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#lepaginedelvino – Oggi a Milano si presenta l’Oltrebitter, nel contesto spumeggiante di Milano Wine Week, al Bao Bar di Eustachi, quartier generale del District Oltrepò Pavese. Lo presentano il Consorzio Tutela Oltrepò Pavese e le produttrici di Arbei, e lo fanno lì dove è stato lanciato l’OltreMiTo, due anni fa e dopo Milano fu la volta di Eataly NY. Insomma, un bel modo per raccontare storie di cocktail che sono anche storie di territorio da promuovere e degustare. Easy to drink.

Sergio Daglia ha già scritto anzi miscelato un pezzo di storia di cocktail dell’Oltrepò Pavese. Non solo perché ha ideato  l’OltreMiTo (cocktail di Bonarda Doc e Campari), Sergio Daglia ha lanciato prima la vera storia dello Spritz Pavese. Ideato da un barman doc come Lui, circondato da una passione creativa e culturale per gli Spirits, per il Vino e per la cucina importante. Uno che vuole sapere quello che c’è dietro ad un cocktail e ad un’etichetta da presentare all’assaggio con competenza, anche se dice sempre: La vera intenditrice di vino, al Selvatico (Albergo Ristorante a Rivanazzano Terme, ndr) è mia moglie Francesca, io vado a ruota del suo naso. Perché, si sa, – e la chiude così sorridendo –, le donne in queste cose hanno una marcia in più…

sergio daglia

Un cocktail di storia please 

La vera storia dello Spritz Pavese ce la racconta lui, Sergio Daglia. Farsi servire un coktail, anche un nuovo Oltrebitter perché no, e poi prendere nota. Anzi Daglia ce la scrive. Please: Correvano i fantastici anni 90, gli anni della Milano da bere, delle serate alla Foresta di Pozzol Groppo e gli anni in cui due ragazzini di campagna della bassa Valle Staffora con i capelli cotonati e con le giacche con le spalline rinforzate, sognavano di diventare dei barman famosi.  I ragazzi pensavano di essere degli alchimisti, cercando di trasformare il piombo in oro; i loro drink erano degli esperimenti che a volte uscivano fantastici ed entusiasmanti e a volte potevano essere imbarazzanti anche per qualche alcolizzato.

Ma loro non mollavano, il Frusta era il loro idolo, era per loro una vera fonte di ispirazione proprio come Elena Sangro la fu per D’Annunzio, si inventavano cocktails strani per i loro amici e clienti, utilizzando ingredienti tradizionali, ma anche prodotti nuovi in quel periodo per il mondo del bar. Erano gli anni delle prime Chaipirinhe, dei primi Mojiti, si facevano portare i lime dalla Svizzera, frullavano la frutta e la miscelavano con distillati e liquori, facevano cocktails solidi, servivano formaggi con pere e vini passiti, orrore!

L’aperitivo agricolo era: il Merlo, La Bicicletta, il Camparino con il bianco. Aperitivi da bassa macellazione, loro amavano il Cocktail Martini, secco alla Montgomery, cose da fighi, da duri, al Negroni o all’Americano aggiungevano due gocce di Angostura per renderlo più secco, raccontavano ai loro clienti, sempre con un sorriso elegante, che il Montgomery venne chiamato così in onore del famoso generale inglese, visto che le proporzioni di gin e vermouth dry sono di 15:1, lo stesso rapporto tra truppe amiche contro truppe nemiche che consigliava prima di assalire il nemico.

La Pina Colada veniva bevuta nei locali all’aperto nei nostri paesini pensando di essere in qualche paese dei tropici vicino al mare o meglio ancora pensando di essere su qualche veliero alla scoperta dell’Eldorado. Da lì ad inventarsi un nuovo aperitivo il passo fu breve …

La Nonna Natalina, in primavera faceva lo sciroppo ai fiori di Sambuco e lo dava ai suoi nipotini per combattere le malattie frequenti, in quella stagione, dell’apparato respiratorio, usandolo anche per fare una fantastica granita estiva. Quindi i due ragazzi cotonati si inventarono un aperitivo con il Pinot Nero vinificato in rosa, lo sciroppo di fiori di sambuco, la mentuccia fresca, il liquore alla violetta e le scorze di limone ed arancia.

Siamo alla metà degli anni 90, gli anni in cui la grande Juve vince la Champion e la coppa intercontinentale, finisce la guerra in Jugoslavia ed esce il primo libro di Harry Potter. L’Hugo arriverà solo nel 2005 dal barman altoatesino Gruber che però prima di chiamarlo così era semplicemente Otto. Così nacque questo aperitivo che fu un insieme di sapori e di ricordi che miscelati insieme e donarono anche qualche bella emozione ai clienti ma anche agli stessi fratelli, che videro aperte le porte della miscelazione.

Oggi a distanza di qualche anno, quel mondo è ancora meraviglioso, i due ragazzi sono cresciuti, non hanno più visto la loro squadra vincere la Champion, ma nonostante quello, il loro sorriso e il loro muoversi con stile ed armonia dietro il loro bancone è ancora uguale proprio agli anni 90.

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