Fitofarmaci manovrare con cura

Regione che vai patentino che... non trovi. C'è molta confusione - in Italia - sull’attuazione delle norma nazionale, detta Pan, entrata in vigore lo scorso 26 novembre con decreto del 22 gennaio 2014, che regola l'acquisto e l'uso di fitofarmaci per coltivare campi e orti

#lepaginedelvino - #specialebio - Ho da poco frequentato un interessante (e appassionante) corso per Operatori Agrituristici organizzato da Coldiretti. 40 ore di lavoro serio fra i banchi con docenti preparati e molto pazienti, ma anche allievi interessati e convinti senza ipocrisia ad utilizzare le informazioni nel modo più serio per migliorare la loro attività professionale o capire meglio cosa significhi affiancare al lavoro di agricoltura una moderna attività agrituristica.

Si è svolto a Milano, presso la sede di TerranostraColdiretti Lombardia e lì,  fra l’altro, chi ha avuto la buona idea di frequentarlo ha capito finalmente cosa si intende per Scia, tracciabilità, produzioni 30-40-30, connessione agricola e altre parole (tag!) del settore. C'è stata persino una lezione di comunicazione, la cosa la dice lunga su un mondo che sta diventando sempre più social e #mipiace!

Tornando a bomba. Se oggi l'approccio alla professione agricola e alle attività connesse è sicuramente più professionale, tuttavia c'è ancora molto da fare e da informare. Soprattutto in tema di norme, di applicazioni delle stesse, di uniformità fra regioni di uno stesso Paese (europeo) e via di seguito.

Al proposito riceviamo una nota molto interessante da una collega che si occupa dell’ufficio stampa di Compag, Associazione nazionale dei commercianti di prodotti per l’agricoltura, e partiamo da lì per dare qualche informazione (non senza restare un po' perplessi sulla situazione generale). Dice la nota intitolata Piemonte. agricoltura al tracollo.  produttori tutti fuorilegge per colpa della Regione:

Non è uno scenario apocalittico, ma la triste situazione di una terra inchiodata dalla sorda burocrazia di uno Stato incapace di farsi ascoltare dalle Regioni. ⌊...⌋ La Regione Piemonte è gravemente inadempiente nella gestione dei fitofarmaci, poiché sta ignorando in toto l’attuazione delle norma nazionale, detta PAN, entrata in vigore lo scorso 26 novembre con decreto del 22 gennaio 2014. In altre parole, nessuno più in Piemonte può - se non in limitati casi - adeguarsi alle nuove norme per acquistare e, di conseguenza, fare uso di fitofarmaci per coltivare campi e orti. E questo perché nessuno, volente o nolente, ha modo di regolarizzare la propria posizione rispetto alle norme sulla formazione entrate in vigore il 26 novembre 2014. Come sarebbe possibile farlo? Semplicemente frequentando dei corsi di formazione obbligatori richiesti dallo Stato e demandati alle Regioni che, a loro volta, avrebbero dovuto affidarli alle strutture territoriali di riferimento come l’Ispettorato Agrario, la Forestale, le Ulss, la Vepa, o altri enti di formazione riconosciuti.

Ma non è tutto: ⌊...⌋  in questo assurdo panorama che coinvolge 74 mila aziende agricole, la Regione Piemonte non solo non attiva i corsi previsti dal PAN, ma non riconosce nemmeno la formazione certificata da altre Regioni sebbene rispondente alla norma nazionale. 

E qui facciamo un inciso, davvero è possibile che si ragioni così a compartimenti (regionali) stagni? Altro che Europa. Facciamo un esempio semplice e personale: se esco di casa, andando a sinistra arrivo in un volo a Tortona / Alessandria /  Piemonte e non posso aggiornarmi (e acquistare con sapienza) sull’uso di fitofarmaci. Se vado dalla parte opposta, verso Voghera / Pavia / Lombardia posso fare il corso ma non acquisto se non sono un professionista. O almeno così pare. E in Veneto poi lo vedremo più avanti dallo sfogo di un diretto hobbysta interessato... Possibile?

Andiamo avanti con la cartella stampa di Compag che ci spiega meglio la situazione in Piemonte: Corsi inesistenti, mai organizzati, mai attivati. Non sono bastati 2 anni alla Regione Piemonte per mettere in piedi i corsi necessari. Eppure il PAN, il Piano d’Azione Nazionale, parla chiaro: tutti i fruitori di agrofarmaci, da chi compra a chi vende, dovranno frequentare corsi specifici di formazione per il loro utilizzo.

⌊...⌋ Sarebbero più che disposti imprenditori grandi e piccoli, hobbisti, appassionati di gardening e rivenditori a pagare detto corso e a frequentarlo, anche macinando decine di chilometri dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro per raggiungere l’aula. Ma non c’è nessuna aula, nessun corso... Tutto tace. E il settore si inchioda.

Compag, da mesi continua a sollevare il problema, a cercare soluzioni, a sensibilizzare le Istituzioni per arrivare a un tavolo di confronto che analizzi la gravissima situazione agricola e ambientale italiana. Continua la nota: ⌊...⌋ Non certo si vuole ovviare la norma, ma per applicarla. Perché la norma è giusta, è giusto formare professionisti e amatori all’uso degli agrofarmaci, così da renderli coscienti dei rischi di un loro utilizzo improprio per la salute umana e i terreni.

⌊...⌋  Compag ritiene che il conseguimento del patentino sia un dovere sociale, oltre che un obbligo di legge. E allora urla, si infuria, denuncia l’immobilismo di un sistema erroneamente burocratizzato che non si preoccupa di mettere a rischio l’economia agricola nazionale o ancor più grave, di causare la chiusura di decine di migliaia di micro imprese che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy agroalimentare.

Regione che vai patentino che trovi o non trovi! Ma li vogliamo aiutare e fare crescere questi agricoltori moderni e organizzati? @lucianarota

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