La Cappuccina, il Recioto Arzimo e un libro che racconta il vino attraverso la tavola

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Un Recioto di Soave Docg servito freddo, accanto a un erborinato importante o a un piccolo dolce secco della tradizione, può cambiare il finale di una cena. Non tanto per l’effetto del vino dolce in sé, quanto per la sua capacità di stare a tavola con naturalezza, senza diventare esercizio tecnico o rituale da degustazione.

IMG 4483È l’impressione lasciata da Arzimo 2020, il passito di Cantina La Cappuccina, incontrato insieme alla famiglia Tessari durante Vinitaly e al centro di un racconto che parte dal vino ma finisce inevitabilmente dentro la cucina, le stagioni e la memoria familiare.

La Cappuccina, storica realtà biologica delle colline vulcaniche del Soave orientale, quest’anno ha deciso di affiancare alla propria produzione anche un progetto editoriale firmato dalla produttrice Elena Tessari: “La Cappuccina wines, food and family values”. Un libro che non è autobiografia aziendale e nemmeno un semplice ricettario.

«È un ringraziamento alle generazioni che ci hanno preceduto, in primis ai nostri genitori», racconta Elena Tessari. «Ed è dedicato alle nuove generazioni. Non è la storia dell’azienda e non è un ricettario. È un anno trascorso a La Cappuccina, partendo dall’autunno con i frutti, l’uva, con qualche ricetta abbinata al vino».

Il volume segue il ritmo delle stagioni e della vita agricola. Le ricette nascono dall’orto, dalla cucina domestica, dai pranzi di famiglia e da un modo molto italiano di vivere il vino.

«Noi il vino l’abbiamo imparato a tavola», spiega Elena Tessari, elegante e delicata signora del vino: «Lo abbiamo sempre assunto ai pasti, sempre abbinato al cibo. Forse è anche questa la chiave per arrivare ai giovani. Questo mondo troppo sofisticato e pomposo non arriva più. Il vino con il cibo invece è una cosa semplice, immediata. Perché resta un prodotto agricolo che arriva dalla terra».

La dimensione agricola, nelle parole della produttrice, resta centrale anche nel racconto della cantina. «Noi non abbiamo soltanto le vigne. Abbiamo ancora l’orto. Una volta c’erano anche il pollaio e le galline. Tutte le ricette del libro seguono le stagioni».

Tra le preparazioni citate ci sono la faraona con l’uva in autunno e il “tiramisù in briago”, definizione dialettale veneta costruita attorno al vino dolce della casa. Un modo per riportare il vino dentro la cucina quotidiana senza irrigidirlo in un linguaggio specialistico.

Il libro raccoglie fotografie stagionali, tavole apparecchiate, menu delle feste e piccoli gesti domestici. C’è anche una pagina dedicata agli “essenziali”, quelli che secondo Elena Tessari non vengono raccontati abbastanza.

«Farei un monumento a tutte le mamme, nonne, zie e donne che cucinano ogni santo giorno. Pensare ogni giorno a cosa preparare, andare a fare la spesa, trovare idee nuove: è un lavoro enorme».

Nel bicchiere, intanto, Arzimo conferma l’identità della cantina. Dolcezza misurata, freschezza viva, capacità di accompagnare sia un dessert sia un formaggio stagionato o erborinato senza appesantire il finale del pasto. Un vino che resta coerente con la filosofia della casa: leggibilità, equilibrio e rapporto diretto con la tavola. E poi la parola d’ordine è qui identità: Recioto è una pagina di storia per questa terra del vino.

A Vinitaly 2026, La Cappuccina ha presentato anche Soave DOC 2025, Monte Stelle Soave Classico 2024, San Brizio 2023, Fontego 2024, il Sauvignon Basaltik 2025, i rossi Madego e Campo Buri, il passito rosso Carmenos 2021, oltre agli spumanti Filos Brut e Villa Buri Metodo Classico.

Vini da sfogliare e degustare in cantina o altrove. Con semplicità. Come ci suggerisce pagina dopo pagina il libro di Elena Tessari che aggiunge un elemento ulteriore al racconto aziendale: la volontà di conservare e trasmettere una cultura quotidiana del vino che passa prima dalla tavola e dalle abitudini familiari che dalle degustazioni. E questa è La Cappuccina oggi. In cantina, in tavola e anche nella libreria di una cucina che rispetta terra e umanità con i toni della familiarità del vino.

La Cappuccina StoryIMG 4482

Dal 1985 La Cappuccina adotta, in modo pionieristico per il territorio del Soave, un’agricoltura biologica certificata lungo tutta la filiera, dalla vigna all’imbottigliamento, diventando una delle realtà vitivinicole biologiche più qualificate d’Italia.

L’azienda, fondata nel 1890 dalla famiglia Tessari, si trova a Costalunga di Monteforte d’Alpone, nel cuore della zona del Soave Doc, tra le colline vulcaniche della Val d’Alpone, a est di Verona. Il nome deriva dalla cappella privata settecentesca annessa a Villa Buri-Tessari, legata alla presenza dei frati Cappuccini e oggi simbolo del logo aziendale.

I vigneti si estendono per 42 ettari sulle caratteristiche rocce vulcaniche del territorio, dove maturano i vini della cantina.

 

 

 

 

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