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#lepaginedelvino – Ci vuole valore. Ci vuole Italia. Ci vuole buon vino e che sia capito. Anche quando c’è la recessione. Ci sono le guerre, crescono i prezzi delle materie: il vetro, la carta, le spedizioni. C’è la globalizzazione. Ci vuole un prezzo ragionevole e di valore. Per tutti loro.

Ci vuole buonsenso: nei vari canali di vendita, certo, che se una bottiglia costa al ristorante tre volte tanto che in cantina, quando esci a cena ne prendi una e te la fai bastare, la centellini, altro che abbinamento portata per portata. Prezzi corretti: ci vogliono anche loro. Né troppo bassi né troppo alti. Perché ci vuole rispetto, sia per i bassi con rispetto del lavoro dell’uomo (e quanta fatica in una bottiglia e in un calice!), sia per quelli alti: altrettanta fatica per il consumatore che vuole andare a cena e godersi il vino di qualità, sapendolo anche abbinare. Perché il vino mica lo possono bere solo i ricchi. Dai!

Ci vuole cultura. E politica. Istituzioni e  promozione, tutela e ricerca, analisi, controlli, statistiche, indagini. Numeri. Doc che salgono e Docg che scendono. Fattori chiave che aiutano la reputazione: la sostenibilità, oltre il biologico, l’etichetta, l’origine (protetta), il grado alcoolico, che oggi non può essere troppo alto, non perché lo dice un disciplinare (magari vecchio e sempre troppo lentamente in fase di revisione), un regolamento che spiega il gioco del vino e di come si può fare, ma, piuttosto, secondo il buon senso. Anche del cambiamento climatico. Che ci sarà ancora qualcuno che dice che non esiste ma invece c’è. Ed è nella vigna che si vede, si sente, si tocca. Siete entrati in una vigna quando fiorisce? Annusatela e capirete cosa intendiamo dire. Ma dovrete azzeccare il mese, il giorno e anche l’anno: che ogni stagione cambia ed è sempre più difficile fare previsioni.

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I FATTORI CHIAVE DEL VINO

C’è il valore e l’Italia e ci sono i fattori chiave che stanno mettendo a dura prova il vino e il mondo del vino, che sono un banco di prova per gente orgogliosamente lavoratrice e appassionata al tema. Gente che lavora sotto una bandiera, un brand, un’azienda, un ente, un gruppo di persone (metà donne e metà uomini, senza differenza)  che si chiama Valoritalia, le due parole che tornano insieme, le abbiamo scritte in cima. Le ripetiamo qui: sono un concetto. E un modo di pensare.

Scriviamo di gente che sente di rappresentare quelle parole fino in fondo. E lo si capisce bene in occasione del convegno organizzato nella splendida Casina Valadier di Roma: dove si sale che è quasi ora del tramonto che rende tutto magico sui tetti de la città eterna. Sotto piazza del Popolo, lassù Monte Mario, qui attorno e poco in là Villa Borghese. E nella sala degli specchi il vino e il suo valore si rispecchiano: si aprono alle analisi dei grandi esperti in cordata (Valoritalia, Federdoc, Mipaaf,  Credit Agricole, Nomisma…) che insieme sciorinano numeri su numeri, valori, crescite e decrescite, tendenze, punti di vista e visioni, persino previsioni, per non farsi sopraffare dal cambiamento: che non è più solo climatico ma è un cambiamento epocale e sociale dell’uomo e il suo vino. E quando dici vino dici Italia, la Francia per il momento non ce ne voglia, la lasciamo oltre le Alpi.

QUANDO DICI VINO IN ITALIA

E quando dici vino dici tradizione, prodotto e territorio.  L’evento di Roma ci chiarisce che per il vino buono, fatto bene, tutelato, promosso attraverso i suoi territori, ci vuole gente. Certa gente. Certa passione. Intelligenza. Visioni. Tutto questo esce dalle parole di avvio nella presentazione del Report Annuale di Valoritalia, una sorta di bibbia delle Denominazioni, se preferite un linguaggio terra a terra, è un dizionario deontologico che fotografa questo mondo, quello che vale. E vale perché c’è un ente che lo certifica, che conta e valuta  le denominazioni.

Il report fornisce di anno in anno, accade da sei stagioni, una interessante analisi dei numeri del vino, numeri che messi insieme ai risultati di una ricerca Nomisma sul cambiamento di gusti e di economia del vino nel mondo del vino (con una finestra sui Paesi anglosassoni) ci fornisce, ad esempio, un quadro molto interessante. Utile.

Si parte da qui, dice più volte il presidente di Valoritalia Francesco Liantonio. Il mio invito è quello di fare gruppo, per difendere tutelare e fare grande la nostra Italia, per il vino italiano che è un importante ambasciatore del Made in Italy. Sul piano strettamente quantitativo, lo scorso anno le nostre imprese hanno realizzato una crescita nei volumi di imbottigliato pari allo 0,54%, che sale al 2,8% se raffrontata alla media dei tre anni precedenti. Una crescita piccola ma da non sottovalutare, soprattutto se si tiene conto del contesto economico internazionale. Al piccolo incremento dei volumi ha purtroppo corrisposto una riduzione del valore economico dell’imbottigliato, dovuto alle performance che hanno caratterizzato le differenti tipologie di prodotto. Un bilancio complessivo non dei più favorevoli, ma certamente contenitivo dei danni e decisamente più positivo rispetto la maggior parte dei nostri competitor, a dimostrazione, ancora una volta, della grande adattabilità del sistema produttivo italiano anche di fronte alle condizioni più difficili.

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SESTO REPORT ANNUALE

Sesto reportage e sesta stagione di strategie e dati, necessari per chi opera nel comparto per l’intera economia mondiale – spiega il presidente – il 2023 è stato un anno particolare, di congiuntura internazionale avversa, fatto di conflitti assurdi che continuano ad esserci, la ripresa che aspettavamo nel 2023 ha fatto i conti con questa situazione. Ma i dati possono ingannare per questo vanno così analizzati. Da un lato i vini IGT hanno realizzato una performance sorprendente, spiega, con una crescita annua del 16,5%, equivalente a oltre 97,6 milioni di bottiglie; dall’altro, le DOC hanno registrato un calo degli imbottigliamenti del 2,8% e le DOCG un calo addirittura superiore, pari all’8%. Performances divergenti che hanno condizionato il bilancio economico finale dell’anno, poiché la crescita dell’IGT non è riuscito comunque a far fronte alle perdite delle altre tipologie, che peraltro costituiscono vertice della piramide qualitativa del vino italiano. Di conseguenza, il risultato economico finale è stato negativo per l’1,3%. Per questo possiamo dire che i protagonisti del 2023 sono gli Igt,  ma le Doc e le Docg perdono e bisogna lavorare sui dati delle prime 30 Doc che sono il 91 per cento del vino italiano, per tutte le altre bisogna mettere in atto un processo di aggregazione, solo 7 hanno un segno positivo. Approfondisci in questo articolo.

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NUMERI E CLIMA

La vendemmia più scarsa dell’ultimo ventennio è quella del 2023 – ricorda Liantonio – ma vi dico anche che nel 2024, primi mesi, si assiste ad una timida ripresa delle Doc e Docg, crescono di un punto. Per ora basta ma speriamo che non finisca qui. Ed è chiaro che è un mercato che sta cambiando a velocità crescente, dove cambiano i consumi e si chiede rispetto all’ambiente. Questo è un dato e un valore: il valore del merito e delle competenze delle aziende italiane che hanno la capacità di adattarsi al mercato e rispondono alla richiesta di attenzione sulla sostenibilità.

È un mercato che chiede certezze: e garanzie, continua il presidente di Valoritalia, dobbiamo accelerare certi percorsi, per questo si deve fare squadra con la  politica e con l’economia, dobbiamo essere tutti più uniti e più celeri per dare fronte a queste necessità di mercato. Ma ricordatevi che le Imprese italiane hanno giocato un ruolo determinante nel mondo del vino e non è un caso il grande successo di Equalitas, lo standard di sostenibilità elaborato in Italia per le imprese vitivinicole, recentemente citato da un articolo il New York Times che ci ha portato come modello internazionale, esempio di percorsi di certificazione.  Ma dobbiamo andare avanti su questa strada per agevolare il percorso di sostenibilità di tutti e diventare sempre più competitivi.

ASCOLTA IL PODCAST IL VALORE DEL VINO

Con un’intervista alla direttrice di Valoritalia Giuseppina Amodio
e l’opinione dei Consorzi attraverso la voce di Carlo Veronese 

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