Coppi, figlia del Campionissimo.

Il Timorasso, anche lui giovane matricola tra i vitigni italiani riportato in auge da una manciata di produttori nell'ultimo decennio, ha tutte le caratteristiche di un grande vino: veste dorata e luminosa, profumi che spaziano dal mediterraneo, con erbe aromatiche, agrumi e iodio, a idrocarburi che lo accostano automaticamente al Riesling tedesco. Questa bipolarità la si ritrova in bocca, dove un'armoniosa rotondità si contrappone alla forte tensione acido/sapida.

Nel cuore dell'Umbria, nel 2008 nasce una splendida realtà di nome Bellafonte. Pochi ettari è una produzione di assoluta eccellenza rispettosa dell'ambiente, tre i due vini prodotti un bianco, da Trebbiano Spoletino, uva parecchio diversa dagli altri trebbiano, quasi aromatica e ricca di accattivante freschezza. Un (quasi) debuttante che siamo sicuri vedremo spesso in bagarre.

L'ultima maglia bianca va a un vino che profuma e sa di mare, di agrumi, di buono: il Tramonti bianco della Tenuta San Francesco, sulla costiera Amalfitana, da uve tipiche della zona; basta un sorso ed è subito estate.

Chiudiamo la rassegna con l'ultimo podio, quello delle maglie rosse assegnate, per esclusione, all'ultima categoria rimasta ovvero ai vini rossi. Spintare è lecito.

E se a prendere la maglia sono i velocisti, nella nostra classifica vinosa premieremo quei vini veloci perché immediati e godibili fin da subito ma che stupiscono per allungo, persistenza (volate lunghe? sono ammessi anche i passisti).

Partiamo con un dolcetto di Dogliani, quello di San Fereolo: piacevole da giovane come ci si aspetta dal vitigno ma capace di reggere il tempo come pochi altri, da vero piemontese. All'assoluta godibilità del frutto, ai sentori ancora vagamente vinosi e floreali, segue un tannino vigoroso e importante che lo terrà con la schiena dritta per parecchi anni.

Scendendo lo stivale arriviamo in Romagna, dove la Noelia Ricci ci stupisce e ci travolge con il Sangiovese di Romagna Superiore Godenza, slanciato e succoso, piacevolezza assoluta per un vino e un territorio troppo poco considerati.

L'ultima maglia rossa a una tipologia che negli ultimi anni ha conquistato la critica enologica nazionale ed internazionale, ponendosi ai vertici dell'enologia italiana: è l'Etna Rosso, il premiato l'Arcurìa di Graci, straordinaria espressione di vino vulcanico da vigneti a oltre 600 metri di altitudine; la sottigliezza del Nerello Masclaese in termini cromatici si evolve in fendenti aromatici e gustativi che spaziano dai lamponi al succo di arance rosse, da composte di fiori a erbe aromatiche, fino a tea nero e sandalo e, chiaramente, un sottile velo fumé figlio del generoso suolo su cui poggiano i curvi alberelli.
Sorso terso e verticale, aromatico, uno specchio del naso. Un campione. (Il Gorilla Greipel?)

Come sempre quando si sceglie è il gusto personale che guida: perché la competizione vera la fanno quelli sulle biciclette, qui abbiamo giocato con le assonanze e le similitudini. Questa è una personale classifica, dunque, vini e produttori che meriterebbero di indossare queste maglie per l'impegno e il valore di questi nettari.

Ed è eccitante sapere che, accanto a loro, ci sono tante altre etichette che si battono per questi primati, ad evidenziare che la viticoltura italiana ha tanti campioni da premiare, e chissà chi sarà tra loro ad indossare nelle prossime edizioni le ambitissime maglie del nostro Giro d'Italia Vinoso! @Daniele Rigillo (Presidente FIS Lombardia)

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