Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG, viaggio con Carlo Veronese (un incontro a Vinitaly 2026)

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È un viaggio alla scoperta di una piccola, preziosa denominazione dei Colli Euganei. A guidarlo è Carlo Veronese, incontrato a Vinitaly 2026, per lui trentesima edizione, forte di un percorso che lo ha visto protagonista alla guida dei consorzi del Lugana e dell’Oltrepò Pavese e riconosciuto da sempre come bianchista per vocazione.

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Il contesto è quello di una collaborazione nata quasi naturalmente. Quando l’amico Angelo Peretti propone di lavorare con il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei per la promozione della DOCG Fior d’Arancio, la risposta è immediata. Il territorio non è una novità assoluta: una prima visita, qualche anno fa, su invito del segretario Andrea Gianesini. Ma è a Vinitaly che la denominazione si è rivelata nella sua complessità, attraverso quattro giorni intensi di degustazioni e confronti.

La prima domanda è inevitabile: che cos’è oggi il Fior d’Arancio? «Il Fior d’Arancio è una DOCG tutelata dal Consorzio Colli Euganei ed è il vino più conosciuto della denominazione, soprattutto nella versione spumante dolce metodo Martinotti, ottenuto esclusivamente da uve di Moscato giallo».

Un punto fermo, ma non un punto di arrivo. «Negli anni il disciplinare si è ampliato. Oggi lavoriamo su tre tipologie: lo spumante dolce, il secco fermo e il passito. Sempre Moscato giallo, ma con interpretazioni diverse».

Il Moscato giallo diventa così la chiave di lettura. «Parliamo di un vitigno autoctono. È diverso dal Moscato bianco, molto più diffuso. Qui ci sono aziende che coltivano solo Moscato giallo e costruiscono su questa base tutta la loro identità produttiva».

La conversazione si allarga al territorio, un sistema complesso e stratificato. «Siamo in una zona particolare: provincia di Padova, al confine con Rovigo e Verona, con Vicenza molto vicina. È un incrocio di province e di tradizioni. Oggi queste aree sono spesso associate al Prosecco, ma esistono denominazioni storiche, e il Fior d’Arancio è una di queste».

Un territorio che non vive solo di bianchi aromatici. «Nei Colli Euganei si coltivano anche vitigni internazionali come Merlot e Cabernet fin dall’Ottocento. E allora viene da chiedersi: quando un vitigno smette di essere internazionale e diventa di territorio? Qui parliamo di quasi duecento anni di storia».

La riflessione trova una sintesi concreta nella degustazione proposta a Vinitaly, dove la denominazione si è presentata senza filtri, attraverso il calice e gli abbinamenti. Nell’esperienza degustativa appare tutto semplice ma nello stesso tempo affascinante. Ed ė il piacere della scoperta di abbinamenti sorridenti, probabilmente sotto gli occhi, anzi sotto i sensi, da sempre ma riscoperti così. Per strappare il piacere di un momento, di una condivisione.

«Allo stand, abbiamo fatto degustare le tre versioni del Fior d’Arancio. Ma soprattutto abbiamo proposto abbinamenti che rompessero uno schema consolidato: lo spumante dolce accostato non solo alla focaccia dolce, nel solco della tradizione, ma anche al prosciutto crudo. In particolare al prosciutto di Montagnana, un delizioso borgo antico che ogni anno rivive attraverso un festival enogastronomico di grande qualità».

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Una scelta precisa, che sposta l’attenzione. «Siamo abituati a legare i vini dolci ai dessert. In questo caso abbiamo lavorato su un contrasto con il salato. È anche un modo per parlare di momenti di consumo diversi: aperitivo, pranzo, non solo fine pasto». Convivilità del vino, aggiungiamo noi.

Il tema dei momenti di consumo diventa centrale nella lettura contemporanea della denominazione. «È un’idea che serve anche a valorizzare il territorio nel suo insieme. Mettere insieme vino e prodotti locali significa costruire un racconto coerente, che tiene insieme filiera e identità».

E poi il nome, che racchiude già una narrazione. «Fior d’Arancio non è solo evocativo, è descrittivo. Il profumo del Moscato giallo richiama il fiore d’arancio. Da qui nasce la denominazione».

Un nome immediato, che alleggerisce e comunica. In un mondo del vino che spesso si appesantisce di codici, questa semplicità diventa un valore.

Il bilancio dell’incontro ci scatta una fotografia: al centro l’immagine di una denominazione viva, capace di lavorare sulla propria identità senza pensieri. Il Fior d’Arancio dei Colli Euganei DOCG si conferma non solo come vino aromatico, ma come espressione territoriale che cerca nuove strade, nuovi abbinamenti e nuovi momenti di consumo, forse anche nuovi adepti: i giovani? O ancora: quel target del vino no problem? E resta fedele a un profumo che lo rende riconoscibile. Il vero senso del senso del vino.

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