Tenute Pacelli: al galoppo fra le vigne

A tu per tu con le donne delle Tenute Pacelli.  Tutto è iniziato grazie ad un barone amante dei piaceri della vita e dei… cavalli! Fra bianchi di compagnia e rossi che allargano il sorriso, due generazioni di donne che si raccontano fra vigne e onde anomale. Le scopriamo come una fioritura di primavera...

#lepaginedelvino #diprimavera - Le donne del vino si fanno strada, innovano, studiano e sanno come far vivere oggi la storia del loro territorio, valorizzandolo e rendendo sì onore al passato ma con un occhio e soprattutto un calice rivolto al futuro. Al buon vino che verrà.

Carla e Laura Pacelli (1)Le donne (del vino) in questione sono Laura e Carla Pacelli, sorelle delle Tenute Pacelli, giovane azienda familiare tra le lussureggianti colline a nord di Cosenza, un piccolo gioiello in espansione, dove nulla viene trascurato: dalla raccolta a mano di uve e olive, alla produzione e vendita di ciliegie, passando per la nuovissima cantina di degustazione e ristoro, fino alla preservazione dell’antico casino di caccia settecentesco.

I rossi sono la loro forza, come le due riserve, il Pauciuri da uve Barbera e Cabernet, provenienti dalla vigna più antica dell’azienda - quasi 50 anni d’età - e il Tèmeso, da uve Magliocco e Calavrese, l'antico Nero d'Avola autoctono. Senza rinunciare a felici sperimentazioni, come il Riesling italico in purezza: per un bianco fermo profumato, rotondo e schietto, e la nuova produzione di bollicine metodo classico.

filariIl rispetto del terroir, la coltivazione biologica, l'alta qualità sono garantiti dalla tecnica del sovescio, dai pochissimi trattamenti all'anno della vigna, dalla filiera produttiva interna all'azienda (ndr sono associati alla FIVI, Federazione Vignaioli Indipendenti), dal chilometro zero o che garantisce, comunque, un consumo sostenibile.

Il paesaggio, se ancora non bastasse, fa il resto: ovvero, incanta. Qui lo sguardo si perde e si sofferma sulle dimore antiche che fanno da contrappunto, insieme con gli animali, che con la loro vivace presenza lo animano. C’è posto per chi è curioso e ha voglia di conoscere zone che rivivono grazie alla maestria dei suoi abitanti.

il viale in salita per raggiungere l'aziendaLe vigne si estendono lungo una verde collina che domina la pianura di Rose, la contrada in cui sorge la tenuta Pacelli e sono dominate dal Casino di Caccia dei Baroni La Costa. Un’antica dimora risalente alla fine del 1700, che, con le sue quattro torri merlate, fungeva anche da avamposto e osservatorio. La cura del vigneto è meticolosa e ispirata al rispetto della natura. Banditi i concimi chimici, si predilige la tecnica del sovescio, tipica dell’agricoltura biologica.

Grazie a questa particolare concimazione, i terreni ricevono un apporto ottimale di azoto e di minerali, necessari alla cura e alla salute della vite, rendendo superfluo l’utilizzo di sostituti chimici. Il terreno della zona è fertile e argilloso, è straordinariamente ricco di minerali ferrosi, con presenza di calcare in alcuni punti. Le uve rosse prodotte da questa terra rigogliosa spaziano dal Barbera al Merlot, dal Cabernet al Magliocco Dolce e al Nerod’Avola, che in questo territorio assume il nome di Calabrese.

Pacelli-filari-di-RieslingLa vendemmia del Terra Rossa avviene normalmente durante i primi giorni di settembre, mentre quella del Pauciuri tra la metà e la fine del mese. Tra i gioielli di Rose, a fine settembre, si vendemmia dunque il Pauciuri, ottenuto da uve Barbera e Cabernet e invecchiato in botte di rovere per almeno sei mesi. Preceduto di qualche giorno dal nuovo arrivato, il Tèmeso, da Magliocco, e dal Calabrese.

Per quanto riguarda gli uvaggi bianchi, il rispetto dell’Indicazione Geografica Tipica fa sì che vengano coltivati Chardonnay, Trebbiano e Mantonico, oltre al Riesling, nuovo nato in azienda e ambizioso esperimento dell’avvocato Pacelli.

La vendemmia del Barone Bianco è anticipata di circa quindici giorni rispetto alle altre vendemmie della zona e ha luogo subito dopo Ferragosto. Il clima è regolato dall’altitudine - trecento metri sul livello del mare – e si presenta caldo durante i mesi estivi e freddo durante quelli invernali, con rilevanti escursioni termiche tra giorno e notte, circostanza ideale per valorizzare i profumi e gli aromi del vino. Per gli amanti del passito, Tenute Pacelli ha creato Eos, da uve Trebbiano Toscano in purezza.

Laura e Carla PacelliCon una premessa così, fatta un po' per scaldare i muscoli in un tondino del maneggio ideale, possiamo entrare in campo a cavallo, nella Tenuta Pacelli per scoprire, in un viaggio - naturalmente in sella - i gusti e il carattere di due donne del vino molto speciali. A tu per tu con Carla e Laura Pacelli.

Vino preferito?
Carla: Non ho vini preferiti, dipende dall'umore o dal momento della giornata. per quanto riguarda le bollicine ho una passione per il Dom Pérignon Rosé, legata alla mia esperienza professionale (ho curato per due anni i progetti speciali di comunicazione legati alla Maison). Amo il Riesling e, in generale, i bianchi semi aromatici. Per i rossi apprezzo più la struttura e la trama tannica di un vino, piuttosto che un naso troppo invasivo. Barbera e Barolo, se devo citare un produttore, direi Walter Massa, bravissimo, nonché nostro presidente Fivi (Federazione Vignaioli Indipendenti). Rosé: francesi su tutti. Vini da dessert: passito Eos! Equilibrato e mai eccessivamente dolce.

Laura: Vado anche io a seconda dell’umore, ma da un po’ di tempo prediligo vini a base di Nebbiolo, non necessariamente Barolo, il re dei vini e il vino dei re, dai tannini e acidità elevati e dal grande risultato dopo un lungo affinamento in bottiglia. Quando mi accontento, mi piace coccolarmi con un buon Montepulciano d’Abruzzo o con il nostro Tèmeso, a base di Nero d’Avola (Calabrese) e del poco conosciuto Magliocco, vitigno autoctono calabrese, ben più elegante del più gettonato Gaglioppo (da cui si produce il Cirò). Per i bianchi, concordo con Carla: champagne tutti i giorni! Pol Roger, Guy Charbaut, Deutz e ben vengano gli altri...  Riesling? Sì, ma gli preferisco il più sfacciato e meno aromatico Fiano d’Avellino o il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, dal sapore suadente, morbido, sapido, caldo ed elegante. Poi, certo, quando stappo il nostro Barone Bianco (a base di Riesling) mi dimentico di tutti gli altri. A chiudere un buon pasto, concordo con Carla, il nostro passito Eos è meglio di qualsiasi vino speciale. Non è abboccato come i classici passiti, ma avvolge il palato regalando percezioni retrolfattive di frutti a polpa bianca e fiori gialli. I bianchi mi fanno compagnia, i rossi mi allargano il sorriso.

Un aneddoto legato al vino?
Carla
: Ne avrei davvero tanti. Mi piace ricordare una serata al mare, in Calabria, quando c'era ancora nostra nonna Anna. Eravamo solo noi ragazze, io, mia sorella, mia madre Clara e la nonna. Abbiamo aperto una bottiglia e ci siamo godute un aperitivo fatto di risate e pettegolezzi, che ha unito tre generazioni di donne. Un paio di calici che hanno sciolto la lingua e la sagacia della più anziana, la più ironica tra tutte.

Laura: Nonna Anna aveva buon gusto, per tutto, dagli abitini che ci cuciva su misura, ai piatti della cultura istriana con cui ha abituato il mio palato ad apprezzare sapori forti e ben diversi da quelli della cucina partenopea, cari alla mia famiglia paterna. Ricordo due momenti con gioia: il primo legato al mio primo viaggio in Istria. Una cugina della nonna mi ha ha fatto provare la Loza, una grappa di vinacce ad alta gradazione. I dialoghi, shot dopo shot, prima cordiali poi camerateschi ma dall’impronta femminile (non li riporterò nel dettaglio ma immaginatevi due donne vicine e così lontane a parlare di sé in dialetto friulano-croato-inglese-napoletano, un delirio!). E il secondo, molto più recente: lo scorso ottobre, quando abbiamo fatto il dégorgement del nostro primo spumante metodo classico Zoe a base Riesling. Ero da qualche mese ufficialmente sommelier. Emozionata come una bambina quando costruisce il suo primo castello di sabbia. Quando l’abbiamo assaggiato ho capito che nessuna onda anomala lo avrebbe distrutto. Alla nonna sarebbe piaciuto.

Carla-Clara-Francesco e Laura PacelliUn’azienda al femminile, come è nata la voglia di dare vita a questa avventura enologica, da chi è composta?
Carla: Tutto è iniziato dalla decisione di nostro padre Francesco, di ridare vita a un territorio meraviglioso ma ostico, come l'entroterra calabrese. Con tanta pazienza (da parte di mia madre) e perseveranza, è riuscito a coinvolgere tutte le sue donne e a creare dal nulla o poco più un progetto che costa tanta fatica ma che regala anche tante soddisfazioni.

Laura: Come si dice, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. In questo caso ce ne sono tre. Il merito iniziale è da riconoscere a nostro padre che da brillante avvocato, anche se non più giovane e, soprattutto, da bevitore occasionale, ha scelto di dedicarsi alla vigna ereditata dallo zio, il barone La Costa, amante dei piaceri della vita e dei cavalli (ne possedeva diversi all’ippodromo di Agnano, a Napoli). Noi tre donne invece abbiamo sempre bevuto: basti ricordare i cucchiaini di champagne che hanno umettato le nostre labbra da poppanti, ai nostri rispettivi battesimi. Oggi Clara, Carla e Laura sono la forza dell’azienda, grazie a quella cocciutaggine tipica femminile che, se direzionata con intelligenza, porta - ogni giorno - a piccoli grandi risultati.

Cavalli e vino, ottimo binomio, quello che preferisco. Hai qualche aneddoto legato a loro?
Carla: Abbiamo sempre montato, sia io che mia sorella, da quando eravamo piccole, più spesso proprio durante le vacanze, in Calabria. E la scorsa estate  mio padre mi ha mandato una foto di mia figlia in sella, per la prima volta su un vero cavallo e non su un pony. Vederla ritta e felice, come ero io bambina, per di più nella stessa regione dove amavo cavalcare, mi ha emozionato.

Laura: A dirla tutta Carla è sempre stata più brava di me a cavallo. Non a caso il nostro istruttore, un austriaco dalla tempra da ussaro con tanto di baffetto, la preferiva, a tal punto da volerla fare gareggiare. Io a cavallo mi sono sempre sentita invece un po’ come Don Chisciotte, sempre al galoppo e incurante degli ostacoli. Poi quando cadevo, l’illusione si spezzava, ma il mulino a vento continuavo a vederlo girare... La passione per i cavalli, poi, è da sempre un fil rouge della nostra famiglia: non solo zio Gaetano La Costa possedeva cavalli da corsa ma li ha voluti anche in campagna, la stessa dove oggi produciamo vino. A 50 metri dal casino di caccia del 700 circondato dalla vigna, ci sono ancora le vecchie scuderie dei cavalli, oggi occupate da animali d’aia. La targa affissa a lato riporta la data di costruzione: 1932.

Sulla strada del ... vino, a quali eventi sarete presenti prossimamente?Carla: Tanti, troppi forse...Uno su tutti il Vinitaly, dal 10 al 13 aprile. Saremo al padiglione 8 di FIVI (stand 7/D8-D9).

Laura: In questi ultimi anni ci abbiamo dato dentro: degustazioni in case private, in enoteche pubbliche, in fiere. Adesso c’è Verona. Il nostro primo Vinitaly da espositore e non da visitatore. Daremo spettacolo! @Pozzi_Matilde

Carla Pacelli (1)Il sito delle Tenute Pacelli lo potete visitare qui  Ma adesso, ancora un po' di attenzione, prego, per i vini!

Terra Rossa, da uve Calabrese, Merlot e Magliocco Dolce è un rosso equilibrato, affinato in acciaio, espressione pura del territorio alto calabrese, che coniuga il Magliocco, vitigno principe della zona, alle selezionate uve Merlot e Nero d’Avola (Calabrese). (13%)

Barone Bianco è ferma intenzione dell’Azienda di creare un vino che rispecchiasse le caratteristiche del terroir e, allo stesso tempo, si rifacesse alla tradizione dei bianchi renani. Proveniente da uve Riesling Italico, il Barone Bianco è secco e sapido, fruttato al palato, dal gusto fresco e delicato. (13%)

Pauciuri è il gioiello di Rose. Ottenuto da uve Barbera e Cabernet e invecchiato in botte di rovere per almeno sei mesi, il Pauciuri è, successivamente, affinato in bottiglia per un periodo superiore all'anno. Un vino strutturato e tannico, incisivo ed equilibrato al palato, che sprigiona al naso delicati sentori di amarena. (14%)

Tèmeso è un vino antico, le cui pregiate qualità venivano decantate già nel 1550 dal
viaggiatore Fra Leandro Alberti di Bologna nella sua Descrittione di tutta l’Italia, dedicata a Caterina de’ Medici. La zona di Malvetto Castello citata dall’Alberti, è dunque terra ricca e fertile da oltre 500 anni, depositaria di due vitigni autoctoni principi, il Magliocco e il Calabrese (14%).

Eos, dea dell'aurora, è il nome del passito prodotto dalle Tenute Pacelli ottenuto tramite appassimento sulla piantadelle uve di Trebbiano Toscano, seguendone l'evoluzione dal grappolo alla botte con la stessa cura e attenzione che una madre dedica al proprio figlio dalla sera all'Aurora. (15%)

Zoe è il primo vino spumantizzato dell'azienda. Ottenuto da sole uve Riesling, la spremitura soffice viene seguita da una fermentazione lenta a 17-18°. La sboccatura viene effettuata dopo almeno 24 mesi di permanenza sui lieviti. Ha un perlage fine e persistente, un gusto caldo e morbido, un finale lungo e armonico. (12,5%)

L’olio! Non di solo vino si vive, altro ingrediente prezioso che non può mancare sulla nostra tavola è l’olio di oliva rigorosamente extra vergine. L’azienda agricola Pacelli possiede 2.000 piante di olivo e un frantoio privato. Ciò fa sì che la molitura delle olive avvenga nella stessa giornata della raccolta, garantendo un prodotto finale di eccezionale qualità. All’insegna del rispetto ecologico sotteso alla filosofia all’azienda, è stata l’introduzione, nell’ultimo anno, dei pannelli solari per il capannone del frantoio.

Puro extravergine di oliva (0,34 acidità) biologico, ottenuto dai cultivar Carolea, Messinese e Rogianella, ha un colore verde intenso e dal profumo di foglie e agrumi, eccelsa espressione della Calabria e nello specifico della provincia di Cosenza, riconosciuta come una delle migliori zone in Italia per la produzione di olio extravergine.

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