Agricoltore per hobby sì, ma occhio alla salute

Compag,  durante un recente incontro organizzato sul territorio veneto per spiegare la normativa vigente in merito all’utilizzo dei fitofarmaci, ha raccolto per noi la testimonianza di un pensionato-hobbista veronese che fotografa la situazione amatoriale. Sulla questione puntualizza Valeria Sonvico di Coldiretti che avverte: pensiamo alla tutela della salute

#lepaginedelvino - #specialebio - Se sei un agricoltore per passione, non puoi più rifornirti di prodotti fino ad ora utilizzati come il verde rame e lo zolfo se sei sprovvisto di patentino. Piemonte, Lombardia, Veneto: regione che vai...

Si tratta di un patentino che in alcune Regioni non si può proprio ottenere, come si legge altrove su #lepaginedelvino, grazie ad una nota diramata da Compag. Della serie: Tu che vorresti coltivare per passione un angolo di vigna, un po' di pesche e l'orto per la verdura di famiglia, attenzione, perché per fare i trattamenti c'è da sapere che... Non ci capisci più nulla. Ecco la lettera di un hobbysta dell'agricoltura, inviata in forma anonima a Compag, sulla questione della normativa che regola l'acquisto e l'uso di fitofarmaci in agricoltura.

Scrive così chi vorrebbe continuare a coltivare per passione: ⌊...⌋  voglio condividere una situazione che ai miei occhi (...) appare alquanto paradossale.  La mia è la storia di un uomo qualunque. Vivo ed abito in una provincia del Nord Est, un piccolo paese della campagna Veronese.

⌊...⌋  Sono pensionato con una pensione da impiegato che mi permette a mala pena di arrivare alla fine del mese. Ho avuto in eredità da mio padre un piccolissimo appezzamento di terreno dal quale ricavo frutta e verdura per uso familiare, destinando le eccedenze ad amici e conoscenti.  Parliamo di pochi chilogrammi di prodotto, quanto si può raccogliere da alcuni alberi di ciliegi, di pesche e da alcune centinaia di metri quadri di orto ⌊...⌋  mio padre era agricoltore, quindi,  fin da ragazzo, ho sempre collaborato nei lavori di campagna.  Fino a quest’anno ho potuto coltivare liberamente il mio piccolo appezzamento trattando solo quando strettamente necessario per difenderlo dalle malattie.

⌊...⌋ Tutto è cambiato all’inizio dell’anno, quando mi sono recato dal mio rivenditore di fiducia per acquistare i prodotti antiparassitari che ho sempre impiegato per la difesa dell’orto. Lui, a malincuore, ⌊...⌋  non poteva più vendermi i soliti prodotti perché non avevo il patentino per poterli maneggiare e utilizzare.

⌊...⌋  acquisto sempre e solo prodotti come il verderame e lo zolfo, che si impiegano da sempre in agricoltura e che credo siano addirittura ammessi in agricoltura biologica. Ero sorpreso, ma tutto sommato non dispiaciuto del fatto di poter imparare qualcosa di nuovo seguendo il corso per ottenere  il patentino.

Mi sono pertanto recato alla società della Regione che rilascia i patentini, l’Avepa ⌊...⌋  mi è stato detto che non ero un utilizzatore professionale e che quindi non avrei potuto ottenere il patentino. Per me significa ⌊...⌋  smettere di proseguire quella piccola attività agricola che mi permette di risparmiare su frutta e verdura, ma soprattutto mi permette di sentirmi occupato ed attivo nelle lunghe giornate da pensionato.

Mi sono chiesto come è possibile che la legge voglia cancellare tutte queste piccole attività che solo nel mio piccolo comune veronese sono qualche centinaio e che in tutta la Regione Veneto sono diverse decine di migliaia?  Sono attività che, oltre ad aiutare i singoli, permettono di avere una campagna ordinata e gestita in maniera appropriata…

⌊...⌋  Com’è possibile accettare che questa burocrazia distrugga tante micro attività svolte in maniera onesta e nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio? In questo modo si distrugge l’anima veramente pulita del nostro Paese⌊...⌋ . Non trovo risposte.

Abbiamo voluto fare leggere questa lettera alla dottoressa Valeria Sonvico di Coldiretti, che non è entrata nel merito del povero hobbyista ma ci ha dato alcune informazioni importanti e chiarito alcuni punti che forse si danno un po' per scontati. Non saranno risposte esaustive per il pensionato veneto ma un contributo alla chiarezza, questo ci auguriamo di sì.

Siamo convinti comunque che almeno leggendo queste informazioni avremo tutti le idee un po’ più chiare. Meno concime chimico e maggiore serietà da parte di tutti: ci piace ma forza, Regioni di Tutta Italia, attrezziamoci!

Dice Valeria Sonvico che è anche responsabile della sicurezza alimentare per Coldiretti Lombardia: «Prima di tutto diciamo che è corretto ed è un’opportunità per tutti informare meglio la gente su questo tema.  Poi andiamo subito al dunque ed in effetti  la questione esaminata è molto articolata, in particolare per l'acquisto e per l’utilizzo dei prodotti fitosanitari da parte dell'utilizzatore non professionale. Su questo punto, infatti, ci sono ancora alcuni cosiddetti vuoti normativi».

«Per quanto riguarda la  Lombardia, il piano nazionale fitosanitario - approvato nel 2014 - porta alcune significative novità tra cui l'abilitazione all'acquisto e all’utilizzo di prodotti fitosanitari ad uso professionale. Lo considero un passaggio importante, questo, perché  chi utilizza certi prodotti deve essere in grado di saperli acquistare e conseguentemente utilizzare non solo per l'effetto sull'ambiente ma soprattutto a salvaguardia della propria salute». 

Il caso del nostro hobbysta dunque, ad oggi, non ha ancora delle risposte certe? «A livello ministeriale - afferma Valeria Sonvico - deve uscire un nuovo elenco – si attende a giugno 2016 - in cui vengono definiti dei PF  per gli hobbysti, tra cui quelli per le orticole che non necessitano di patentino. Come dicevo, qui, attualmente abbiamo un vuoto normativo… »

La Lombardia, a differenza del Piemonte, tuttavia, si sta muovendo velocemente: «In Lombardia stiamo formando ai corsi per il corretto uso dei prodotti fitosanitari anche gli hobbysti e quindi rilasciamo l’abilitazione, abbiamo però dei dubbi e stiamo cercando risposte da parte della Regione. Alcuni prodotti - anche bio - sono stati riconosciuti tra quelli il cui principio attivo è tossico e quindi è necessario avere competenze per la gestione (il famoso verde rame è uno di questi!)».

In conclusione, quello che è importante evidenziare è che il provvedimento nazionale fitosanitario 2014, che fa capo sempre a una direttiva europea e ad un elenco aggiornato periodicamente che tiene conto degli studi, della ricerca per la tutela della salute. Per questo la strada intrapresa è corretta? «La base di partenza è un  elenco che classifica i pericoli causati, quelli tossicologici o quelli per contatto, - risponde l'esperta -  ed è in atto una campagna di sensibilizzazione e di informazione europea sulla sostenibilità ambientale che definirei importante. Anzi fondamentale: essa tutela la salute e si occupa finalmente, perché prima non era così, anche di altri operatori,  di quei bacini ad esempio come gli aeroporti o le ferrovie, che prima erano trattati senza comunicazione perché gli operatori non erano  agricoli. Ora il tema riguarda non solo l’utilizzo ad uso professionale  che richiede una abilitazione ma anche quello non professionale, per così dire hobbystico».

Della serie, devi sapere, insomma,  cosa stai maneggiando e devi farlo con cautela: «Dobbiamo creare  operatori maggiormente consapevoli. Si parla poi di un corso di abilitazione di 20 ore, che si chiude con un test e se non viene superato si ripete il corso senza grandi problemi.  Fra le nuove norme ci sono anche le regole per sapere dove smaltire i resti - attraverso ditte specializzate e non più banalmente nel sacco nero – ma attraverso punti di raccolta specifica. E infine anche l’altro obbligo dell’armadietto ad hoc per i prodotti, per evitare facile accesso a questi da manovrare con cautela. Ad oggi,  il pensionato di turno dovrebbe avere una persona abilitata per fare i trattamenti».

«Tutto questo è importante perché ci permette di puntare sul fatto che alcuni prodotti vincolati lo sono per la tutela della salute. - conclude la dottoressa Sonvico - In fin dei conti fino a qualche tempo fa nessuno si sognava di avvertire le casalinghe di usare i guanti quando dovevano lavare i piatti col detersivo per evitare danni alla pelle… Sono sicuramente migliorati in molti casi i prodotti, ma anche l’attenzione dell’uomo all’uso di quegli stessi prodotti. Ed è giusto così». @lucianarota

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