Quella rondine che fa la primavera del vino

Daniele Rigillo, presidente di Fondazione Italiana Sommelier Lombardia, ci porta fuori città in una giornata tiepida di primavera. Ci guida, da esperto e appassionato al mestiere, per un pranzo al sacco... con alcuni speciali abbinamenti di stagione capaci di stupirci per la loro semplicità. Una semplicità che emoziona

#lepaginedelvino #diprimavera -  Si dice che una rondine non faccia primavera; e un vino? Partiamo dall'inizio. Partiamo dalla stagione che precede la primavera. Prima di tutto, quindi: l'inverno, che è quel periodo in cui personalmente, ma immagino sia lo stesso per molti di voi, quando ho voglia di bere vino ho voglia di bere rosso.

Il che è facilmente giustificabile pensando alle sue morbidezze e al più elevato tenore alcolico che ti stringono come in un abbraccio, riscaldandoti dalle rigide temperature stagionali; così come la cucina invernale, generalmente più grassa, ci induce ad abbinamenti a rossi più strutturati.

Daniele Rigillo, presidente Federazione Italiana Sommelier della Lombardia

Daniele Rigillo, presidente Fondazione Italiana Sommelier della Lombardia

Ed è così che ai primi tepori, ai primi soli che qui a Milano tanto aspettiamo, si fugge a gambe levate  verso valli, laghi o qualsiasi posto verde o azzurro che ci faccia per qualche ora dimenticare il grigiore della metropoli ed intiepidire dal sole novello.

In queste gite adoro riscoprire, oltre ai prati in fiore e ai corsi d'acqua, il piacere di un pranzo al sacco e di una una fresca bottiglia di vino. Una bottiglia semplice, beverina, tendenzialmente una bollicina, un bianco, un rosato, ma anche un rosso leggero, ad accompagnare la rilassante mangiata.

Alla prima occasione utile mi concederò quindi un'uscita nella nostra bella Franciacorta, con compagna e amici. Essendo io il più esigente, indovinate a chi verrà lasciato l'onere di occuparsi del pranzo? Indovinato... queste sono delle idee che vi propongo:

Conoscete i salumi di pesce? I più famosi sono quelli che Moreni Cedroni propone sulla passeggiata di Senigallia ma non è difficile trovarne in gastronomie di qualità; salmone, spada, polpo, gamberi, accompagnati soltanto da verdure in cruditée e dripping alla frutta; stappiamo per cominciare un piemontese, sfatando il mito dei grandi Rossi con un insolito Riesling Renano, l'Herzù di Ettore Germano, aromatico e dal sorso dinamico.

È la volta di un grande vino della mia Terra, un Negramaro in rosa del grande Severino Garofano, il Girofle: naso assai petaloso, aggettivo più che mai accostabile ad un vino, dal sorso morbido  ma ricco dell'influsso che i due mari apportano ai vini del Salento. Lo abbiniamo ad un cous cous con verdure  e gamberi, sperando che nessuno lo scambi per mangime per uccelli...

Chiudiamo il nostro piacevole pranzo all'aperto con un'icona della semplicità: pane e salame, entrambi ben selezionati (suggerisco quello rodato di Varzi - Oltrepò Pavese - oppure quello Nobile del Giarolo, dalla Val Curone piemontese). Pur rischiando di cadere nel banale, non vorrei berci su null'altro che un buon Lambrusco, a mio avviso uno dei vini più sottovalutati di sempre. L'etichetta che consiglio si chiama Albone, del Podere il Saliceto: uno strabiliante modenese dai profumi esplosivi di frutti rossi e dalla bollicina ruspante.

Questa per me è l'immagine della primavera, questo è un modo straordinario per godersela. Una rondine non farà il buon vino ma una gita fuori porta sì e soprattutto ci aiuterà a godere al meglio di una o più degustazioni. Così che sia sempre la stagione giusta! Daniele Rigillo presidente Fondazione Italiana Sommelier della Lombardia

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